Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Topolino, i supereroi, Goldrake: Marco Schiavone da lettore a editore

Dejan Trevisan

Professione Editoria

“Ho iniziato a leggere fumetti a tre o quattro anni. In casa a quel tempo c’erano i Topolino, i supereroi della Corno, i primi robot giapponesi che iniziavano a invadere l’Italia. Nel ’78 è arrivato in tv Goldrake. Tutto questo ha segnato la mia immaginazione di bambino e ha formato il lettore che sono diventato.” Dei supereroi, dice Marco Schiavone, non è mai riuscito a ottenere la licenza. Ma con le creazioni giapponesi se l’è cavata parecchio bene. Fondatore di Edizioni BD, che pubblica fumetti occidentali, e J-POP, editore di manga, ci ha parlato del suo lavoro tra passione e professione.

Come deve leggere un editore rispetto a un appassionato?
Cambia la prospettiva, bisogna cercare di capire e interpretare il pubblico. È necessario empatizzare con gli autori, conoscere qual è il tipo di ragionamento che c’è dietro un’opera e farle raggiungere il proprio pubblico, anche diverso da noi. Pubblichiamo più di 30 volumi al mese, se dicessi che, da lettore, mi appassiono a tutti allo stesso modo, mentirei.

Ci sono opere però che leggi con piacere?
Certamente, per fortuna tante. Alcune le pubblichiamo con grande goduria. Stanotte mi sono letto Randagi, un’opera fantastica, impegnata, anche crudele, che racconta un pezzo di vita giapponese molto poco glamour. Parla di prostituzione minorile, di ragazze abbandonate, di solitudine. Sono molto contento di averlo pubblicato, anche se probabilmente il “Marco quindicenne” non l’avrebbe affrontato. All’epoca l’offerta di fumetti era ridotta, e forse sarebbe stato distante da quelli che erano i miei gusti di allora. Per fortuna, come tutti i lettori, evolvo.

È vero l’offerta è molto cambiata. Ma i fumetti che hanno enorme successo sul grande o piccolo schermo, come The Promised Neverland, possono avvicinare anche i non lettori?
Penso ci sia un’attitudine diversa tra fan di anime e del Marvel Cinematic Universe. Il fan di anime è interessato a qualcosa che è di nicchia, per quanto qualcosa possa diventare mainstream come Miyazaki o Your Name di Shinkai. Però non arrivano mai alla popolarità trasversale dei film della Marvel, dove la logica è mainstream, come il supermercato che deve accogliere tutti.

I fan di anime quindi leggono di più di quelli dei cinecomic?
Capitano persone in libreria che dicono: “Oh, guarda, hanno fatto anche il fumetto di Spiderman”, come se fosse un gadget legato al film. Il fan di anime è molto più consapevole dell’esistenza del manga o Light Novel da cui può essere tratta l’opera. Molti possono avere l’abitudine al consumo para-legale di scan: chi scopre l’anime di The Promised Neverland ne diventa molto probabilmente un lettore, anche se non sempre compra il nostro fumetto.

Ma le opere che hanno successo in Giappone lo hanno spesso anche in Italia?
C’è un parallelismo abbastanza forte, anche grazie ai social che aumentano la curiosità. Di recente abbiamo pubblicato Hanako-Kun e Tokyo Revengers, grandi successi in Giappone e i cui primi numeri sono andati benissimo in Italia. Ci sono poi casi fortunati, in cui una serie che non va così bene in madrepatria, come Neun, arriva a vendere da noi quanto uno shounen di successo.

Questo successo si rispecchia anche nel fumetto occidentale, nel caso di BD?
L’età dei lettori BD è più alta, quindi sono meno attenti ai social. Penso alla scarsa accoglienza ricevuta da We Can Never Go Home, che era stato il più grande successo indie nell’anno di uscita negli Stati Uniti. In questo momento abbiamo una serie molto bella, Something is Killing the Children, di cui siamo contenti ma che non ha lo stesso strepitoso successo americano, nonostante il co-creatore sia un bravissimo disegnatore italiano, Werther Dell’Edera.

In Giappone vanno moltissimo le Light Novel, che potremmo tradurre come racconti lunghi, per cui però il mercato italiano non è mai stato molto ricettivo.
Più che racconto lungo possiamo avvicinarlo ai nostri Young Adult, romanzi per adolescenti orientati soprattutto a un pubblico femminile. La Light Novel va a prendersi lo stesso target, con una differenza: va soprattutto verso il pubblico maschile. Sono romanzi non lunghissimi, spesso saghe, con una continuità. In occidente è difficile immaginare saghe tipo Hunger Games arrivare al quarantesimo volume come può succedere per Sword Art Online. Le Light Novel sono anche impreziosite da illustrazioni, da copertine di artisti di fama.

