Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Scrivere la realtà. L’arte del saggio perfetto di Brian Dillon

Brian Dillon
Scrivere la realtà. L'arte del saggio perfetto
(5)
5/5

Editore:

Il Saggiatore

Traduzioni:

Andrea Sirotti

Anno:

2023

Genere:

altro

Pagine:

208

Prezzo:

€ 18.00

ISBN:

9788842828273

“In altre parole, il saggio è prima di tutto una forma di misura o giudizio, non tanto un modo di valutare se stesso, o i suoi poteri, o quelli del suo autore, quanto piuttosto un soppesare qualcosa di esterno a esso. Saggiare, quindi, significa vagliare.”

Come si scrive un saggio? Quali sono le sue caratteristiche proprie? Sono i quesiti a cui Brian Dillon, professore di Critical Writing al Royal College of Art di Londra, cerca di rispondere in Scrivere la realtà. L’arte del saggio perfetto, pubblicato da Il Saggiatore.

Guidando il lettore con la sua prosa frammentaria ma lucida, l’autore prova a tracciare il percorso che un saggio dovrebbe seguire. Scrive in un passo del testo: “Mi piace l’idea che il saggio sia una sorta di conglomerato: o un aggregato di materiali diversi o di modi disparati per dire cose uguali o simili”. Vengono svelati, così, i valori cardine del genere: l’incompiutezza e la frammentarietà. La mente di uno scrittore si avventura, curiosa alla scoperta di nuovi temi e fatti del mondo che vorrebbe raccontare. Ma nessun soggetto è, in realtà, esauribile nel saggio, può solo farvi breccia per frammenti che l’io scrivente tesse insieme, tirando le fila del discorso.

Da questa premessa, Dillon passa poi a descrivere uno degli strumenti propri del saggio: l’elenco (o la lista). È una strategia letteraria fondamentale, ed è la più diffusa. Un elenco, infatti, cerca di contenere tutte le informazioni possibili e utili su un tema, affinché l’autore non perda di vista ciò che è importante narrare. Eppure, la lista non è mai esaustiva, anzi è la riprova che in una trattazione qualcosa venga inevitabilmente lasciato da parte.

L’elenco, per Dillon, è anche uno stratagemma per arginare l’ansia che in qualche modo deriva dalla scrittura, dalla pagina bianca che fissa l’autore nell’attesa che egli formuli un pensiero. Questo ci fa comprendere che scrivere un saggio molto spesso comporta anche un investimento personale dell’autore. Dillon, per esempio, non esita a svelare a chi legge le sue battaglie con la depressione, da cui deriva la necessità di scrivere per rifuggire il dolore.

Con un ritmo lento e posato, l’argomentazione sul genere si snoda tra le pagine portando come esempio gli autori più svariati. Tra i principali, Virginia Woolf, Michel de Montaigne, Susan Sontag, Roland Barthes, Theodor Adorno, George Perec ed Elizabeth Hardwick.

Il genere del saggio appare di difficile categorizzazione. Nel tentativo di definire cosa sia, sfruttando suggestivi spunti letterari, Dillon giunge infine alla conclusione che una sua chiara descrizione sia impossibile. Non esiste una soluzione univoca per scriverlo. L’unica certezza è che l’arte, e in particolar modo la scrittura, è uno strumento di consolazione e di catarsi per ogni uomo, e soprattutto per un autore.

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