Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Più collaboratore che creatore. Perché l’I.A. è un’assistente efficiente del lavoro editoriale

Qualche mese fa un articolo sul possibile uso dell’intelligenza artificiale (I.A.) in Editoria sarebbe potuto iniziare con un testo scritto da ChatGPT, il chatbot sviluppato da OpenAI. Una scelta che oggi non sarebbe più originale. Perché le intelligenze artificiali generative, da fenomeno di nicchia che cominciava ad affacciarsi all’interesse di alcuni informati e informatici, nel giro di pochi mesi sono diventate oggetto di attenzione globale. Media, giornalisti, curiosi e persino politici hanno iniziato a dividersi tra sostenitori e detrattori, tra apocalittici e integrati, tra chi produce fosche previsioni e chi esalta le molteplici possibilità che l’I.A. può introdurre. ChatGPT, in Italia, è stata anche oscurata per qualche settimana, nell’attesa di una regolarizzazione delle norme giuridiche. Regolarizzazione che l’Unione Europea è stata la prima a intraprendere nel giugno di quest’anno. Ma l’uso dell’I.A. è davvero qualcosa di innovativo, per quanto riguarda il settore editoriale?

Sebbene stiano iniziando a essere più conosciute e diffuse soltanto ora, le intelligenze artificiali in questo campo si usano già da tempo, e da altrettanto tempo contribuiscono a migliorare la qualità del lavoro dei redattori. Basta pensare a quella simpatica graffetta che, anni fa, compariva ogni tanto su Word, proponendo suggerimenti (spesso non efficaci) per migliorare il proprio scritto. Quel sistema di correzione automatico non è altro che un antenato delle odierne intelligenze artificiali, e tra i suoi più interessanti discendenti si può menzionare Corrige.

Come afferma Nicola Mastidoro, direttore linguistico, Corrige è nata 15 anni prima di ChatGPT e, come quest’ultima, utilizza un Large Language Model (un sistema addestrato su un immenso numero di testi), ma per una intelligenza artificiale discriminativa, focalizzata “sulla ricerca degli errori. Sicuramente non può sostituire l’editor, che si occupa della coerenza dei contenuti, ma può aiutare il correttore di bozze a trovare quegli errori che usualmente sfuggono.”

Nel complesso Corrige può essere quindi uno strumento valido per offrire al pubblico testi qualitativamente migliori e con una maggiore correttezza formale. Tuttavia, allo stato attuale, nessuna I.A. può sostituirsi a un redattore umano: “Più che di Intelligenza Artificiale” come sottolinea Mastidoro, “sarebbe il caso di parlare di Erudizione Artificiale. Non è intelligente perché non capisce le domande, e non è intelligente perché non crea le risposte”. La definisce infatti un “pappagallo probabilistico”. Un’espressione simile è stata usata anche da Gregorio Pellegrino, responsabile Accessibilità della fondazione LIA, che ha sottolineato la natura da “papagallo stocastico” dell’I.A.

 

I.A. e fumetto: l’esperimento di Sergio Bonelli Editore

Anche una casa editrice storica e prestigiosa come Sergio Bonelli Editore ha fatto uso di un’intelligenza artificiale – ossia di MidJourney, una I.A. generatrice di immagini – proprio in una delle sue serie di punta: “Nathan Never”. Come ricorda il curatore della testata Glauco Guardigli, si trattava di una sfida interessante e coerente con lo spirito del fumetto. “Prima che esplodessero le polemiche attuali, il copertinista Sergio Giardo propose un esperimento che sembrava innocuo e innovativo, ossia realizzare una copertina cosiddetta “variant” (una copertina alternativa, che solitamente esce in occasioni speciali) realizzata da un’intelligenza artificiale”.

Dopo vari tentativi poco riusciti, si arriva a un compromesso: l’artista modifica in maniera sostanziale le immagini prodotte dall’I.A. (specialmente il viso del protagonista), fino a raggiungere il risultato finale, che si può ammirare sul numero 379 variant di “Nathan Never” del novembre 2022. “Ci siamo resi conto dei limiti intrinseci del programma, e dei pericoli che effettivamente si può correre” ha raccontato Glauco Guardigli. “Però è una nuova tecnologia, tutto andrà poi valutato con gli occhi del futuro.” Sergio Bonelli Editore, al momento, non ha in programma altri esperimenti simili.

Anche il direttore di Topolino, Alex Bertani, dichiara che ad oggi Panini Comics non sta implementando progetti basati sulle intelligenze arificiali. Ma aggiunge: “Anche se non sono un tecnico, vedo che l’espansione di questi algoritmi è sempre più a macchia d’olio, in vari campi. Io stesso ho avuto di recente modo di iniziare a interagire con queste nuove potenzialità, che sono veramente importanti. Ritengo quindi probabile che già tra qualche anno la realtà possa venire drasticamente mutata.”

