Un mondo in continuo cambiamento: Federica Speziali racconta il suo lavoro da Social Media Manager

Ti potrebbe capitare di essere preso in giro dai tuoi amici perché usi contemporaneamente due cellulari, quello personale e quello dedicato al lavoro, ma com’è essere Social Media Manager? Ex allieva del Master Professione Editoria cartacea e digitale, in cui adesso è docente, Federica Speziali è una Social Media Manager e lavora per DGLine, una Web and Software House con diversi clienti che operano anche nel settore editoriale.

Di cosa si occupa l’azienda per cui lavori?

Sembra qualcosa di molto complicato, ma non lo è. Sviluppa software, soluzioni logistiche e di sicurezza informatica, progetta siti web e si occupa della comunicazione online di diversi clienti. Tra questi la maggior parte opera nel campo editoriale, che siano case editrici, autori, librerie. L’obiettivo è dare visibilità online alle aziende. La parte digital si occupa anche della comunicazione social e il mio lavoro consiste nel pianificare una strategia e concretizzarla operativamente, con la scrittura e la produzione dei contenuti.

Quindi questo è il tuo lavoro di tutti i giorni.

Passo almeno un’ora la mattina a leggere le mail. Possono essere newsletter o aggiornamenti sul mondo social e marketing, ma sono soprattutto mail di clienti. Infatti, gestendo la parte di pianificazione del progetto social, mi occupo anche delle relazioni con loro. Poi organizzo il lavoro della giornata (il che è ancora fattibile) e solitamente creo una scaletta: so che ho dei clienti da seguire quotidianamente e altri che sono suddivisi nelle varie giornate, sempre a seconda delle urgenze ovviamente.

Qualche trucco del mestiere?

Capire il cliente e cosa ci sta chiedendo, saperlo ascoltare e saper cogliere le sue necessità. Bisogna essere molto curiosi e non fermarsi al proprio orticello. A me piacciono i libri, ma gli spunti possono arrivare da altri mondi. Sui social bisogna avere sempre gli occhi aperti e guardare un po’ ovunque senza pregiudizi. Chiaramente si osserva sempre il competitor diretto, ma un’idea può venire anche nel tempo libero, per esempio quando si nota un post e lo si salva sui propri profili personali perché potrebbe essere una bella idea per un cliente.

Oltre alla curiosità, quali sono le caratteristiche di un buon Social Media Manager?

Una caratteristica che devo ancora acquisire, quella di essere “zen”. Non so se si tratta del termine corretto, ma nel mondo dei social a volte ci si sente un po’ sopraffatti dalle tantissime novità e sembra sempre di rincorrerle. Per questo è importante saper organizzare il proprio lavoro. Una cosa che possiamo tradurre in: precisione e metodo. Non rincorrere, ma cercare di arrivare prima. Bisogna anche essere pazienti e avere buon senso. Gran parte del mio lavoro è infatti uno studio di fattibilità in termini di costi, risorse e strumenti di produzione.

Stare al passo con i tempi in un mondo in continuo cambiamento è possibile?

È impossibile. Aggiungiamo un’altra caratteristica: essere allenati a ricevere e immagazzinare le informazioni, ma anche a fare il ricambio, un po’ come se facessimo il cambio di stagione nell’armadio ogni settimana. L’aggiornamento è una parte del lavoro quotidiano di formazione autonoma. Io, infatti, sono iscritta ad alcune newsletter di settore in cui ogni giorno si può trovare una notizia diversa. Un altro strumento che uso per aggiornarmi è LinkedIn. Si possono fare anche corsi di formazione con esperti. Insomma, non si smette mai di imparare.

Quali sono le tendenze nella comunicazione social all’interno del mondo dell’editoria?

Nell’ultimo anno sono cambiate un po’ tutte le dinamiche. C’erano case editrici che già prima utilizzavano molto i social, altre invece non li guardavano neanche. Nell’ultimo anno ci sono stati ogni giorno tantissimi
appuntamenti online in diretta e molti editori hanno capito la potenza del mezzo digitale per poter far arrivare un contenuto non solo a livello territoriale.

E i bookinfluencer?