Come si comunicano allora in Italia le Light Novel?
Noi facciamo qualcosa di molto simile a quello che fanno in Giappone, li trattiamo in maniera simile ai manga. Cerchiamo di venderle in fumetteria, in libreria, le raccontiamo con la loro serialità. Cerchiamo di salvaguardare le illustrazioni, i tempi di uscita e il costo di copertina ridotto rispetto ai romanzi. L’unico a cui abbiamo cambiato un po’ il tono è Overlord, di cui abbiamo accentuato il carattere fantasy. Il lettore di Light Novel è un “di più” del lettore manga. Però le vendite dei manga sono parecchio superiori.

Hai citato Overlord, un Isekai, un genere famosissimo in Giappone in cui una persona normale viene trasportata in un universo parallelo. In Italia si può parlare solo in generale di fantasy oppure si riesce utilizzare questa etichetta?
Si riesce. Ci rivolgiamo a un pubblico estremamente attento, molto esigente, molto preparato, che nelle live su Twitch o nelle fiere ci dà sempre un sacco di stimoli. Gli Isekai li dobbiamo raccontare come Isekai. Ne abbiamo alcuni di grande successo come The Rising of the Shield Hero, che ha un’animazione di qualità altissima, e ha portato un bell’incremento alle vendite dei nostri titoli.

Cambio di genere: ci parli del Corvo, di cui avete ristampato la graphic novel?
Come me, molti lo hanno conosciuto prima come film che come fumetto. È un’opera di James O’ Barr, un autore estremamente poco prolifico che ha vissuto una vita molto complessa. Non si è goduto appieno il suo grande successo, né ci ha speculato. Ed è anche un super appassionato di fumetti: è bellissimo ascoltare le sue avventure di fan, per esempio di quando andava alle fiere a litigarsi albi rari con Gene Simmons dei Kiss.

Proprio con Edizioni BD ne avete pubblicato uno spin-off tutto italiano, Il Corvo: Memento mori.
Devo dire che è stato un titolo che umanamente abbiamo vissuto molto. In Francia erano state prodotte storie inedite del Corvo, così abbiamo voluto fare qualcosa di italiano. Ho richiamato gli autori di una delle prime produzioni di Edizioni BD, Garrett: Roberto Recchioni e Werther Dell’Edera. Sapevo quanto amassero il personaggio e non avrei potuto finire in mani migliori. Siamo riusciti a scrivere questa storia italiana, con una connotazione locale molto precisa. Questa è stata poi l’occasione (e forse non siamo neanche stati così bravi a pubblicizzarla) in cui James ha rimesso mano al Corvo, dopo tanti anni per pubblicare una storia inedita.

E invece come è andata, nell’anno di Dante, la Divina Commedia di Go Nagai?
Abbiamo venduto tantissime copie, e siamo stati chiamati da almeno trenta istituzioni diverse. Il fatto che venisse citato al fianco di Manara o di Martina per L’inferno di Topolino è l’emblema di quanto Go Nagai sia nell’immaginario collettivo italiano, e lui del resto ha raccontato di come la lettura di Dante sia ciò che poi lo ha spinto verso la carriera di fumettista. Proprio dalla Divina Commedia ha tratto ispirazione per molti dei suoi mostri spaventosi.

Finiamo come abbiamo iniziato, parlando di lettura. Volevo sapere un progetto per BD a cui sei particolarmente legato non da editore ma da lettore.
Da lettore sono riuscito a pubblicare in BD due dei miei tre fumetti preferiti in assoluto, anche se non fanno più parte del mio catalogo. Sono stato super orgoglioso di pubblicare sia Moebius con Arzach, sia Torpedo, di Abulí e Bernet, che è uno dei miei disegnatori preferiti in assoluto. Per quanto riguarda BD questo ha nutrito molto il lettore che è in me. Il terzo elemento della mia trinità a fumetti è Mort Cinder, che però mi è sempre sfuggito…

E un progetto per J-POP?
Pubblicare Go Nagai è un po’ il compimento del mio sogno da bambino. Nell’aprile del ’78 guardavo con i miei nonni, sul secondo canale, i cartoni animati giapponesi, quindi dopo 40 anni essere l’editore di questo autore in Italia mi riempie di orgoglio. Ma ci sono tantissime opere a cui sono molto affezionato. Un titolo che secondo me ha rimesso molta produzione giapponese nella mappa è stato Your Name, film bellissimo di cui noi abbiamo pubblicato sia il romanzo scritto dallo stesso autore sia l’adattamento in forma manga. Entrambi hanno avuto un grandissimo successo in libreria. Ritengo che questo possa aver dato fiducia ai librai che oggi dedicano ai manga uno spazio impossibile da immaginare anche solo qualche anno fa.

Marco Schiavone è intervenuto con Loris Cantarelli, Michele Foschini e Luigi Filippelli il 19 aprile  a “Book Tales – Raccontare… i fumetti, tra graphic novel, manga & co.” secondo appuntamento del ciclo Dibattiti di Book Tales. Vedi la registrazione dell’evento.

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