 

Quanto può essere creativa l’intelligenza artificiale?

Uno dei massimi studiosi dell’uso di I.A. generativa in campo editoriale è Christoph Bläsi, professore di storia del libro e dell’editoria alla Johannes Gutenberg University. Bläsi non ritiene che queste tecnologie possano arrivare a esprimere una reale creatività: “Nel vero senso della parola, non penso che l’I.A. possa comportarsi in maniera veramente creativa – per me questo ha bisogno di un ancoraggio nel mondo, diverse sfere di esperienza reale, una spinta al giocoso. Penso, tuttavia, che la creatività sarà simulata sempre meglio.” Allo stesso tempo, Bläsi non esclude che le I.A. possano essere efficaci nel migliorare la qualità di alcuni prodotti editoriali: “Un numero crescente di pubblicazioni potrebbe essere filtrato dagli utenti con l’aiuto dei prodotti creati dall’I.A., in particolare utilizzando i corrispondenti motori di generazione di contenuti. Specialmente nell’area della saggistica, il coinvolgimento dell’I.A. (ma sotto il controllo e la responsabilità umana) potrebbe portare anche a prodotti migliori.”

Non va dimenticato però che, oltre alla qualità del lavoro, alla creatività e ai connessi problemi etici, le intelligenze artificiali generative pongono anche tutta una serie di questioni legate alla sfera dei diritti. “Stiamo iniziando a ricevere delle richieste da parte degli aventi diritto di sottoporre loro qualunque copertina sia frutto di I.A., di non far tradurre i loro testi da I.A., né usare voci prodotte da I.A. per gli audiolibri” racconta Cristina Foschini, direttrice dell’ufficio diritti e acquisizioni del gruppo GeMS. “Di fatto, al di là delle decisioni del legislatore, il primo tema da affrontare per gli editori sarà la scelta tra un evidente (per il momento) risparmio di costi e la difesa della creatività umana”. E conclude ponendo una fondamentale questione per il futuro: “Avranno seguito le proteste che sono iniziate in un settore “parente stretto”, il cinema, a cominciare da Hollywood? È di quello che si sta parlando: della professionalità delle persone contro i potenziali risparmi con l’uso dell’I.A.”

Ad aver recentemente trattato il tema della somiglianza sempre più evidente tra tecnologia e religione – nel suo libro dal titolo emblematico La tecnologia è religione – è Chiara Valerio, che si pone ulteriori interrogativi: “La faccenda che mi divertirebbe indagare, e qui sì che ci saranno implicazioni, è il diritto d’autore. Chi verrà pagato per la traduzione di un testo fatta da una macchina? Un romanzo che scredita questo o quello, scritto da una macchina, potrà essere portato per diffamazione in tribunale? Per ora, ChatGPT è ancora molto logorroico, dunque non possiede il dono tutto umano, anche se poco praticato, della sintesi.”

 

Realistiche previsioni per l’editoria

Il parere di Gregorio Pellegrino, dal suo punto di vista eterodosso di ingegnere al servizio dell’editoria, risulta utile per fare previsioni sul futuro: “O aumenteranno i guadagni, o aumenterà la produttività, che non sempre è la stessa cosa” ha spiegato. “Per esempio, spesso molti libri di saggistica sono sbobinature di conferenze. E ci sono ormai diversi sistemi che sbobinano con un elevato livello di qualità. Se prendo un testo sbobinato in maniera colloquiale e lo inserisco in un tool che ha un livello di linguaggio elevato, probabilmente potrei ottenere da quel testo colloquiale un testo con un discreto livello di qualità.”

Pellegrino ricorda poi che di solito l’automazione arriva all’80%, il resto deve essere realizzato dall’uomo. “Non bisogna essere luddisti, come chi distruggeva i telai durante la rivoluzione industriale. È più funzionale cercare di comprendere i benefici che le macchine possono portare al lavoro di tutti i giorni. Questi strumenti possono permetterci anche nel lavoro editoriale di scaricarci di alcune attività gravose che non portano valore aggiunto così da poterci concentrare su attività che portano maggiore valore aggiunto.”

Anche se, come scherzosamente ricorda Pellegrino, sebbene ogni rivoluzione industriale affermi di poter liberare l’uomo dal lavoro, poi in realtà il tempo dedicato al lavoro rimane sempre lo stesso, solo che si produce di più: per questo prevede che le intelligenze artificiali in ambito editoriale potrebbero portare a un aumento ulteriore del numero delle pubblicazioni.

 

Questa intervista è stata realizzata da Erica Bertelegni e Francesco Grilli nell’ambito del corso di Testi e video per l’informazione giornalistica di Carlo Fumagalli. Vedi l’elenco completo degli insegnamenti al Master Professione Editoria.

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