Antonio Prudenzano racconta la sua crescita professionale e personale: dallo sport all’editoria, dal giornalismo letterario al lavoro dietro le quinte. Oggi è responsabile editoriale di “ilLibraio.it“, il sito dell’omonima rivista (fondata da Leo Longanesi nel 1946 e rifondata da Stefano Mauri nel 1989), “uno spazio giornalistico online che punta a rappresentare un riferimento per il mondo dell’editoria”, spiega Prudenzano, “e, soprattutto, per le persone che amano leggere”.
Di cosa si è occupato prima di arrivare a ilLibraio.it?
Il mio sogno, sin dalle superiori, era fare il giornalista. Nell’estate 2007 ho avuto l’opportunità di fare uno stage a Torino, a “Tuttosport”: uno dei docenti era Giancarlo Padovan, all’epoca direttore del quotidiano. Dopo la laurea, sono stato ammesso alla scuola di giornalismo, l’Istituto per la formazione al giornalismo Carlo De Martino: un’altra esperienza fondamentale, di due anni, in cui ho incontrato nuovi amici e docenti importanti per il mio percorso. Ho continuato a “La Gazzetta dello Sport”. Stava andando bene e c’era l’opportunità di restare dopo lo stage, ma sentivo sempre più urgente la voglia di occuparmi di altri temi. Così, nel 2009 ho corso un rischio, cominciando un nuovo percorso al quotidiano online “Affaritaliani.it”.
Com’è andata?
Ho potuto intervistare scrittori, rockstar, registi, artiste, filosofi e protagonisti dell’attualità e dei media, e ho avuto l’occasione di scrivere di ambiti che in quella fase mi interessavano più dello sport.
E l’editoria?
Ho iniziato a occuparmene per caso: leggevo tanti libri, e mi appassionavano le storie di scrittrici e scrittori, ma sapevo poco dei dietro le quinte di questo mondo. Un giorno, casualmente, mi è stato proposto di intervistare un editor. È stata una svolta: ho capito che c’era molto interesse per le notizie sul settore, un ambito poco frequentato dal giornalismo italiano. Mi sono buttato a capofitto, iniziando a studiare l’editoria libraria, la sua storia e la sua evoluzione.
Com’è iniziato il suo lavoro con “ilLibraio.it”?
Ad “Affaritaliani.it” avevamo aperto una sezione del sito dedicata al mondo dell’editoria, che mi ha fatto notare. Nel 2014, il Gruppo editoriale Mauri Spagnol mi ha proposto di lavorare a un nuovo progetto, il sito della rivista “Il Libraio”. La cosa più bella che possa capitare è immaginare un progetto dall’inizio.
Com’è cresciuto il progetto nel tempo?
All’inizio “ilLibraio.it” era principalmente un sito. Nel tempo siamo diventati una piattaforma più ampia, un media che si rivolge a pubblici differenti, e lo fa in spazi diversi, utilizzando formati e toni di voce che variano, pur conservando una linea editoriale comune, e un taglio giornalistico e divulgativo. Oggi, oltre a tanti articoli, proponiamo video, newsletter e svariati altri contenuti.
Com’è cambiato il suo lavoro da quando è responsabile editoriale del progetto?
Da ragazzo associavo il giornalismo a una scrittura quasi letteraria. Le diverse esperienze mi hanno fatto maturare e rivedere la visione iniziale: ad “Affaritaliani.it” ho scoperto quanto sia eccitante scovare notizie o storie non ancora raccontate, quanto non conti solo scrivere ‘bene’. Nei primi anni, con ingenuità, ritenevo meno interessante il lavoro dietro le quinte, ed ero concentrato soprattutto sui miei articoli: oggi, invece, mi piace occuparmi del coordinamento, della gestione dei contenuti pubblicati sui diversi spazi, e sono responsabile del lavoro della redazione e delle realtà interne ed esterne con cui ci interfacciamo. Lo sguardo è rivolto anche alla valorizzazione della testata e dei contenuti proposti, all’analisi dei dati e verso chi fruisce i nostri contenuti. Al tempo stesso, anche se firmo meno pezzi di un tempo, ho conservato l’ossessione per la notizia, che resta la parte più divertente del lavoro.
Chi sono stati i suoi maestri?
Le tante giornaliste e i tanti giornalisti che ho letto negli anni, sui giornali, sulle riviste e nei libri. Conservo ancora pacchi in cui ho raccolto gli articoli delle firme più amate. Tra le molte persone importanti nel mio percorso, ci tengo a citare Giancarlo Padovan, che ai tempi ha scommesso su un gruppo di ragazzi senza esperienze giornalistiche alle spalle, portandoci a Torino, per un’estate difficile da dimenticare. Poi Angelo Maria Perrino, fondatore di “Affaritaliani.it”, che mi ha spinto a intervistare per la prima volta un editor, dando una svolta al mio percorso professionale e, soprattutto, facendomi scoprire quanto può essere elettrizzante arrivare prima degli altri su notizie e storie. Negli ultimi anni certamente Stefano Mauri, con cui è sempre stimolante parlare di editoria e che considero uno dei manager editoriali più competenti, con uno sguardo attento anche ai cambiamenti tecnologici e nel mondo dei media.
