Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Cristina Taglietti: una vita nel giornalismo editoriale

Alle undici del mattino Cristina Taglietti esce dalla riunione di redazione al Corriere della Sera. Mezz’ora dopo intervisterà il Premio Nobel per la letteratura Wole Soyinka, solo uno dei tanti scrittori che ha incontrato nella sua carriera. Laureata in filosofia, è firma di spicco del mensile la Lettura, dedicato ai temi e agli eventi culturali, ai libri, e non solo. Ci è arrivata passando per L’Europeo e il settimanale Amica, e attraverso la scuola di giornalismo (che ora non esiste più) organizzata dallo stesso Corriere: “Agli inizi degli anni Novanta i giornali respiravano, non c’era saturazione del mercato e la possibilità di trovare un proprio spazio all’interno dei giornali del gruppo era maggiore. Quando sono approdata definitivamente al Corriere mi sono occupata fin da subito delle pagine culturali”.

Da sempre ha voluto lavorare nel giornalismo culturale o si è ritrovata nel settore fino a coniugare lavoro e passione?
Da sempre. Pensavo che sarebbe stato più difficile arrivare a occuparmi delle rubriche culturali, invece sono stata molto fortunata. Quando sono arrivata al Corriere il quotidiano dedicava solo due pagine alla cultura, adesso ci sono la Lettura, i siti, i social…

Quali sono i criteri sulla base dei quali scegliere cosa pubblicare, al di là di ricorrenze o nuove uscite? 
La scelta finale è in mano al responsabile editoriale, in base agli spazi e alle occasioni. Si tratta per lo più di uno scambio tra il caporedattore e le scelte basate sui miei interessi personali. Occupandomi di narrativa italiana e straniera, e di editoria, di solito propongo recensioni e casi di cronaca come i vari festival o il Salone del Libro di Torino, ho un occhio di riguardo per ogni occasione di dibattito culturale e per i movimenti editoriali, gli spostamenti tra case editrici, le chiusure o le aperture e le loro filosofie.

Quali consigli propone per un ragazzo che volesse avvicinarsi al giornalismo, in particolare al giornalismo editoriale e di cultura? 
Un consiglio che risulterà banale, ma che è comunque fondamentale considerando il difficile momento storico per i giornali, è la lettura. Leggere il più possibile per chi vuole occuparsi di giornalismo letterario, soprattutto su un argomento che ci appassiona, è necessario per diventare specialisti in qualcosa. Anche scoprire e cogliere tutte le possibilità che i social possono dare alla cultura è, e sarà, un ulteriore passo in avanti nella diffusione del messaggio, cercando di mantenere un livello di scelta sulla base della qualità e non solo della commerciabilità della proposta.

Lei ha intervistato alcuni dei nomi più importanti della narrativa mondiale contemporanea: qualche sorpresa in negativo o in positivo durante i suoi incontri?
Nessuna delusione, quando uno scrittore si rende disponibile nel rilasciare un’intervista lo fa perché vuole dare il meglio di sé. Una delle cose più belle che ho pubblicato sulla Lettura sono le interviste a confronto tra due scrittori, dove chiedo loro di parlare di un tema specifico cercando di far emergere il lato più umano. Quella tra Salman Rushdie e Ian McEwan, per esempio, amici fin da prima dell’attentato a Rushdie, ha portato alla luce una lista di autori imprescindibili ed è stato bello cogliere similitudini e differenze tra i due.

Se non sbaglio anche tra Paul Auster e David Grossman…?
Esatto, quello è un altro incontro che ricordo con piacere. Anche in quel caso i due scrittori erano amici e vennero fuori alcuni racconti di storie personali, come quando Auster prestò il cappotto a Grossmann tanti anni fa (era molto freddo a New York e Grossmann si è presentato in casa di Paul e sua moglie decisamente troppo leggero per la stagione).

Resiste ancora il piacere di andare in libreria, tra fitte scadenze di lavoro, letture “obbligate” e quelle più personali?
Certamente, mi interessano molto anche libri su cui so che non scriverò. Non saprò mai quando queste letture, nel tempo, mi saranno utili, riportando alla luce informazioni, suggestioni o citazioni che fanno poi la differenza nella scrittura. Mi ricollego a quanto detto parlando dei consigli da dare ai giovani.

Cosa sta leggendo adesso?
Il nuovo libro di Soyinka, Cronache dalla terra dei più felici al mondo (Nave di Teseo), un bellissimo racconto ambientato in Nigeria, la sua patria, un romanzo molto importante perché non scriveva romanzi da quasi cinquant’anni.

 

Questa intervista è stata realizzata nell’ambito del corso di Testi e video per l’informazione giornalistica di Carlo Fumagalli. Vedi l’elenco completo degli insegnamenti del Master Professione Editoria. 

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