The Sandman, la saga cult di Neil Gaiman tra sogno e realtà

Copertina The Sandman vol.1“La gente mi chiede da dove prenda le mie idee, e la risposta è che il miglior modo per aver una nuova idea è annoiarsi terribilmente.” Neil Gaiman doveva essere terribilmente annoiato quel giorno del 1988 quando l’allora presidentessa della DC Comic, Jenette Kahn, già impressionata dai primi lavori dell’artista ventottenne, gli chiese di reinventare un personaggio a sua scelta. Da quella noia meravigliosamente prolifica nacque The Sandman, una saga di fumetti di 75 numeri, poi successivamente raccolti in 10 libri per la Vertigo Comics.

Si può solo ipotizzare cosa abbia spinto lo scrittore inglese a scegliere proprio The Sandman; potrebbe essere la maschera oblunga che lo proteggeva dal gas con cui addormentava i suoi nemici, o più probabilmente il trench tipicamente british che in qualche modo lo faceva sentire a casa. Del resto, il Sandman di Gaiman, anche se diverse volte associato ad artisti illustri del calibro di Robert Smith, frontman dei Cure, o Peter Murphy dei Bauhaus, sembra in realtà assomigliare, non troppo velatamente, proprio al suo creatore. Capelli neri, folti e arruffati, volto scavato e quella magrezza vistosa, enfatizzata dai vestiti neri a richiamare la giacca di pelle da cui Gaiman ancora adesso fatica a separarsi.

 

Dream e Neil Gaiman

 

Ma chi è veramente The Sandman, l’uomo di sabbia?

Il personaggio appartiene al folklore scandinavo, dove appare nelle vesti di un omino benevolo che fa addormentare le persone, regalando loro sogni memorabili grazie alla sabbia magica che getta nelle pupille.

Dai residui dei granelli nascerebbero quelle fastidiose cispe attorno agli occhi con cui ci si alza la mattina.
Sandy, così chiamato nella versione cinematografica del 2012 Le 5 leggende, film d’animazione della Dreamworks, evita di parlare per non disturbare i bambini dai loro sogni e si esprime con forme di sabbia dorata che appaiono sulla testa.

Il Sandman gentile della leggenda è stato poi rimaneggiato sotto le grinfie della DC comic, trasformato in un super eroe certo convenzionale, ma con alcuni tratti che forse già anticipavano l’estro Gaimaniano. L’uomo risiedeva in una dimensione Sogno e aveva due scagnozzi interpretati da veri e propri incubi.

L’operazione di Neil Gaiman sarà poi quella di elevare alla potenza un personaggio dai connotati solo accennati, rendendolo affascinante e per certi versi impenetrabile – per il sito IGN al quindicesimo posto tra i cento supereroi più importanti della storia.

Dream, nella traduzione italiana Sogno, è uno degli Eterni – sette fratelli potenti che governano ciascuno un principio della realtà. Cambia spesso aspetto a seconda della persona con cui si relaziona. Il suo compito è quello di governare il regno dei Sogni, garantendone un ordine ed equilibrio. Si tratta di un vero incarico, proprio perché il Dream di Gaiman è un personaggio estremamente responsabilizzato, che non scappa dal suo ruolo, ma lo abbraccia con tragica obbedienza. Ed è forse proprio questo a conquistare così tanto i lettori: la malinconia degli occhi vitrei, il mettersi in dubbio con fatica durante il viaggio, quella maschera di durezza che quasi mai gli concede un sorriso genuino. Dream, Morpheus o Oneiros, i nomi sono davvero tanti, sembra perseguitato dal suo compito, ossessionato in qualche modo da una responsabilità che lo immobilizza e lo rende ostile al cambiamento interiore.

L’eroe ha caratteristiche tipicamente umane. Si innamora molteplici volte, ha un legame stretto e commovente con la sorella maggiore, Death, Morte per l’appunto, l’unica confidente in grado di scalfirlo con le sue parole. E poi è iconico; possiede una maschera-elmo, suo sigillo, che assomiglia a una testa di elefante, una borsa di pelle contente la sabbia magica e infine la pietra cremisi, simbolo del suo potere.

La storia prende avvio 70 anni dopo il suo imprigionamento; egli viene infatti catturato nel 1916 da un potente stregone, Burgess, che con un incantesimo trovato in un libro di sacre scritture, viene alla conoscenza degli Eterni e di come imprigionarli. Convinto di aver intrappolato Morte, e pronto a godere dell’immortalità, lo stregone si ritrova invece tra le mani Sogno stesso, il fratello più piccolo. Questo errore non scoraggia tuttavia le sue manie di grandezza. Burgess pensa infatti di poter contrattare la liberazione di Dream in cambio dell’immortalità e lo tiene imprigionato in attesa di questo riscatto.