Qual è, a suo parere, il punto di forza di “ilLibraio.it”?
Al di là dei numeri in costante crescita, dettaglio non scontato per un progetto digitale nato quasi dodici anni fa e che si confronta con i continui cambiamenti nel mondo dei contenuti online, “ilLibraio.it” rappresenta un caso unico: GeMS, il secondo gruppo editoriale italiano, ha scelto di investire in un progetto giornalistico in cui si parla anche dei libri degli altri editori. Inoltre, la maggior parte delle riviste online si rivolge a un pubblico specifico. A “ilLibraio.it” puntiamo a parlare a pubblici differenti: non solo a quello degli addetti ai lavori e a quello più ‘alto’, ma anche a quello più vasto delle lettrici e dei lettori di ogni età. Così, nei nostri articoli diamo spazio tanto a opere di nicchia quanto ai bestseller, e pubblichiamo longform, recensioni e interviste approfondite, ma anche test e quiz letterari, o storie e curiosità sul mondo della lettura.
In un suo articolo del 2024 in occasione dei dieci anni della nascita di “ilLibraio.it”, ha usato la definizione di “era della distrazione” per parlare della contemporaneità, a cosa si riferiva?
Mi riferisco soprattutto alla gran parte degli adulti, sempre più dipendenti da smartphone e piattaforme, e sempre meno capaci di concentrarsi. E alle prese, tra l’altro, con una sovrabbondanza di contenuti, più o meno autorevoli, anche in ambito culturale. Quanto alle nuove generazioni, in questi ultimi anni hanno rappresentato una scossa positiva per il mondo dell’editoria. Certo non mancano ragazze e ragazzi che non leggono libri, ma una buona fetta sta dimostrando di amare la lettura e l’oggetto libro. Dalla pandemia a oggi questo nuovo pubblico ha riscoperto le librerie, e ha contribuito al successo di generi narrativi, ricchi di sottogeneri, come il fantasy, il romance, la narrativa Young Adult, senza dimenticare la riscoperta, in certi casi sorprendente, di diversi classici della letteratura. Ragazze e ragazzi fanno dunque ben sperare chi lavora nel mondo dei libri e della scrittura.
“ilLibraio.it” come cerca di intercettare i giovani?
Abbiamo iniziato a occuparci di #BookTok prima che diventasse un fenomeno mainstream. Grazie al nostro canale su TikTok, dal 2022 siamo finalmente riusciti a parlare anche al pubblico più giovane, il più difficile da raggiungere. Non solo: a novembre di quest’anno si terrà la terza edizione di BFF, la due giorni di eventi che organizziamo da Base Milano in collaborazione con Bookcity, e in cui sperimentiamo nuovi format pensati proprio per le nuove generazioni di lettrici e lettori.
Che importanza hanno per “ilLibraio.it” le newsletter?
Moltissima. Sono una delle aree a cui dedichiamo più attenzione, grazie alla cura di Jolanda Di Virgilio, tra le nostre firme principali. Al tempo stesso, diversi anni prima della ‘moda’ Substack di questi mesi, a “ilLibraio.it” abbiamo sperimentato un aumento del numero delle newsletter, in parallelo a una loro differenziazione. In questo ambito, il dialogo con il pubblico è diretto, e non c’è il rischio di improvvisi cambiamenti degli algoritmi.
Lei si occupa costantemente di libri per lavoro. Nella sua vita privata c’è spazio per letture più personali, indipendenti dalle sue mansioni?
Decisamente sì: insieme al giornalismo, alla musica, allo sport e ai viaggi, la lettura è tra i miei interessi imprescindibili. Se scopro una nuova autrice o un nuovo autore, tendo a voler leggere tutto. Vale per ogni mio nuovo interesse: sin dall’adolescenza, ho la propensione a ‘fissarmi’. Alla mia passione per la lettura hanno contribuito mia madre, alcune insegnanti e Michele, un libraio speciale, co-proprietario della libreria Agorà, che c’era un tempo nella cittadina pugliese in cui sono cresciuto, Manduria, che mi ha fatto scoprire tante firme a cui resto legato, a partire da Pier Vittorio Tondelli. Quest’ultimo, a sua volta, con i suoi libri e i suoi articoli mi ha fatto conoscere decine di altre scrittrici e scrittori, e non solo. Tornando alla domanda, tendo a separare la lettura per lavoro da quella per piacere. Chiudo consigliando due novità lette per piacere nelle ultime settimane: Storia di un’amicizia (Quodlibet) di Ermanno Cavazzoni, su Gianni Celati, e L’invenzione di Tristan (Guanda) del francese Adrien Bosc. Sono entrambi libri sui libri, a pensarci…
Questa intervista è stata realizzata nell’ambito del corso di Testi e video per l’informazione giornalistica di Carlo Fumagalli. Vedi l’elenco completo dei docenti e degli insegnamenti del Master Professione Editoria.