Gli influencer sono sicuramente un punto fondamentale all’interno di una strategia di marketing, ma dipende anche dalle possibilità che ha la casa editrice. Bisogna poi andare a cercare il più adatto per il proprio catalogo.

Ci sono libri che scalano le classifiche grazie agli influencer.

Secondo me è una cosa incredibile. Alcuni libri sono anche tornati in stampa, non a seguito di sponsorizzazioni, contratti tra influencer e case editrici, ma per il puro piacere della lettura e della scoperta dei testi. Gli influencer sono comunque uno strumento di marketing e, quando studio la mia comunicazione, vado a cercare quello giusto per me perché so che potrebbe arrivare a una specifica nicchia. Quindi, cercare nel mondo editoriale ma andare anche oltre.

Le tue prospettive riguardo il futuro?

Non lo so, ma ogni tanto provo a pensarci. In realtà per fare dei progetti si possono guardare le tendenze. Due anni fa erano quelle legate ai video. Nel 2020/2021 sono state quelle legate ai contenuti audio e podcast, come il fenomeno degli audiolibri, di cui ovviamente si parla sempre di più. Io guardo sempre a livello del mio lavoro e inizio a pensare a quello che potrebbe succedere, ma poi torno alla mia giornata, al presente e a quello che ho davanti per evitare di fare giri inutili, o non efficaci per il lavoro che svolgo.

Questa è un po’ una sfida. Quali sono le soddisfazioni?

Anche solo l’interfacciarsi con un nuovo progetto o un nuovo cliente, capire cosa vuole e cosa si potrebbe fare insieme. Questa è una grande sfida e quindi è, in un certo senso, eccitante. Non è sicuramente un lavoro monotono, anche se ci sono delle mansioni di routine. C’è poi la soddisfazione di vedere un proprio progetto partire, avere successo ed essere apprezzato. Prima della pandemia, un’altra soddisfazione è stata quella di seguire alcuni eventi. In un caso abbiamo seguito un tour di concerti estivi ed è stato bello avere un’interazione diretta sul campo.

Hai sempre saputo quale fosse la tua strada?

In realtà no. Ho studiato Lettere perché volevo fare la giornalista e in parte ho realizzato il mio sogno perché sono una collaboratrice freelance, sono pubblicista. Non sono arrivata subito all’editoria, prima volevo scrivere per il cinema, ma poi ho capito che non era quello che faceva per me e sono tornata sui miei passi, focalizzandomi sull’editoria. Il sogno era quello di lavorare in casa editrice, ma non conoscevo le possibilità all’interno di quel mondo. Infatti, spesso si hanno in mente le figure, ma non tutta la filiera. Sicuramente il Master mi ha fornito le conoscenze riguardo quelle che sono le varie possibilità, anche per quanto riguarda la comunicazione online.

Quindi il Master che cosa ti ha lasciato?

Un bellissimo ricordo. È stato come essere tornati nell’ambiente familiare del liceo, ma con la libertà e l’indipendenza dell’università. Lavorando con un gruppo ristretto di persone si impara anche a confrontarsi con personalità diverse. I laboratori sugli strumenti tecnici, come Photoshop e InDesign, e quelli legati alla scrittura sono stati sicuramente utili sia come esercizio sia per farsi venire delle idee, così come il confronto con i compagni e i feedback ricevuti. Sono tutte possibilità che i corsi generalmente non danno.

Com’è stato passare dall’altro lato della cattedra?

È stata sicuramente una soddisfazione. Purtroppo negli ultimi anni le lezioni sono state in parte a distanza. All’inizio, quando entravo in classe, guardavo sempre chi era seduto dove ero solita sedere io, nel banco della seconda fila a sinistra. È stato anche utile perché mi ha offerto la possibilità di creare un confronto con chi non usa molto i social (non è detto che tutti i giovanissimi li usino) e quindi mi ha permesso sia di far conoscere un mondo sia di ricevere dei feedback o delle critiche.

Federica Speziali è docente del Master Professione Editoria e del Master BookTelling. Vedi l’elenco completo dei docenti del Master BookTelling Comunicare e vendere contenuti editoriali e del Master Professione Editoria.

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