Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

“I libri brutti? Non li so fare”. Intervista a Simone Caltabellota

“Il rock and roll salva la vita. Senza la musica, pure il lavoro che faccio sarebbe un po’ più triste”. L’amore per la musica e quello per i libri non sono così distanti per Simone Caltabellota, poeta, scrittore, direttore editoriale e cofondatore della casa editrice Atlantide. Anzi, spesso si fondono e si confondono.

Come quando, a inizio anni 2000, crea il marchio Lain all’interno di Fazi Editore per cercare nella letteratura “l’energia e l’autenticità del lo-fi musicale”, quella “bassa fedeltà” che esprime l’anima grezza e non filtrata dell’arte.

E soprattutto quando nel 2015 fonda Edizioni Atlantide, e ogni libro diventa un pezzo unico, stampato in tiratura limitata e ripubblicato con nuove copertine una volta esaurito: “Proprio come avviene per i dischi di vinile: è stata quella l’ispirazione”.

È l’uomo che ha scoperto i successi della saga di Twilight e di Cento colpi di spazzola, e il primo a portare al successo in Italia i lavori di John Fante. L’ingresso nel mondo editoriale, però, avviene da autore:

“Scrivevo poesia fin da ragazzino e all’università ho fondato un gruppo con alcuni che poi sarebbero diventati degli editori come me” racconta Caltabellota, “Marco Cassini, che poi avrebbe fondato Minimum Fax con Daniele Di Gennaro, o Vincenzo Ostuni, adesso editor di Ponte alle Grazie. Era un laboratorio”.

 

Il fatto di scrivere già, a quel tempo poesia, ha aiutato?
La mia professoressa in università, Biancamaria Frabotta, aveva saputo che scrivevo. Un giorno mi telefona e mi dice: “Ho incontrato un mio amico, Sandro Veronesi, uno scrittore che lavora per Nuovi Argomenti, e mi ha chiesto uno studente per aiutarlo nella segreteria di redazione”. Negli anni ’90 Nuovi Argomenti era la migliore rivista che un giovane scrittore potesse immaginare.

 

E da lì ha iniziato a lavorare nel settore.
Ci sono state delle persone che mi hanno insegnato tantissimo: Emanuele Trevi, Arnaldo Colasanti, Rocco Carbone. Ero il più piccolo di tutti. Anche grazie a loro ho avuto il primo colloquio con Elido Fazi, che aveva appena fondato la sua casa editrice.

 

Come andò il colloquio?
Fazi mi chiese chi avrei voluto pubblicare. Gli dissi: “Gli inediti di uno dei miei scrittori preferiti, John Fante”. E lui: “John Fante chi?!”. Vendemmo moltissimo. È stato bello, ho avuto la possibilità di imparare facendo.

 

Poi in quel contesto è nato il marchio editoriale Lain.
In quel momento Fazi era già abbastanza ben avviata. Io però ero curioso anche di cose che ancora non avevano preso una forma. Con Lain volevo mischiare vari generi. La letteratura, il fumetto, la poesia, i romanzi in forma diaristica, come Cento colpi di spazzola. E accanto, cose che si avvicinavano al fantastico, una mia passione. Fino a quando è arrivato Twilight. Lì sono andato via, volevo fare altro.

 

Si è preso sicuramente dei rischi.
Ma io ho rischiato sempre, con ogni libro. Non ho mai pubblicato un libro di cui non fossi convinto. Sono stato fortunato perché non succede sempre di poter fare quello che vuoi.

 

Ma ci sono stati dei momenti, in quel frangente, dove si è detto: “Voglio creare una mia casa editrice”?
No, dopo Lain non volevo più lavorare in casa editrice. Avevo bisogno di fermarmi un po’. Ho pubblicato i miei romanzi, ho aperto una casa discografica. Solo anni dopo questa voglia è tornata: con un caro amico che aveva lavorato con me da Fazi, Francesco Pedicini, ci eravamo promessi che prima o poi avremmo aperto una casa editrice insieme.

 

E così nel 2015 è nata Atlantide.
Sì, abbiamo cominciato a pensare a una casa editrice diversa da tutte le altre e abbiamo coinvolto due amici scrittori, Flavia Piccinni e Gianni Miraglia. “Atlantide”, perché abbiamo immaginato che uscisse dalle acque. Sceglievamo una alla volta le librerie a cui dare i nostri libri.

 

E dopo quasi dieci anni che bilancio farebbe?
Nove anni a novembre. Siamo molto felici, perché continuiamo a divertirci con quello che facciamo. Poi tu fai questo lavoro perché ami i libri, ma anche perché pensi di poter, in un modo forse presuntuoso, cambiare o accompagnare la vita delle persone che li leggeranno. Dando una bellezza, un senso. Aggiungendo delle domande. Le risposte servono relativamente.