La cattura del Signore dei Sogni provoca tuttavia conseguenze irreparabili nel mondo; gli uomini soffrono di insonnia, e cadono vittime di malattie o coma da cui non riescono più a risvegliarsi. Quando uno squarcio permette a Dream di fuggire, l’Eterno andrà alla ricerca dei suoi oggetti magici per poter finalmente ritornare grande e ristabilire l’equilibrio nel mondo.

The Sandman: personaggi eclettici in un dark fantasy dai contorni sfumati

A rendere unico il fumetto sono innanzitutto i personaggi. Neil Gaiman gioca ad abbattere gli stereotipi, a creare identità sfumate, suggerendo aspetti mutevoli e generi sessuali non definiti. Prendiamo Lucifer Morningstar, per esempio, il temutissimo nemico di Dream, tra i personaggi più iconici della serie, e non si fatica a capire il perché. Ispirato a David Bowie, di cui condivide i riccioli biondi, gli occhi a fessura e l’ecclettismo, il Re degli Inferi ci appare come un villain stanco, uomo o donna, non importa, ma sicuramente in preda a una crisi esistenziale e deciso a lasciare la sua dimora infernale, a caccia di avventure ridimensionate.

Gli Eterni-The Sandman

Gli Eterni disegnati da Frank Quitely per il lancio di The Sandman-Endless nights, sequel della saga.

Poi ci sono gli Eterni: Desiderio, l’unico genderless tra i sette fratelli che gioca a mutare sesso a piacimento, un Annie Lennox dal sorriso affilato che profuma di pesca e governa i desideri e le inclinazioni nascoste degli uomini; la sua sorella gemella, Disperazione, vive in un mondo di specchi collegati a quelli degli umani in cui poter guardare i loro dolori; poi ci sono Destino perennemente incappucciato, Delirio dagli occhi bicolore, Distruzione con la barba rossa e il reame sconosciuto e infine Morte.
Morte è una donnina Goth, la più potente tra i fratelli, che incontra gli umani con parole gentili e mette insieme i brandelli di Sogno ogni volta che si spezza.

La lista potrebbe continuare all’infinito, e non bisogna sorprendersi se a un certo punto ci si imbatte in Robespierre e nel suo regno del terrore, o in Mark Twain che racconta di una rana addestrata per saltare, fino ad arrivare, tra gli altri celebri, a Shakespeare, intento ad allestire Sogno di una notte di mezza estate.

Neil Gaiman, infatti, ama giocare con il tempo, confondendosi tra le linee temporali. Non è solo un acrobata in equilibrio sul filo del rasoio tra dimensioni apparentemente inconciliabili, ma è una pulce che scavalca i livelli e abita nuovi mondi come se ne conoscesse perfettamente le regole.

Da piccolo aveva paura del buio, di mostri, streghe, e di tutto ciò che infestava la sua mente. Invidiava gli altri bambini che sembravano immuni a quella creatività vorace che poi sarebbe stata la sua più grande fortuna. Complici forse quei libri che nascondeva sotto la felpa durante i raduni di famiglia, quando si rifugiava in un angolo dimenticato per leggere, ma inspiegabilmente sembrava sempre avere sottomano il libro sbagliato, lasciando la sua curiosità ancora una volta insoddisfatta.
Che Gaiman abbia sfogato questa necessità nelle sue storie appare evidente. Ecco perché le opere dell’autore inglese non si classificano solo come classici per il grande pubblico e potenziali cult, ma anche come divertissement per un appagamento personale, e forse a tratti benevolmente egoista. Del resto, l’autore inglese ci ha sempre abituato alla sua produttività disarmante, regalandoci perle del calibro di Coraline, Nessun dove, Stardust e Good Omens – solo per citarne alcuni – e spaziando tra il romanzo, la letteratura per ragazzi, i fumetti e le raccolte di racconti. All’attivo cinque premi Hugo, massimo riconoscimento per le opere fantasy, Gaiman si destreggia, oltre alla scrittura, nella produzione di adattamenti televisivi e teatrali.

Trovare una chiave di lettura di Sandman non è facile, le tematiche sono molteplici, tutte poco convenzionali, immoderate, mai scontate. La ricerca di identità e il cambiamento dopo una rinascita, il potere e tutte le complicazioni nascoste dietro alla sua sete, la responsabilità e gli obblighi che essa comporta, e ancora la famiglia e il posto che ognuno occupa al suo interno.
A essere sfumato è anche il genere di appartenenza dell’epica di Gaiman, dove qualsiasi etichetta appare in qualche modo troppo stretta. Si è parlato di Dark Fantasy, storie di super eroi, mitologia, romanzo storico e filosofico dai contorni Horror. La realtà è che The Sandman è tutto questo, e forse qualcosa di più. Colpisce infatti per la sua imprevedibilità, per non seguire alcun schema, assecondando le menti sognanti e ingannevoli dei propri protagonisti. Ed ecco che i loro viaggi apparentemente così distanti e poco a fuoco, diventano fonte di immedesimazione, a testimoniare che proprio nell’assurdo si può trovare la chiave più fedele della realtà.

