Un viaggio tra classico, mitologia e letteratura nei capolavori videoludici della From Software

Se tra settant’anni nelle scuole insegneremo ai bambini la storia dei videogiochi, state sicuri che Hidetaka Myiazaki verrà sicuramente annoverato tra uno dei più grandi game designer di tutti i tempi. Myiazaki inizia la sua carriera nel 2004 con la casa produttrice videoludica From Software, solo nel 2009 però diventerà estremamente celebre per aver diretto la saga dei Souls, non solo per la rivoluzione che i titoli hanno portato in termini di gameplay (un sistema di gioco altamente stimolante, talvolta anche esasperante ed estremamente strategico) ma anche per la densità narrativa e l’enorme lavoro di scrittura che c’è dietro alla creazione del mondo che li compone.

I riferimenti alla cultura di massa, videoludica, letteraria e filosofica sono molteplici. In questo articolo verranno trattati in particolare i due titoli di punta della casa di produzione videoludica giapponese: Bloodborne e Dark Souls, i videogiochi forse più caratteristici dell’intera produzione From Software.

Architettura e design

Ciò che salta all’occhio subito è il riferimento all’estetica, all’architettura e alla cultura occidentale nonostante siano prodotti giapponesi. Dark Souls in primis ha chiarissimi riferimenti all’architettura italiana medievale: partendo dall’area iniziale del borgo dei non morti notiamo un richiamo ai borghi tipici medievali della Provenza e dell’Italia centro-settentrionale, arriveremo poi alla chiesa dei Gargoyle decisamente molto somigliante al Duomo di Modena in stile romanico; in seguito Anor Londo, la città degli Dei, palesemente ispirata all’architettura gotica del nostro territorio presenta al centro una cattedrale molto molto simile al Duomo di Milano; infine gli Archivi del Duca richiamano esternamente l’architettura neoclassica sovrapposta alle schematizzazioni tipiche della “Città Ideale” rinascimentale.

A sinistra la cattedrale di Anor Londo, a destra il Duomo di Milano

Per Bloodborne invece l’ambientazione ha riferimenti più vicini nel tempo. L’architettura della città di Yharnam è un palese riferimento alla Londra vittoriana e al gotico Praghese come indicato da Myiazaki stesso in diverse interviste. La stessa trama è condita da elementi tipici della letteratura gotica e di orrore che andremo ad analizzare meglio in seguito.

Dark Souls tra Tolkien, mitologia e manga. 

L’intera saga di Dark Souls vanta tre titoli usciti tra il 2011 e il 2016. Tutti e tre sono ambientati in una sorta di antica terra medievale giunta al termine del tempo. La Prima Fiamma, garante della luce e della vita, si sta spegnendo, il nostro personaggio dovrà dunque ripercorrere le antiche terre di Lordran e comprendere il suo scopo, fino all’estrema decisione che lo porterà a far sì che la fiamma si ravvivi o che venga lasciata spegnere, inaugurando così l’era dell’oscurità.

A sinistra Gwyn, la divinità principale dell’universo di Dark Souls; a sinistra invece una raffigurazione di Odino. L’estetica e il vestiario sono molto simili.

Da subito notiamo che la trama è dunque fortemente legata alla componente ciclica del fuoco. Qui le verosimiglianze con i cicli mitologici nordici sono molto forti: l’era degli dei è ormai giunta al termine (essi sono quasi tutti morti per vincolare la Fiamma destinata a spegnersi) e l’oscurità incombe annunciando l’arrivo dell’era degli uomini; questo elemento che fa coincidere l’avvento dell’uomo con la fine degli dei è fortemente presente nei miti Irlandesi del popolo della dea Danu e nel celebre Silmarillion, opera fantastica di Tolkien ispirata anch’essa alla mitologia nordica.