 

Da quando avete iniziato è cambiato qualcosa?
È cambiato il mercato, completamente. Noi per molti versi ce ne infischiamo. Si pubblica troppo e noi pubblichiamo poco. Le librerie sono piene di libri. E dopo tre settimane un libro è vecchio: non ha senso.

 

E i lettori?
Sì, sono cambiati i lettori, anche a livello di età. È interessante quello che sta succedendo: negli ultimissimi anni, dopo un grande successo del fumetto, è il momento del romantasy. Generi comunque che, se vengono usati per andare oltre, possono essere molto vitali. Certo, come in tutte le cose, le copie delle copie delle copie sono brutte e noiose.

 

Quando è nata la casa editrice il vostro leitmotiv era: “Volevamo fare dei libri belli, bellissimi”. Da dove nasce questa esigenza?
Perché a fare libri brutti, che divertimento c’è? E poi, quelli brutti io non li so fare. Io sono convinto della bellezza di tutti i libri che ho fatto.

 

Pure dei successi maggiori?
Certo! Come Cento colpi di spazzola. Tra l’altro, finalmente, dopo 20 anni, Melissa (Melissa Panarello NdR) è riconosciuta come una scrittrice: il successo in Italia lo paghi pesantemente, soprattutto se sei giovane e se sei donna. E poi il primo Twilight, che era un libro bello, emozionante. Anche i libri che hanno venduto tanto non sono stati fatti pensando “questo vende tanto”. In Atlantide è successa la stessa cosa con Tiffany McDaniel, che nel 2017 ci ha portato a tutti i lettori italiani.

 

A proposito, “Blu Atlantide” e “I libri di Atlantide”? Cosa differenzia le due collane?
Dopo alcuni anni la formula dei nove o dieci titoli l’anno da dare solo alle librerie di fiducia funzionava benissimo. Ma io sono uno che dopo un po’ si annoia. E avevo intercettato un paio di titoli che invece avevano bisogno di andare ovunque (essere su Amazon, avere l’ebook…) e fare quindi parte di una nuova collana, diversa, che poi abbiamo chiamato “Blu Atlantide”. Erano Tempi eccitanti di Naoise Dolan e Ho provato a morire e non ci sono riuscito, l’esordio di un ragazzo di 17 anni che poi ha vinto il premio Bagutta Opera Prima. E poi pian piano con “Blu Atlantide” sono uscite alcune delle voci internazionali giovani più interessanti che ci siano: Caleb Azumah Nelson, Sheena Patel e Tiffany McDaniel. Noi poi Tiffany l’abbiamo pubblicata prima degli editori americani. E il suo libro di poesie esiste solo in Italia, con il testo originale a fronte.

 

Mentre “I Libri di Atlantide” rimangono solamente nelle librerie fiduciarie?
I libri bianchi, della nostra collana “classica”, sono voci fuori dal tempo e arrivano al grande pubblico più lentamente. Te li devi andare a cercare, devi fare un po’ di fatica a trovarli. Anche se poi basta andare sul nostro sito. Però non ci sono su Amazon e quindi molti pensano che non esistano. 

 

Un libro a cui tieni particolarmente adesso?
Sempre quello che deve ancora uscire.

 

E un nuovo progetto? Anche, magari, un suo libro?
No, per ora i miei libri no. Ma con Atlantide entreremo nel campo della letteratura per bambini. A fine agosto esce il primo libro di una serie per bambini di Tiffany McDaniel. Si chiama Un cielo pieno di draghi, è la storia di una ragazzina magica con i brufoli blu, che però è una grande maga. Poi vedremo cosa succederà.

 

Poi qualcosa per il vostro decimo anno di vita, immagino.
Ah beh, quello è il minimo, insomma. C’è una cosa molto carina che stiamo cominciando a fare. È appena uscito un libro che si chiama Riposare è resistere. E dal 26 giugno a Roma inizieremo a creare dei momenti di riposo collettivo nelle librerie. Perché esprime anche quello che io penso rispetto all’etica del lavoro: il fatto che non siamo macchine di produzione, ma persone. E quindi dobbiamo rispettare il nostro corpo, il nostro riposo. Senza riposo, d’altronde, non c’è immaginazione.

 

 

Questa intervista è stata realizzata nell’ambito del corso di Testi e video per l’informazione giornalistica di Carlo Fumagalli. Vedi l’elenco completo degli insegnamenti del Master Professione Editoria. 

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