Una laurea presso lo IED, la passione per il marketing e un percorso che dalla Nestlé passa per il mondo della radio e della moda, fino al lavoro da freelance. Beatrice Fossati, docente dei Master e Digital Communication Consultant, racconta come far dialogare il mondo editoriale e quello del web, un sodalizio non solo possibile bensì fondamentale. Nel frattempo, offre preziosi consigli alle professioniste e ai professionisti del settore, al centro del nuovo evento dei Master in editoria Unicatt Dal Master al mestiere: storie possibili di editoria (bar Scomodo, via Jean Jaurès 22, 20125, Milano, 29 giugno).
Beatrice, quando è nata la passione per il mondo del web e dei social media?
Io sono una persona curiosa e ho sempre avuto la necessità di stare al passo coi tempi. Sul web, in realtà, sono cascata un po’ per caso, perché quando ho iniziato a lavorare in Luxottica, ero abbastanza alle prime armi con il mezzo da un punto di vista lavorativo. È stato il mio interesse per il nuovo a condurmi a lavorare in questo mondo. Essendo stata sempre una early adopter, con il tempo ho scoperto anche i lati negativi della tecnologia, tanto che ho svolto un corso di giornalismo d’inchiesta e mi sono interessata a scrivere del settore, evidenziandone gli aspetti meno positivi.
Oggi il web e i social media sono parte integrante della nostra quotidianità e rappresentano strumenti sempre più importanti a livello comunicativo: in che misura una casa editrice ottimizzerebbe le proprie performance usando questi strumenti?
Ogni tanto collaboro con l’AIE – Associazione Italiana Editori – e durante i corsi rivolti agli editori dico sempre che i social non sono di loro proprietà. Bisogna utilizzarli come canale, in quanto portano molto traffico e non esserci potrebbe essere controproducente. Tuttavia, non esserci potrebbe anche rappresentare una strategia: molti brand hanno deciso di non essere presenti sui social per motivi legati a costi di produzione, che potrebbero essere reinvestiti su altri aspetti. È necessario valutare il proprio ecosistema digitale a 360 gradi, perché il fine ultimo dell’editore è instaurare un rapporto con i clienti. Sui social media la relazione è spesso fugace e incontrollabile, non riuscendo a ottenere l’esattezza del dato. Creare una rete di clienti con cui avere una relazione one to one – attraverso newsletter o attività di questo tipo – è fondamentale. L’elemento più caro per un’azienda risiede proprio nei clienti appassionati: perderne uno rappresenterebbe un grosso danno.
Le piattaforme social presentano specificità e affordances diverse. In ambito editoriale, come si potrebbe utilizzare questa diversità per costruire e migliorare la propria immagine in rete?
A me piace pensare che le case editrici abbiano un carattere personale: chiudendo gli occhi, si potrebbe immaginarle come persone. Se si applica questa strategia ai social, la risposta è immediata: metteresti mai un brand che intercetta adulti su TikTok? Non bisogna dare per scontato che se tutti sono su questo social, allora bisogna esserci per forza. È necessario effettuare una scelta che sia coerente con la casa editrice, con il target, con il tono di voce, con quello che si vuole dire, con la struttura interna dell’azienda, perché spesso si sottovaluta lo sforzo creativo e produttivo. Essere su una piattaforma significa stare alle sue regole perché, ad esempio, non si può stare su TikTok e postare una volta al mese.
Parlando di specificità e di diversità, LinkedIn è una piattaforma pensata per costruire un’identità professionale e inserire nel mondo lavorativo: quali consigli daresti a chi desidera intraprendere una carriera nell’editoria per ottimizzare la propria presenza su questo social?
Quando mi collego su LinkedIn con le allieve e gli allievi del Master, noto spesso un’identificazione come “studentesse” e “studenti”. Nei profili si tende a scrivere “studentessa/studente Master Booktelling Cattolica”, oppure ci sono le foto della laurea. Dato che il Master rappresenta l’entrata nel mondo del lavoro, è necessario presentarsi come professioniste e professionisti, quindi utilizzare una foto di primo piano, sorridente e su uno sfondo neutro. Bisogna concentrarsi anche sulla descrizione, in cui ci si potrebbe definire come specialista del settore editoriale. La SEO di LinkedIn funziona molto bene, dunque, nell’area informazioni, è importante inserire un profilo che racconti in funzione della buyer persona, ossia chi si occupa delle assunzioni. Bisogna mettere in campo i talenti, le soft skills, ciò che rende diversa o diverso e che rappresenta un valore aggiunto. Finito il Master bisogna togliersi il cappello dello studente e mettersi quello del professionista, perché lo si è a tutti gli effetti.
Oggi l’AI riveste un ruolo centrale: in che modo chi lavora nel settore digitale di una casa editrice può sfruttarne le potenzialità per creare maggior valore?
Per quanto riguarda l’intelligenza artificiale, non sono stata una early adopter, perché ero un po’ timorosa e ho preferito osservarla. Ho iniziato a utilizzarla recentemente esplorando diversi strumenti, da Gemini a Claude di Anthropic. Ci trovo dei benefici ma, a mio parere, l’intelligenza artificiale va utilizzata con gran consapevolezza, ossia bisogna capire che cosa darle in pasto, a che cosa ci può essere utile e come sfruttarla. Se devo scrivere, per esempio, una serie di copy per i social o dieci titoli per una presentazione, mi può aiutare. Usarla come sparring partner per un esercizio creativo può essere produttivo. Tuttavia, serve sempre una mediazione, ossia lavorare ciò che è stato elaborato dall’intelligenza artificiale e aggiungere una componente umana. Un altro aspetto da considerare è la privacy. Le case editrici lavorano con moltissimo materiale protetto da copyright e non sono nuove le notizie che vedono ChatGPT esporre dati sensibili. Per tirare le somme, per alcuni lavori ripetitivi l’AI può aiutare. Bisogna però darle un input giusto, perché è pur sempre una macchina, e ragionare su ciò che ci restituisce.
Si parla spesso della possibilità che l’AI trasformi profondamente il mondo del lavoro, arrivando in alcuni casi a sostituire determinate professioni. A tuo avviso, come potrebbe impattare il mercato editoriale nei prossimi anni? Quali opportunità e sfide poterà per chi vi opera?
A mio avviso, noi abbiamo il coltello dalla parte del manico. La tecnologia avanzerà, l’ha sempre fatto, dalla stampa fino alla rivoluzione industriale. Non si tornerà indietro neanche con l’intelligenza artificiale. Il mondo va avanti, la tecnologia va avanti, però a volte alcuni settori restano ancorati alla tradizione, laddove potrebbero innovarsi pensando all’utente, a come sta cambiando la fruizione. Ci saranno sempre persone appassionate ai libri cartacei, ma bisogna “shiftare” per accogliere un nuovo pubblico e trovare nuove fette di mercato. Non dobbiamo lasciarci spaventare dalla tecnologia, dal progresso – che è una parola che odio – ma cercare di osservare e capire come innovarci per stare a galla, per continuare a condurre le persone in un mondo di creatività umana che ha ancora necessità di esistere.
Questo articolo è stato realizzato da Greta Rocco nell’ambito del ciclo di Eventi Editoria in progress, a cura di allievi, allieve e docenti del Master BookTelling. Vedi l’elenco completo dei docenti e degli insegnamenti del Master BookTelling.