Gli stessi nomi degli dei sono forti riferimenti a figure mitologiche nordiche: Gwyn, il re degli dei, prende il nome dal dio celtico dell’oltretomba, così come la figlia Gwynevere porta lo stesso nome della moglie di Artù e lo stesso cavaliere Artorias è un probabile riferimento al sovrano sassone che ispirò le leggende della tavola rotonda. Il Nano Furtivo, la nemesi di Gwyn, tra gli dei unico detentore del potere dell’anima oscura in contrapposizione con la luce della Prima Fiamma, è una probabile citazione al mito nordico dell’anello del Nibelungo, divenuto celebre anche grazie all’opera di Wagner.

Non mancano tuttavia i riferimenti alla cultura di massa Giapponese. Myiazaki stesso ha infatti ammesso di aver tratto ispirazione per la realizzazione di armi, armature da celeberrimi manga come Berserk e i Cavalieri dello Zodiaco: nel caso di Berserk è stato un omaggio diretto (durante il gioco si può infatti trovare lo stesso identico spadone che il protagonista del manga impugna durante le battaglie); per i Cavalieri dello Zodiaco invece i riferimenti sono più ispirazioni estetiche, come testimoniato dall’armatura del favore (indossata da Lautrec) che richiama tantissimo le armature d’oro dei cavalieri di Atena.

Il cavaliere Lautrec (sulla sinistra) rappresenta una delle maggiori citazioni estetiche al manga dei Cavalieri dello Zodiaco. Possiamo infatti notare una certa somiglianza dell’armatura con quella del cavaliere d’oro dei Gemelli (sulla destra).

 

Bloodborne: gli orrori cosmici di Yharnam

A quasi cinque anni dalla sua uscita, Bloodborne rappresenta un capolavoro videoludico dal punto di vista del game design, dell’estetica vittoriana-gotica e dall’ambientazione fortemente immersiva. Il sistema di gioco è molto simile agli altri “Souls-like”: livello di difficoltà parecchio elevato, punitivo, frustrante e totalmente soggetto alle scelte del giocatore, che può decidere autonomamente come muoversi e cosa esplorare. Si viene da subito catapultati in questa città maledetta, Yharnam, dove una piaga famelica trasforma gli esseri umani in belve. Il protagonista ha un unico obiettivo: cacciare e uccidere le bestie corrotte e porre fine alla malattia. All’interno della storia verranno piano piano svelati i segreti sulla piaga e sui misteri di questa città ormai deserta e messa in ginocchio dalla malattia.

Fin quasi da subito veniamo introdotti a una situazione altamente lovecraftiana: a reggere i fili di quel mondo si scopre esserci un pantheon di Esseri Antichi folli e sconsiderati, mostruosi, degni eredi spirituali di Cthulhu. Lo stesso elemento dell’intuizione è fortemente ispirato alle storie del maestro di Providence. Il nostro personaggio, infatti, a mano a mano che scoprirà segreti e acquisirà informazioni sul mondo circostante aumenterà il suo livello di intuizione, una caratteristica che permette di rivelare le mostruosità invisibili che abitano la città maledetta. L’intuizione ha qui lo stesso valore che ha la conoscenza nei racconti di Lovecraft, una conoscenza profonda che porta alla follia; le allucinazioni rivelano la natura del mondo e gli esseri immondi che la governano.

Tentacoli, occhi, ali da pipistrello e corpo grottesco, Ebrietas è uno degli ultimi Esseri Antichi rimasti a Yharnam. L’estetica ai limiti del ribrezzo sembra appena uscita dalle terre del sogno del maestro di Providence.

Oltre alla cultura della letteratura classica d’orrore sono molto forti anche gli elementi del gotico ottocentesco, quali riferimenti a streghe, vampiri, licantropi e in generale qualsiasi elemento derivante da questi immaginari. La trama, inoltre, rivela (circa all’inizio) un elemento molto importante riguardo la piaga: essa non è nient’altro che l’estrema conseguenza degli esperimenti fatti con il sangue curativo degli Esseri Antichi. Il riferimento a Frankenstein e ad altri capolavori come The Strange case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde è molto forte, l’elemento che li accomuna è infatti la tracotanza, l’esplorazione di aree della conoscenza celate alle menti mortali e le conseguenze disastrose nel tentativo di raggiungere gli stessi dei.

