Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Gestire la produzione: un videogioco? Tra costi alle stelle e carenze di carta

“E quasi come in un videogioco” dice Masa Facchini, editor e capo redattore presso Acheron Books, casa editrice indipendente che pubblica romanzi e giochi di ruolo. Nel 2023 chi si occupa della produzione di libri deve affrontare una vasta gamma di problemi. Primo tra tutti la volatilità del costo della carta, a cui si aggiungono la complessità delle nuove strategie di promozione e la ricerca del modo migliore per fare combaciare i propri lavori e le proprie scadenze con quelle della distribuzione. “Lavorare in editoria oggi è più difficile che in passato. I costi dei materiali fluttuano” continua Facchini. “Rispetto a prima dell’emergenza sanitaria il costo della carta e i costi produttivi della stampa hanno subito degli aumenti significativi. Stiamo andando verso una fase più stabile, ma durante l’era covid il prezzo di alcuni materiali cambiava di settimana in settimana.” Il prezzo della carta (per quanto aumentato) di solito incide per il 20% sul prezzo di copertina di un volume.

“In questi ultimi due anni sono cambiate molte cose” spiega Matteo Brambilla, che lavora nel ramo produzione della casa editrice Adelphi. “Non sappiamo se e quando torneremo a ‘prima della tempesta’; per ora il quadro rimane complicato, e stampare libri oggi è quasi un altro mestiere rispetto a pochi anni fa. Un altro fattore di complessità che ereditiamo da questi anni pandemici è una ulteriore accelerazione dettata dalle esigenze di delivery del cliente finale: tutto deve essere sempre in Disponibilità immediata.”

Anche nelle case editrici con una lunga storia le difficoltà da affrontare sono molto simili a quelle dei piccoli e giovani editori. Un libro è opera del proprio autore, ma anche dell’editore. Il nome dell’autore spicca sulla copertina, ma è un lavoro di concerto. “Nessun autore raggiungerebbe lo stesso livello qualitativo senza una casa editrice che scommette su di lui e lo aiuta” ha detto Facchini. “Pensate alle serie televisive: esistono dei capi sceneggiatori, ma una grossa parte di lavoro viene fatta da camere di autori che ragionano insieme per avere il prodotto migliore possibile. Noi lavoriamo in questo modo. Ogni successo ci porta ad essere fieri, perché il libro del nostro autore è un pochettino anche nostro.” Anche Brambilla è molto chiaro su questo aspetto “Per mia natura non sono mai contento delle cose che facciamo, ci sono sempre cose che si potrebbero fare meglio. La soddisfazione più grande per chi fa questo mestiere è pubblicare un libro fatto bene.

Il lettore medio spesso non ha cognizione di quanto sia complesso il lavoro dei professionisti che curano la produzione. Gli anelli a monte della filiera (autore e lettore) sono molto lontani da quelli a valle (libraio e lettore). L’ultimo passaggio della produzione, quello in cui il libro viene prodotto in quanto oggetto, è estremamente delicato ed importante. “Prima di tutto bisogna capire la linea editoriale” ci spiega Masa Facchini. “Noi prediligiamo prodotti con buoni materiali, ma che ci permettono di tenere il prezzo di copertina più basso possibile, nel nome della filosofia della nostra azienda. Libri in brossura fresata, niente cuciture in filo refe. Con una buona colla si può mantenere una buona qualità con una brossura che è più comoda da leggere rispetto ad un cartonato, e il prezzo rimane abbastanza basso per andare incontro al lettore di narrativa. L’uniformità redazionale è molto importante. Vogliamo che i nostri libri siano ben riconoscibili, tutti omogenei quando li mettete nella vostra libreria.

Lavorare in una casa editrice significa operare in un’azienda il cui ciclo economico è sempre sfavorevole e rischioso: gli investimenti precedono sempre i ricavi. Per un editore il rischio di produrre un libro che non venderà abbastanza è sempre presente. “Stante che ci sono scelte che mi precedono” spiega Matteo Brambilla “è un punto interrogativo fare un libro perché non sai se sarà in perdita o no. Un libro è stato deciso, acquistato, e infine ‘messo a piano’ (editoriale); ma una volta che entra nelle fasi finali della sua produzione, diventa centrale il rispetto delle tempistiche, che a quel punto coinvolgono altri attori della filiera, ovvero commerciale e distribuzione: bucare una consegna a Messaggerie Libri è un non piccolo grattacapo. Ci sono aspettative di fatturato mese dopo mese, e accumulare ritardi può diventare un problema.” E come ci ricorda Masa Facchini “Quando scoppiano guerre e pandemie seguire la tabella di marcia della produzione è difficile e se qualcuno ritarda tutto subisce un effetto a cascata.

In questo settore lavorativo tutto è in continuo cambiamento e nessun competitor resta fermo a guardare. Occorre essere pronti ad affrontare le trasformazioni, e quando possibile addirittura sfruttarle. “Agire con flessibilità è importantissimo” ci spiega Brambilla. “Dal mio punto di vista le soft skills (vedi alla voce: chiedere talvolta miracoli ai fornitori) e le capacità di negoziazione sono molto utili. Controllo e attenzione ai costi, rispetto delle tempistiche, la guardia alta sempre sulla qualità: le variabili sono sempre queste tre, in ogni progetto succede che vadano rimodulate caso per caso, sulla base di piccole varianti. Soprattutto, ogni tanto bisogna rendersi conto tempestivamente che le cose stanno andando storte, e dover pensare rapidamente a un piano B.

Lo scopo delle case editrici non è solo produrre libri, ma soprattutto venderli. In alcuni casi però si trova difficoltà semplicemente a fare arrivare i propri titoli sullo scaffale di una libreria. “La problematica di oggi è che i librai sono molto più cauti” dice Facchini. “Quando raccogliamo le prenotazioni dei librai decidiamo la tiratura del libro. Prima della pandemia le prenotazioni erano molto più alte. Magari i libri hanno comunque successo, ma all’inizio te ne ordinano di meno. Il nostro store funziona molto bene e sfruttiamo soprattutto il canale fiera che anno dopo anno va sempre meglio. A livello di gradimento del pubblico non vediamo problematiche, ma si è inceppato qualcosa nella filiera tradizionale.” “L’obiettivo dichiarato è quello di non cambiare” risponde Brambilla, “i tempi (e purtroppo i costi della filiera) sono cambiati ma la produzione, la qualità del prodotto Adelphi no, non abbiamo modificato i materiali con cui realizziamo i nostri libri. La vera sfida rimane questa: al cambiamento del ritmo della domanda (più frenetica, più estemporanea) e all’aumento della nostra produzione complessiva, rispondere con un prodotto che sia sempre in linea con quanto i nostri lettori riconoscono e apprezzano nel tempo.”

Di Federica Aglietti e Loris Corno

Questo articolo è stata realizzato da Federica Aglietti e Loris Corno (Master Professione Editoria) nell’ambito del corso di Testi e video per l’informazione giornalistica di Carlo Fumagalli. Vedi l’elenco completo degli insegnamenti del Master Professione Editoria.

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