Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Con Alessandro ho vinto la lotteria: Accento è un sogno che si realizza

Editor, scrittore, autore di radio e tv, blogger. Insieme ad Alessandro Cattelan Matteo B. Bianchi ha fondato la casa editrice Accento. Pochi mesi fa è uscito anche il suo ultimo romanzo La vita di chi resta (edito da Mondadori) in cui racconta senza filtri il dolore vissuto vent’anni fa quando il suo ex compagno si è tolto la vita.

In quel libro hai scritto “Cerco conforto nella letteratura. La mia ancora di salvezza nel mondo”. È questa stessa esigenza che ti ha spinto ad accettare la proposta di Alessandro Cattelan e a buttarti nell’avventura di Accento?
Mi ripetevo spesso che se avessi vinto la lotteria avrei aperto una casa editrice. La lotteria non l’ho mai vinta ma conoscere Alessandro, nell’ordine delle cose cosmiche, è stato l’equivalente di una proposta di matrimonio. Ho una grande fiducia nei libri, nella narrativa come modo efficace ed eccezionale per raccontare e comunicare certe cose.

Un’altra tua frase è “Scrivendo devi fare ordine, devi trasformare la vita in letteratura. Devi renderla sensata per chi ti legge, non riprodurre sequenze illogiche”. Che tipo di direttore editoriale sei?
La vita di chi resta, a differenza di quanto si potrebbe pensare, non è un diario ma un libro per il pubblico. Perciò dovevo comunicare nel modo più efficace possibile, rimaneggiare il materiale biografico. Tradisci dei particolari ma il senso degli eventi resta.

Quindi che tipo di lavoro proponi agli autori che decidete di pubblicare?
Un direttore editoriale deve essere al servizio dei libri e porsi accanto agli autori per rassicurarli quando hanno dei dubbi. Sono convinto che sia compito di un buon editor offrire uno sguardo professionale, perché un autore può perdere lucidità, adottare un ritmo e poi cambiare all’improvviso registro. Ad oggi solo in un caso abbiamo pubblicato un libro nella forma in cui è arrivato. In tutti gli altri siamo intervenuti. E gli autori ci hanno ringraziato. Anja Boato, per esempio, aveva scritto un romanzo ottimo con una frenata in dirittura d’arrivo, come un muffin che cuoce bene e poi si affloscia. Le abbiamo fatto riscrivere il finale almeno quattro volte. Se non intervieni offri un cattivo servizio al lettore.

Come è avvenuta la scelta dei collaboratori, in particolare di Gianmario Pilo ed Eleonora Daniel?
Gianmario Pilo, già direttore commerciale, è stato il primo che ho chiamato dopo aver accettato la proposta di Alessandro, era fondamentale avere qualcuno che conoscesse già l’aspetto pratico. Poi ho chiesto alla Scuola del libro di Roma il nome dell’ex allieva più brava che vivesse a Milano. Mi hanno dato il nome di Eleonora Daniel che a 26 anni si è trovata a capo della redazione. È un modo per dare fiducia alle nuove generazioni. Siamo una casa editrice che ragiona in modo un po’ punk. Ci piace avere forze nuove che diano il proprio contributo e ci aiutino a bilanciare i ragionamenti.

Sono giovani anche Giovanni Cavalleri e Cecilia Bianchini, i grafici di Accento.
Giovanni e Cecilia lavoravano già per Nottetempo e Utopia. Per loro costruiscono delle grafiche seriose. Noi abbiamo chiesto di uscire dalla comfort zone e prendere una direzione super pop e immediata, con immagini di grande impatto che valorizzino il contenuto di ogni libro. Vogliamo puntare, infatti, su una forma di riconoscibilità, data da tanti elementi caratterizzanti. In Italia si predilige il marchio editoriale, noi ragioniamo come in America, puntando l’attenzione su titolo e grafica d’impatto.

Mi ha colpito molto la scelta delle tre collane (“Accento acuto” per gli esordienti, “Accento grave” per i ripescaggi, “Dieresi ” per i saggi) per rappresentare obiettivi diversi. Come l’avete concepita?
La scelta è avvenuta in birreria, il luogo privilegiato per le nostre riunioni e in cui è nato il nome Accento. L’idea della collana degli esordienti è di Alessandro, che voleva mettere la sua popolarità al servizio dei giovani per restituire ciò che il pubblico gli ha dato negli anni. Di certo è una bella sfida perché devi creare un pubblico ex novo. E in effetti è la nostra collana principale utile per posizionarci. Tuttavia occorre anche dimostrare di avere un progetto, per cui ho suggerito una collana di ripescaggi per bilanciare, per dire a tutti che abbiamo gli occhi puntati verso il futuro e anche un’attenzione a quello che già c’è stato. A queste due collane abbiamo unito quella di saggi pop.

Come si decide il primo libro di una casa editrice?
Abbiamo deciso di pubblicare contemporaneamente tre libri per farci conoscere: un romanzo puro, di rottura (Senza Respiro di Raffaella Mottana), uno sperimentale (Tutto ciò che poteva rompersi di David Valentini) e un recupero (Manuale di caccia e pesca per ragazze di Melissa Bank). Abbiamo organizzato una festa di lancio in un locale di Milano, durante la quale abbiamo parlato in tutto, cronometro alla mano, 7 minuti. Dopodiché abbiamo invitato tutti a bere. La nostra prima cliente è stata Daria Bignardi che ha pagato grazie a un POS comprato da Ale quello stesso giorno.

L’8 marzo è stato pubblicato Madama Matrioska, l’ultimo romanzo di Accento in ordine di tempo, che avete presentato a BookPride Milano. In che modo rappresenta la vostra casa editrice in questi primi mesi del 2023?
Si tratta di un romanzo con una struttura sperimentale originalissima, che mi è stato segnalato da una editor. In giro c’è tanta cialtroneria. Quando abbiamo aperto la sezione sul sito per l’invio dei romanzi, ci sono arrivati 1.200 manoscritti. Di questi una buona metà è inopportuna: sono libri fotografici o libri che raccontano di safari o favole per bambini. Ti viene voglia di rispondere anche male, perché ritengo intollerabile che tu non ti prenda la briga di guardare a quale casa editrice lo stai mandando. C’è un dislivello tra domanda e offerta: mi chiedi di prestare attenzione a un lavoro e tu non hai 30 secondi per fare una ricerca su Google e vedere chi siamo e di cosa ci occupiamo. A volte poi è sufficiente il testo della mail per dare un giudizio: spesso sono piene di errori di ortografia.

Prossimi progetti?
Al Salone del libro di Torino presenteremo due nuovi titoli: il ripescaggio del libro autobiografico di una modella degli anni ’80 che fu lanciato da Mondadori con un videoclip sui canali musicali (Fotomodella di Elisabetta Valentini con la prefazione di Antonella Lattanzi) e Baba, il libro di un esordiente italo tunisino che racconta la fusione di due culture. L’autore, Mohamed Maalel, lo aveva mandato al Premio Calvino ma gli ho chiesto di ritirarlo perché lo volevo pubblicare io, dopo aver letto le otto pagine che mi aveva mandato su Instagram. Così l’ho intercettato. Insomma… un’operazione squisitamente pop.

Questa intervista è stata realizzata nell’ambito del corso di Testi e video per l’informazione giornalistica di Carlo Fumagalli. Vedi l’elenco completo degli insegnamenti del Master Professione Editoria.

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