Dark Souls e Bloodborne rappresentano dunque due titoli estremamente densi sul piano narrativo, si potrebbe scrivere un trattato solo per quanto riguarda la trama e la complessissima costruzione del mondo e della storia che circonda l’immaginario di Lordran e Yharnam.

L’esperienza di questi giochi è riservata a una categoria di videogiocatori che da un videogioco cercano un’esperienza completa: sul piano narrativo, dal punto di vista del gameplay e da un punto di vista estetico e di design.

 

 

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Per saperne di più sul tema:

Miti celtici e norreni nella serie Dark Souls
Un viaggio nell’iconografia di FromSoftware: Dark Souls
– Next Dark Souls: 13 Coolest Berserk References In The Games
Hidetaka Miyazaki
Bloodborne, un classico del gotico

– Per approfondimenti sulla trama o su dettagli del videogioco, lo youtuber Sabaku No Maiku rappresenta uno dei massimi esperti italiani dei titoli From Software
– Per approfondimenti sulla trama di Bloodborne e i riferimenti alla cultura gotica letteraria si consiglia questo podcast
– Per chi volesse approfondire il ciclo narrativo di Cthulhu e gli altri scritti del maestro di Providence si consiglia questo libro 

Giulio Battolla nasce in provincia della Spezia il 10 Ottobre del 1994. Tra le colline di un entroterra striminzito trascorre solo i primi quattro anni della vita poiché lo spirito imprenditoriale del padre trasferirà la famiglia a Sassuolo nel ‘98. Lì sviluppa un marcato accento emiliano con cui riesce abilmente a mimetizzarsi e, ottenuto il diploma di liceo scientifico, si iscrive alla laurea triennale di psicologia a Cesena. Con l’inizio della laurea magistrale il suo cuore si sparge a Bologna, e ne rimane impregnato. Dopo la laurea lavora otto mesi come borsista di ricerca poi si licenzia. Sente il bisogno di riequilibrare passione e azione. Nella sua vita l’amore travagliato per il suono, l’armonia e la ritmica, sono sempre stati al centro della sua attenzione. Giulio è poeta innamorato e ballerino frenetico. Dall’adolescenza pratica con costanza il breaking e la scrittura, ma solo negli ultimi quattro o cinque ha iniziato, in maniera più specialistica, a studiare la metrica per riuscire a tendere verso uno scrivere che miri alle qualità del suono piuttosto che una veicolazione di senso. Giulio è poeta ma non lo vuole dire, non gli piacciono le definizioni, il suo più grande sogno è pubblicare un poema, o forse un romanzo, o forse solamente scrivere.

About Giulio Battolla

Giulio Battolla nasce in provincia della Spezia il 10 Ottobre del 1994. Tra le colline di un entroterra striminzito trascorre solo i primi quattro anni della vita poiché lo spirito imprenditoriale del padre trasferirà la famiglia a Sassuolo nel ‘98. Lì sviluppa un marcato accento emiliano con cui riesce abilmente a mimetizzarsi e, ottenuto il diploma di liceo scientifico, si iscrive alla laurea triennale di psicologia a Cesena. Con l’inizio della laurea magistrale il suo cuore si sparge a Bologna, e ne rimane impregnato. Dopo la laurea lavora otto mesi come borsista di ricerca poi si licenzia. Sente il bisogno di riequilibrare passione e azione. Nella sua vita l’amore travagliato per il suono, l’armonia e la ritmica, sono sempre stati al centro della sua attenzione. Giulio è poeta innamorato e ballerino frenetico. Dall’adolescenza pratica con costanza il breaking e la scrittura, ma solo negli ultimi quattro o cinque ha iniziato, in maniera più specialistica, a studiare la metrica per riuscire a tendere verso uno scrivere che miri alle qualità del suono piuttosto che una veicolazione di senso. Giulio è poeta ma non lo vuole dire, non gli piacciono le definizioni, il suo più grande sogno è pubblicare un poema, o forse un romanzo, o forse solamente scrivere.

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