Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

L’estetica tipografica di Giuseppe Chiantore

Anno:

Genere:

Giordano Milo

Professione Editoria

“Ecco perché io mi arrischio di ricordare ed ai tipografi miei colleghi, ed a quei dotti che ricorrono all’arte nostra, que’ precetti che valgono, per mio avviso, a richiamare l’arte tipografica a ‘norme precise e concordi di vago stile, ed a presentare alle opere della mente e del genio umano una veste condegna che le renda gradite a primo aspetto, e ne accarezzi la lettura.’”

Pubblicata per la prima volta nel 1874 come appendice alla Prefazione al Manuale tipografico di Giambattista Bodoni, la Dissertazione estetica di Giuseppe Chiantore, tipografo piemontese di cui poche sono le notizie biografiche, è un caso esemplare di omaggio e celebrazione di un’estetica tipografica di ispirazione bodoniana.
La vocazione filosofica di questo saggio appare evidente (oltre che dal titolo) già da quella che parrebbe essere un’implicita citazione della Critica del giudizio di Kant, con cui il testo si apre: “La tipografia è arte bella o meccanica?” Sebbene l’elemento di meccanicità non sia trascurabile, per Chiantore la tipografia è soprattutto un’arte bella, poiché al pari delle sue consorelle ha la potenza di dare alla scienza una veste immortale e ai concetti l’estensione e la diffusione necessarie, facendo per le idee “ciò che la natura [fa] per la riproduzione”. Ed è proprio a tale nobile arte che è dedicato il saggio di Chiantore, a metà tra l’elogio e la ricostruzione storica, tra l’analisi estetica e la descrizione stilistica.

Sempre a Kant l’autore pare riferirsi non solo quando, nella Conclusione, parla del gusto come della “facoltà dell’animo più atta al progredire”, ma anche quando invita a non confondere l’arte tipografica con un “mestiero da bracciante qualunque”, sottolineando al contempo l’importanza di una formazione adeguata per gli aspiranti tipografi. Diversamente dalle opere di pura filosofia, però, il testo di Chiantore mantiene una costante impostazione euristica e quasi empirica, come dimostrano le frequenti dichiarazioni ‘programmatiche’ dell’autore: “Non sono regole fisse, ma d’uso, e giovano a dar agio di lettura e vaghezza ad un libro”, “[N]on vi può essere regola fissa; un buon gusto è il miglior giudice”, “[L]’uso, ha formato delle regole, perché esso ha avuto una sanzione da molte menti capaci di giudicare: io parlo in linea d’arte”, ecc.
Allo stesso principio empirico si ispirano le metafore con cui l’argomentazione procede, due in particolare: quella architettonica – per cui “Il libro è un piccolo edifizio” e i rapporti tra le sue parti devono essere quelli tra strutture architettoniche per garantire l’euritmia, ovvero la perfetta proporzione – e quella teatrale – per cui, con riferimento alla Poetica di Aristotele, “L’unità di tempo e luogo vi è rappresentata dall’unità di tipo”.

Da poco riscoperta da Ronzani, editore specializzato in storia e cultura del libro, la Dissertazione – che ha molto da dire anche al lettore contemporaneo – viene riproposta in un’edizione riccamente corredata da cinque lettere d’autore, un’appendice di recensioni al testo e un apparato di tavole che riproducono alcuni frontespizi bodoniani.

Questa recensione è stata realizzata nell’ambito del corso di Web, e-commerce e metadati per l’editoria di Paola Di Giampaolo. Vedi l’elenco completo degli insegnamenti del Master Professione Editoria.

Giuseppe Chiantore – L’estetica tipografica e altri scritti sulla tipografia (1871-1879)

136 pagg., 12,00 euro – Ronzani Editore 2020 (Typographica. Storia e culture del libro)

ISBN 978-88-87007-82-4

Tag: chiantore, bodoni, tipografia, estetica tipografica, storia del libro

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