“Forse io e Bo siamo solo questo: due persone che si lasciano il peggio alle spalle guardando con speranza al futuro”
Cosa succede quando, a una festa di Halloween, due perfetti sconosciuti si presentano entrambi vestiti da pirati… per un motivo decisamente valido? Win ha una malformazione alla mano e ha pensato che un uncino potesse sdrammatizzare. Bo ha una gamba amputata e, per il suo costume, una gamba di legno gli è sembrata la scelta più ironica (o forse la più onesta). Così si conoscono. Così comincia Out on a Limb. Ed è già impossibile non volerli seguire.
Hannah Bonam-Young — voce sempre più riconoscibile nel panorama del romance contemporaneo — ci regala un romanzo tenero, lucido e fuori dagli schemi. Out on a Limb è una storia d’amore, certo. Ma è anche una riflessione affettuosa su cosa significhi accogliere, accettare e lasciarsi sorprendere dalla vita (anche quando arriva sotto forma di test di gravidanza positivo dopo quella che doveva essere solo una notte passata insieme).
La storia di Win e Bo non rientra nei trope più classici del romance: non ci sono nemici che diventano amanti, né si vedono dinamiche difficili e tossiche. Sono solo due persone che decidono — consapevolmente, lentamente, ironicamente — di essere nella vita dell’altro. All’inizio come amici, poi… beh, la chimica fa il resto!
Bo è quel tipo personaggio che ti fa sospirare a ogni suo gesto. Non idealizzato, ma presente. Dolce, concreto, sempre pronto ad ascoltare e a fare spazio. Quello che ti chiede come stai e, interessato, aspetta davvero la risposta. Quello che si emoziona davanti a un’ecografia. Win, invece, è ironica, brillante, diretta. Ha una personalità enorme e una tenerezza che spunta proprio nei momenti in cui abbassa la guardia. La sua disabilità, come quella di Bo, non è mai trattata come il centro del racconto, ma come una parte della loro umanità. Non è fonte di dramma, né oggetto di compassione.
“È molto più facile comunicare le proprie insicurezze quando non è necessario verbalizzarle. Non è ciò che vorremmo tutti? Essere visti e ascoltati? Accettati, anche quando non siamo capaci di chiederlo?”
Uno degli aspetti più riusciti del romanzo è il modo in cui riesce a costruire intimità. Ci sono romance che puntano tutto sulla tensione o sul conflitto, Out on a Limb sceglie invece di puntare sull’empatia. Bonam-Young racconta l’amore come qualcosa che si coltiva nella quotidianità, tra battute condivise, attenzioni reciproche e cura concreta. È una visione romantica, sì, ma anche sorprendentemente realistica.
Lo stile è intimo, scorrevole, ma capace di sorprendere con frasi che restano addosso. Le scene più quotidiane — una colazione condivisa, una camminata silenziosa, un gesto premuroso — sono scritte con tale autenticità da diventare il cuore pulsante del romanzo. Non ci sono stravolgimenti drammatici, colpi di scena assurdi o rotture forzate: c’è la vita. E, in mezzo, un amore che cresce silenzioso, ma forte.
“Le nostre anime si sono legate molto tempo fa, credo. Ora lo stiamo semplicemente ammettendo a noi stessi”
E poi c’è l’epilogo. Senza rivelare nulla, basti dire che le ultime pagine riescono a condensare tutto ciò che rende questo libro speciale: amore, tenerezza, crescita. Un finale che emoziona, consola, lascia il cuore pieno.
In un mondo editoriale sempre più ricco, questo libro è un esempio di come si possa scrivere di disabilità, amore e maternità non pianificata in maniera magnifica e senza per forza utilizzare i soliti trope. È il libro perfetto per chi ha amato Reminders of Him di Colleen Hoover, ma cerca qualcosa con meno dramma e più calore. Out on a limb è un romance che non urla, ma resta.

















