Alla scoperta delle start up editoriali. Reportage del terzo incontro di Editoria in Progress 2015.

Per qualunque lettore il Salone del libro di Torino rappresenta un appuntamento imprescindibile: nei 70.000 metri quadrati del complesso del Lingotto si raduna, infatti, tutta l’editoria italiana. Ogni anno viene scelto un tema, un fil-rouge che lega gli incontri e gli eventi (che si inseguono e susseguono senza sosta), e il tema di quest’anno è stato “Le meraviglie d’Italia”. Un richiamo all’immenso patrimonio artistico, culturale e paesaggistico che continua a renderci fieri del nostro bel paese, sicuramente; ma anche un omaggio allo sforzo, alla passione, all’energia e alla creatività di chi ogni giorno si adopera per far nascere un libro, piccolo e prezioso involucro di bellezza.

Fare editoria, però, non equivale solo a pubblicare libri. Fare editoria vuol dire innanzitutto trovare sempre nuove strade, nuovi modi per comunicare e creare così fitte reti di relazioni. Ed è quello che hanno fatto Michela Gualtieri, CEO e manager di Tribook, rete di e-commerce sostenibile che mette in comunicazione librai indipendenti e lettori, Marisandra Lizzi, fondatrice di IPress News Social , piattaforma social dedicata al mondo dell’informazione e Daniela Calisi, technological evangelist di PubCoder, software che consente di creare agevolmente ebook multilingue e interattivi.

Abbiamo ascoltato la storia delle loro avventure imprenditoriali in occasione dell’ultimo appuntamento di Editoria in Progress, dedicato al tema delle start up editoriali e delle strategie social.

L’incontro, introdotto da Paola di Giampaolo, coordinatrice del master e docente di web, ecommerce e metadati per l’editoria e moderato da Davide Giansoldati, docente del corso SEO & Social Network, si è aperto con una ricostruzione dei motivi che hanno portato alla nascita delle start up, è proseguito con una riflessione sulle caratteristiche che determinano l’unicità di ciascuna e sulla loro relazione con i social network e si è concluso con alcuni consigli per realizzare una propria start up editoriale.

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Tribook, una tribù votata allo sviluppo locale e sostenibile

La prima a prendere la parola è stata Michela Gualtieri, la quale ha raccontato di aver creato Tribook per superare le tradizionali difficoltà d’acquisto dei libri (tempi d’attesa eccessivi, librerie spesso isolate e distanti, ecc.). Tramite Tribook è infatti possibile scoprire in quale libreria è presente il libro di proprio interesse, ordinarlo online e questo verrà poi recapitato… in bicicletta! Una delle caratteristiche della start up è infatti quella di essere sostenibile ed ecologica, e di voler pertanto creare una comunità di lettori e librai attraverso l’incentivazione dello sviluppo locale. Alla base vi è innanzitutto il riconoscimento dell’importanza del rapporto interpersonale. Si crea quindi una rete presente sia offline che online (grazie ai social network). È un esempio di ciò il modo in cui Tribook ha partecipato a #ioleggoperchè: nel mondo reale in occasione dell’iniziativa è stato allestito uno stand in uno spazio di coworking a Milano con i libri di #ioleggoperché, sui quali chiunque poteva apporre una dedica; nel mondo virtuale invece, è stata data la possibilità ai membri della tribù di invitare un proprio amico a leggere un libro (che sarebbe poi stato successivamente recapitato in bicicletta).

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IPress, una piattaforma per una gestione social delle notizie

Completamente diverso invece il tipo di difficoltà che si è trovata ad affrontare Marisandra Lizzi all’inizio della sua carriera come addetta all’ufficio stampa: già a partire dagli anni ’90, infatti, ha dovuto fare i conti con l’insofferenza dei giornalisti nei confronti delle agenzie e ciò ha fatto nascere in lei il desiderio di realizzare una piattaforma che rendesse possibile un’effettiva unione fra il mondo dell’informazione e quello della comunicazione. Questo desiderio ha poi assunto una forma sempre più concreta negli anni seguenti grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie, sino al lancio del sito nel 2010. Scopo di IPress è offrire agli utenti una visione quanto più globale e immediata possibile di tutto ciò che viene scritto, comunicato e diffuso da tutti i media in un determinato momento: ciò avviene attraverso una mappatura dei profili (Facebook, Twitter, Linkedin e Amazon) di giornalisti, blogger e testate giornalistiche. La piattaforma viene inoltre concessa gratuitamente per la promozione di eventi quali il Premio Marzotto, il Festival Internazionale del Giornalismo e il Festival del Giornalismo di Fano.

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PubCoder, uno strumento per tutti per creare ebook moderni e interattivi

PubCoder, invece, racconta Daniela Calisi, è nato con l’obiettivo di permettere anche alle persone che non hanno particolari skills tecnologiche di creare ebook interattivi, ed è dunque in concorrenza con altri programmi che offrono questa possibilità come Adobe e Quark Xpress. La volontà è quella di essere uno strumento nelle mani di autori, editori, illustratori e self-publisher, cui viene garantita una costante assistenza. Il software si differenzia dagli altri programmi attualmente presenti sul mercato per la facilità con la quale è possibile convertire gli ebook per renderli leggibili su tutte le piattaforme e con tutti i device. Per quel che riguarda il rapporto con i social network, invece, si mira ad avere un impatto prima sulla realtà e poi sulla rete. Nel 2014, per esempio, l’incontro fra PubCoder e lo IED Torino (Istituto Europeo di Design) ha portato a un progetto che ha visto nove ragazzi impegnati nella realizzazione del proprio ebook interattivo; gli ebook sono poi stati presentati alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. L’esperienza è stata poi raccontata sul web ottenendo grande successo.

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Quali sono dunque, i consigli per avviare una start up editoriale? Non farsi scoraggiare dai detrattori, partecipare a eventi e incontri dedicati al tema per cercare collaboratori (tenendo presente che non è strettamente necessario avere una propria idea di partenza, si può coltivare con la stessa passione ed energia anche un’idea di altri). E soprattutto: innamorarsi di ciò che si fa e metterci l’anima.

 

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