Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

L’impronta dell’editore di Roberto Calasso

Roberto Calasso
L'imronta dell'editore
(5)
5/5

Editore:

Adelphi

Anno:

2013

Genere:

altro

Pagine:

172

Prezzo:

€ 12

ISBN:

978 88 459 2774 4

“Sempre più, nel nostro secolo, l’editore è diventato una figura occulta, un invisibile ministro che dispensa immagini e parole seguendo criteri non immediatamente chiari, che suscitano l’universale curiosità. Pubblica forse per fare denaro, come tanti altri produttori? Nel profondo, pochi ci credono, se non altro per la fragilità del mestiere e del mercato. […] C’è sempre un di più che viene attribuito all’editore. Se esistesse (e non l’ho mai incontrato) un editore che pubblica soltanto per fare denaro, nessuno gli darebbe ascolto.”

A quasi 10 anni dalla sua pubblicazione, L’impronta dell’editore di Roberto Calasso offre ancora strumenti di analisi e spunti di riflessione di estrema attualità. Si tratta di una raccolta di pezzi in gran parte già pubblicati, riuniti sotto il celeste pastello e l’ormai indistinguibile griglia grafica della casa editrice adelphiana. Gli undici scritti, composti tra il 1975 e il 2009, furono pubblicati in occasione dei 50 anni dalla nascita di Adelphi, per ricostruirne la storia attraverso le figure, il pensiero e la forma che da sempre contraddistingue la casa.

Bazlen, Manuzio, Roth, Simenon, Wolff, Gallimard, Suhrkamp, Einaudi e molti altri. Sono gli autori, gli editori e i personaggi che con Adelphi hanno intessuto un rapporto di dare-avere, che sia un titolo nella “Biblioteca” o un modo di pensare comune la letteratura e soprattutto il ruolo, l’impronta appunto, che l’editore può ancora garantire.

È un libro per i lettori adelphiani ma non solo, perché il suo autore ci presenta l’evoluzione del mestiere dell’editore soffermandosi sui problemi e i limiti che il panorama editoriale attuale ancora presenta. Di fronte all’espansione dell’invasamento informatico, non saper distinguere informazioni inutili da ciò che serve conoscere fa la differenza. Il mestiere dell’editore è tramandare questa differenza attraverso un semplice giudizio: dire sì o no a un titolo per operare una selezione e impedire che l’iperconnessione a cui siamo abituati si arricchisca di un testo di cui (in quel momento, per quell’editore) non c’è necessità.

Al contrario, oggi gli stessi editori sembrano dubitare della loro funzione, entrando nel circolo dell’appiattimento delle differenze e della ricerca degli stessi titoli. Lontani i tempi delle scommesse editoriali di inizio Novecento, per Calasso serve un po’ più di coraggio nel perseguire la qualità. Non in quanto contrapposta alla commerciabilità e al grande pubblico, ma perché si dia la percezione del lavoro di una casa editrice, che non solo seleziona, ma opera incastri e richiami, anche inconsapevoli, visibili solo sulla lunga distanza; in nome di un marchio e di un’identità che oggi più che mai è il primo punto di forza di qualsiasi attività industriale.

Se ci spostiamo a inizio raccolta, Roberto Calasso sembra anticipare le risposte alle domande finali. Non c’è una ricetta unica o un solo modo di concepire il mestiere dell’editore, Calasso però può parlare degli ingredienti che da sempre contraddistinguono la casa Adelphi, poche ma fondamentali indicazioni: “fare bene quello che in precedenza era stato fatto meno bene e fare per la prima volta quello che prima era stato ignorato”. E ciò che prima era stato ignorato era in gran parte l’essenziale per un uomo come Roberto Bazlen; è proprio in occasione della definizione del catalogo Adelphi, infatti, che il critico parlò di libro unico, “quello dove subito si riconosce che all’autore è accaduto qualcosa e che quel qualcosa ha finito per depositarsi in uno scritto”.

Quando un libro del genere ti capita tra le mani, si aggiungono carta opaca, colori dai toni intermedi e uno schema grafico per inquadrare l’immagine scelta sulla base del rovescio dell’ecfrasi, ovvero il potere di descrivere il testo con un’immagine. Sembra un mondo lontano da quello presente, Calasso stesso lo riconosce, ma se i modi sono cambiati, e le potenzialità di pubblicazione enormemente aumentate, il fine deve restare lo stesso.
Raccontando il passato della sua casa editrice e dei suoi modelli, per gli editori presenti resta, infine, una via d’incoraggiamento e una fiducia a far bene, a puntare su un’editoria che non ha paura di rischiare, di spostare la soglia e di non considerarsi una causa persa.

Questa recensione è stata realizzata nell’ambito del corso di Web, e-commerce e metadati per l’editoria di Paola di Giampaolo. Vedi l’elenco degli insegnamenti del Master Professione Editoria.

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