Mercati diversi, esigenze comuni. L’editoria per bambini e ragazzi si muove tra dinamiche globali e specificità locali: dalla dipendenza dalle vendite pubbliche in America Latina alla tradizione e alla solidità delle letture europee. Questo segmento dell’industria editoriale oggi sta ridefinendo i propri confini tra nuove voci e temi emergenti. L’editor brasiliana Dolores Prades, attiva tra Spagna e Sudamerica e da anni anche consulente editoriale presso la Bologna Children’s Book Fair, analizza tendenze, criticità e nuove prospettive di un mercato in continua evoluzione.
C’è stato un momento decisivo per cui si è specializzata nell’editoria per bambini e ragazzi?
Durante gli anni ’70 fondai con dei colleghi di università una casa editrice incentrata sulla divulgazione politica, che ha avuto un ruolo significativo nel dibattito ideologico in un momento cruciale della storia brasiliana. Un gruppo autonomo di studenti, con molta poca esperienza editoriale, si è impegnato in questo progetto che, col passare degli anni, è diventato per noi la migliore scuola possibile per imparare il mestiere.
È un progetto ancora attivo?
Dopo quasi vent’anni la casa editrice ha dovuto chiudere i battenti. Ciononostante, ho continuato la mia strada nell’universo editoriale in qualità di docente universitaria. Solo qualche tempo dopo sono stata invitata a lavorare in una casa editrice – in quel momento abbastanza di spicco – specializzata in libri per bambini e ragazzi.
Ha lavorato a lungo tra Spagna, Brasile e, in generale, America Latina: quali sono le differenze più evidenti che ha riscontrato tra i mercati editoriali di questi Paesi?
Lavoro mantenendo rapporti tra case editrici spagnole, latinoamericane e brasiliane e ho constatato che i mercati dei paesi dell’America Latina, nonostante le differenze, condividono un aspetto fondamentale: una forte dipendenza dalle vendite pubbliche e la conseguente necessità di democratizzare l’accesso ai libri e alla lettura. Al contrario, il mercato editoriale spagnolo – al pari di altri paesi europei – presenta caratteristiche distinte. La lettura è qui una pratica più diffusa ed esiste una rete consolidata di librerie e biblioteche che facilita l’accesso alla lettura al pubblico.
Se dovesse fotografare oggi l’editoria per l’infanzia in Sudamerica, che immagine ne darebbe?
Credo che il miglior modo per descriverlo sarebbe sottolineare, da un lato, la dipendenza del mercato dagli acquisti del pubblico generalista e, dall’altro, il bisogno di ampliare l’accessibilità alla lettura con una diminuzione dei prezzi dei libri.
Tra America Latina, Spagna e Portogallo quali tendenze editoriali – nei contenuti e nei formati – stanno emergendo con particolare forza?
Le tendenze principali nel mercato dell’editoria per l’infanzia in questi territori si caratterizzano per la forte presenza dell’albo illustrato, che si afferma come uno dei formati preponderanti. Anche il fumetto sta vivendo un momento di popolarità ed espansione. Riguardo le tematiche, si osserva una crescente preoccupazione per l’ambiente e per le questioni di attualità socioculturali. Per esempio, in Brasile emergono con forza personaggi e universi che fino a poco tempo fa erano relegati al margine delle storie narrate, come quelle di matrice indigena e di tradizione africana. Queste nuove presenze non aumentano solo il repertorio, ma mettono anche in discussione il canone letterario tradizionale.
Quanto conta oggi la traduzione e la circolazione internazionale di libri per ragazzi tra Europa e Sudamerica?
Aumentare e migliorare lo scambio e la circolazione di questi testi tra i due continenti è cruciale. Attualmente in Brasile si pubblicano molti libri noti provenienti da altri paesi e ciò contribuisce all’ampliamento dell’accesso alla lettura e ad arricchire il panorama editoriale nazionale. Tuttavia, credo che i paesi europei dovrebbero guardare con maggiore attenzione e interesse la produzione editoriale latino-americana, poiché in essa spicca una notevole vitalità tanto sul piano creativo quanto su quello tematico.
Lei è consulente editoriale per l’America Latina alla Bologna Children’s Book Fair dal 2018. Quali pensa siano i Paesi che oggi trainano di più il settore e quelli in cui c’è ancora del lavoro da fare?
Negli anni ho osservato lo sviluppo dell’editoria di vari paesi e le loro caratteristiche e anche l’avvento di nuovi attori nel mercato. In parallelo al rafforzamento di certe tendenze nascono anche nuovi mercati: accanto a paesi con una filiera editoriale consolidata, come Francia, Italia, Spagna e Regno Unito, spiccano altri come Polonia, Giappone, Corea del Sud e Cina. Tutti contribuiscono significativamente alla produzione editoriale nel mondo. Inoltre, è stato interessante notare la crescita di questo segmento industriale sia nei paesi latinoamericani sia in altri privi di una forte tradizione editoriale come quelli africani.
Guardando invece all’Italia, come si posiziona il nostro mercato dell’editoria per bambini e ragazzi rispetto a quello iberico e sudamericano?
Non sono esperta del mercato italiano, anche se lo seguo con entusiasmo come professionista e lettrice. Penso che, insieme al mercato francese, quello italiano sia fra le realtà che annoverano case editrici, autori e illustratori d’eccellenza, capaci di creare tendenze e fare scuola, con una qualità grafica davvero impressionante.
Secondo Lei, quali sono i punti di forza dell’editoria italiana per l’infanzia e su quali aspetti bisognerebbe investire di più?
In qualità di editor ho avuto l’opportunità di pubblicare in Brasile molti libri di spicco provenienti da questo segmento dell’editoria italiana. Si tratta di un mercato con una grande tradizione ma che lascia anche spazio a proposte creative, innovative e, in molti casi, profondamente sperimentali.
Cosa si aspetta dall’editoria per l’infanzia in futuro, tra nuove tecnologie e cambiamenti nei lettori più giovani?
Per riflettere sugli effetti delle nuove tecnologie dobbiamo riconoscere la responsabilità di tutti gli attori della produzione editoriale sull’offerta per i futuri giovani lettori. Bisogna connetterli col mondo in cui vivono con strumenti per incentivare la riflessione su di esso. Dobbiamo imparare a usare le tecnologie a nostra disposizione con criterio. Ciò è da tenere sempre a mente accanto alla qualità, il senso e la responsabilità di ciò che mettiamo nelle mani dei lettori di oggi e domani.
Questa intervista è stata realizzata nell’ambito del corso di Testi e video per l’informazione giornalistica di Carlo Fumagalli. Vedi l’elenco completo dei docenti e degli insegnamenti del Master Professione Editoria.