Neil Gaiman ha infatti un’alta considerazione dei suoi lettori, non teme i voli pindarici, assecondando la propria Calliope ispiratrice. Le sue opere, per alcuni forse pretenziose e volutamente difficili, sono in realtà un testamento della stima che l’autore nutre nei riguardi dei suoi lettori, applaudendone l’apertura di mente, ed esaltandone l’intelligenza con rimandi, simbolismi, citazioni che forse a volte possono cadere dimenticate, ma spesso invece trovano terreni fertili e accoglienti.

Da qui nasce l’epopea Gaimaniana, la più grande saga epica nella storia dei fumetti secondo il “Los Angeles Time”, una quête lunga e avvincente che eleverà il fumetto, grazie a una serializzazione puntuale, fatta di anni di crescita dei personaggi e di continua fidelizzazione dei lettori a Cult della letteratura mondiale, e che non difficilmente troverà un’apertura in diversi media di intrattenimento.

The Sandman tra audiolibro e serie tv

Nel 2020 arriva l’audiolibro in collaborazione con Audible, contenente i primi tre graphic novel della serie, con Neil Gaiman come co-produttore esclusivo e narratore, la colonna sonora composta dal premio BAFTA James Hannigan e un cast d’eccezione con attori del calibro di James McAvoy, Riz Ahmed, Taron Egerton, Samantha Morton, Michael Sheen e tanti altri. Il progetto si confermerà un trionfo, diventando numero uno dei Best Seller di Audio Fiction negli Stati Uniti e primo nelle vendite del genere audio nel Regno Unito.

 

 

“C’è un vento che soffia tra i mondi, questo non è un luogo, dopotutto.” Così recita il trailer della seconda parte disponibile già da quest’anno su Audible.it, con granelli di sabbia che volteggiano nell’aria fino a formare la sagoma di Sogno. Una storia, quella di Sandman, che sembra trovare un perfetto alleato nel canale voce, capace di donare a un mondo già complesso e sfaccettato, l’ennesima chiave di lettura. Qui il cast è formato da doppiatori illustri della scuola italiana come Riccardo Rossi e Stefano Crescentini che incarnano perfettamente quella poliedricità tipicamente Gaimaniana, in bilico tra il serio e il faceto.

E per continuare a parlare di sogni, quello dell’autore di Portchester, è sempre stato uno: vedere The Sandman adattato in una serie televisiva. Non è stata un’impresa facile a giudicare dai tanti tentativi falliti, dalle rimostranze di chi riteneva l’opera troppo complessa, frammentata e impossibile da realizzare. Eppure, qualcosa è successo, i granelli di sabbia hanno preso vita, si sono compattati finché il sogno è diventato realtà.

 

The Sandman-PosterThe Sandman ha debuttato su Netflix il 5 agosto, con Neil Gaiman come creatore e produttore, nonché un cast tanto prezioso quanto coraggioso che ha sollevato polemiche prevedibili. Non sorprende quindi come l’autore inglese si sia dimostrato uno strenuo difensore del progetto, rispondendo con generosità e a volte con sarcasmo affilato alle critiche provenienti anche dai suoi lettori più fedeli. Tom Sturridge, nei panni di Dream, mette tutti d’accordo, sembrando magicamente uscito dalle pagine; Gaiman, tuttavia, si prepara a difendere ogni scelta, anche la più controversa, da Gwendoline Christie, la Brienne del Trono Di Spade, che già appare grandiosa nei panni di Lucifer incarnando il fascino malinconico e del Duca Bianco, all’attrice britannica di colore Kirby Howell-Baptiste, l’unica secondo lo scrittore in grado di immedesimarsi perfettamente nel carisma contagioso di Death.

 

Poster Netflix personaggi The Sandman

 

E mentre i fan invocavano a gran voce la seconda stagione – recentemente confermata da Netflix – eccolo sempre pronto a rispondere all’ennesimo tweet di accusa, a difendere il proprio cast da lui scelto personalmente, rivendicando come i personaggi di Sandman sfuggano a qualsiasi etichetta e limitazione, e siano definiti solo da sentimenti e inclinazioni che muovono le loro azioni, mai da un aspetto inconsistente e mutevole allo scorrere del vento; e lo si vede infine anche con gli occhi lucidi e luminosi di un bambino quando ci guida dietro le quinte della serie, mostrando l’elmo a forma di elefante, ancora incredulo di quello che sta davvero per succedere.
The Sandman conta 11 episodi, con un budget di produzione di 15 milioni ciascuno, cifre incredibili, mai investite prima da Netflix e ha le basi per diventare una serie cult assoluta.

 

 

“Non dovresti fidarti dello story-teller, ma solo della storia.” Dice un personaggio sconosciuto, uno dei tanti, nel sesto volume della saga di fumetti, ma chissà perchè, noi di Neil Gaiman decidiamo di fidarci sempre lo stesso.

 

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