“Nella mia vita ho lavorato al Mulino, ma ci ho fatto tanti mestieri diversi”. Andrea Angiolini, oggi alla guida della casa editrice, ha mosso i primi passi in redazione, imparando il copy-editing, per poi passare alla rivista “il Mulino”, “un’incredibile scuola di rigore e apertura al mondo”. A metà degli anni ’90 ha collaborato con Giovanna Movia alla collana Farsi un’idea, caratterizzata da un sapere non scolastico, basato su oggetti di interesse e non su teorie disciplinari. Erano gli anni in cui in tutta Europa nascevano queste collane; Il Mulino aveva già un universale paperback, ma “Farsi un’idea, a livello di connotazione editoriale – spiega Angiolini – in quel momento era più forte”.
Nel 2012 è diventato direttore editoriale succedendo a Giovanna Movia e a Giovanni Evangelisti, una figura di grande rilevanza in questo settore. Com’è stato il confronto con lui?
Quando l’ho conosciuto, io ero molto giovane e lui una personalità fortissima. È stata una grande scuola: nella pratica quotidiana, senza particolari lezioni, lavorare insieme a lui trasmetteva tanto. Il confronto ti costringe a ripensare continuamente il tuo livello, e da lui e da altri colleghi più d’esperienza ho imparato che l’editoria è innanzitutto conoscenza delle persone e ascolto: i libri non sono nostri, sono di altri e gli autori hanno le loro storie. Tutto questo va valorizzato con umiltà: se arrivi convinto di aver capito tutto, l’editoria non fa per te.
Dall’anno scorso è anche amministratore delegato. Come ha acquisito le competenze che le permettono di rivestire questo ruolo?
Con tanta pazienza. Un po’ speri di avere la capacità di ascoltare e di prendere decisioni, un po’ impari sul campo. Quello che a me è utile – ma se funziona lo si vedrà nel tempo e lo diranno altri – è stato cercare di passare dal particolare al generale. L’editoria passa da un livello artigianale a uno industriale quando riesce a costruire un’organizzazione che cerca delle regolarità e delle economie di scala lungo tutta la filiera. Essendo sia direttore editoriale sia amministratore delegato, devo tenere sotto controllo sia la parte creativa, in modo tale che questa mantenga la sua informalità, sia quella commerciale e gestionale, che naturalmente ha le sue esigenze. È un equilibrio molto delicato.
Il rapporto con i collaboratori è molto stretto, quindi?
Direi di sì. Noi siamo una cinquantina, non tantissimi, e il rapporto è molto stretto. C’è anche una certa informalità che la casa editrice ha sempre voluto tenere: quando ai padri fondatori si chiedeva “ma cosa fate al Mulino?”, la loro risposta fulminante era “noi facciamo delle cene. Ci troviamo e parliamo”. L’informalità fa parte dell’editoria. E lo stile del Mulino è molto informale. Certo, è importante identificare chiaramente i ruoli e assumermi, quando serve, la responsabilità di decidere, di dire sì o no. E anche se con i colleghi sussistono relazioni gerarchiche non bisogna mai dimenticare che anche loro hanno un’autonomia, una loro forza, ed è importante dar loro fiducia.
Ritiene che l’intelligenza artificiale sostituirà completamente ruoli come quelli del traduttore o del correttore di bozze, o si limiterà ad apportare alcuni cambiamenti?
A questo stadio della riflessione, se troviamo qualcuno che lo sa con certezza andiamo a intervistarlo subito! Certamente la trasformazione è molto profonda. In generale, la speranza è che sia uno strumento di supporto, ma non di sostituzione. Il ruolo del traduttore, in particolare, è delicato. La tecnologia, anche per un editore di saggistica, può essere molto utile per la velocità: spesso ci si sente frenati nella traduzione di testi per le tempistiche che questa comporta, e per paura che nel frattempo il tema venga superato. Più in generale la situazione è in fortissima evoluzione, dunque quale sia la risposta definitiva oggi non lo so.
Secondo lei, oggi che tecnologie e intelligenza artificiale stanno prendendo sempre più piede in editoria, avere collaboratori giovani può essere un vantaggio?
È sempre un vantaggio. Qualsiasi industria, azienda o istituzione deve guardare avanti, e questo significa avere il miglior ricambio possibile, anche prima dell’IA. Al Mulino, per fortuna, di recente sono entrate diverse persone giovani o molto giovani, anche stagisti che poi rimangono in casa editrice a lavorare. Ma non è detto che nell’argomento specifico l’età basti. È una questione legata a sensibilità e competenze: ci sono eccellenti colleghi di maggiore esperienza che dovranno essere affiancati da persone più giovani, nella misura in cui esigenze organizzative e possibilità di mercato lo consentiranno.
Il Mulino è sempre stata una casa molto attenta al digitale, ed è la fondatrice di un portale importantissimo per gli studenti, PandoraCampus. Com’è nato?
Secondo lo stesso metodo con cui sono nate le altre piattaforme: studiando le esperienze internazionali. Nei settori della produzione specialistica e della formazione superiore, da molti anni si sapeva che la prossima frontiera sarebbe stata il digitale. Ci chiedemmo quale potesse essere, in questo, la cifra Mulino. Per l’e-learning, prima avevamo un’altra piattaforma, AulaWeb, che aveva solo risorse, ma non il testo completo. La nostra scelta è stata di dire “abbiamo imparato che il libro non va lasciato solo: è il luogo da cui partono altre possibilità. Abbiamo solo le risorse, creiamo una piattaforma che unisca risorse e testo”. È da qui che è nata PandoraCampus.
Molti studenti hanno l’abitudine di appoggiarsi al servizio bibliotecario per lo studio. Da casa editrice specializzata in editoria universitaria, come vi muovete in questo ambito?
Abbiamo sempre avuto rapporti molto stretti con le biblioteche. Durante il Covid, però, abbiamo creato un sistema a crediti: esse acquisiscono i diritti di accesso digitale e i punti vengono scalati ogni volta che uno studente consulta un manuale. Immaginando che a ogni manuale accedano tra i dieci e i quindici studenti contemporaneamente, e che la biblioteca possa permettersi due o tre copie fisiche, è in questo che il nostro servizio digitale è più di supporto.
Questa intervista è stata realizzata nell’ambito del corso di Testi e video per l’informazione giornalistica di Carlo Fumagalli. Vedi l’elenco completo dei docenti e degli insegnamenti del Master Professione Editoria.














