Perché Pasolini? La risposta in un podcast di Walter Siti

Copertina di Perché Pasolini, podcast di Walter SitiIl centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini sembra aver rianimato il suo mito. In un articolo del 2006, Walter Siti, curatore delle sue opere complete, ne identificava provocatoriamente le componenti. Il mito Pasolini ci dà la soddisfazione di amare la poesia senza la noia di doverla leggere, regala l’illusione di poter sopperire con la passione all’intelligenza, trasforma la sua omosessualità in un’occasione per sentirsi tolleranti e superiori. Questo fenomeno parareligioso non è ineludibile. Perché Pasolini?, un podcast curato dallo stesso Siti e realizzato da Chora Media, è un viaggio intimo e personale alla riscoperta dell’autore al di là della sua figura mediatica.

Per Siti, quello con Pasolini è un rapporto lungo una vita intera, fatto di conflitti e ammirazione. Da romanziere, lo nomina già in Troppi Paradisi e lo fa per indicare un rivale: “Pasolini Pier Paolo. L’anti-mediocre per eccellenza, a sentir lui. Quello che ha gettato il proprio corpo nella lotta, che non ha taciuto di fronte al degrado italiano e al rischio di totalitarismo; l’apostolo delle borgate, colui che è riuscito a utilizzare la propria sessualità come uno strumento conoscitivo”. Pasolini è l’antagonista dichiarato del Walter protagonista dell’autofiction, la figura capace di riattivare una serie di identificazioni e conflitti. Verso di lui Walter si sente in una posizione servile, non può che vederlo come un padre ideale troppo ingombrante. L’intertestualità si esprime allora attraverso la ribellione, con negazioni e inversioni: “se tesso l’elogio del tirare la carretta è per oppormi a lui”.

Da critico, Siti non riesce a nascondere un certo turbamento: “Non ci posso credere. Non posso credere che per cinquant’anni mi sono occupato dello stesso scrittore”. Sono le prime parole di Quindici riprese, il volume edito da Rizzoli in cui Siti raccoglie tutti i suoi saggi pasoliniani. Non sono propriamente quindici – sono una ventina, ma gli ultimi cinque, più brevi, sono raggruppati – e non sono solo dei saggi, ma riprese: sia perché gli stessi concetti vengono approfonditi e sviluppati, sia perché Siti paragona il proprio rapporto con Pasolini a un incontro di pugilato da risolvere in quindici round.

Ritratto di Walter Siti per Perché Pasolini

“Non ci posso credere”, dicevamo. A maggior ragione perché Pasolini non è uno scrittore di cui non si possa fare a meno. Non è Dante, non é Cervantes, né Shakespeare, né Dostoevskij. Forse non è il migliore del secondo Novecento in Italia in nessuna delle forme artistiche che ha sperimentato. Ma allora perché Pasolini?

Il podcast risponde a questa domanda attraverso un itinerario tra i luoghi del poeta e ascoltando le voci di chi gli è stato vicino, di chi lo conosce bene, di chi lo scopre solo ora. Irresistibile per freschezza quella di uno dei ragazzi di vita incontrati da Pasolini, preziose quelle di chi ne cura la memoria.

Come può immaginare chi ha letto i suoi libri, Siti non si fa mai davvero da parte. Il taglio narrativo è molto personale, Pasolini è raccontato dagli occhi di chi vede Teorema e ci riconosce lo stesso sguardo sul corpo maschile, da quelli del giovane che studia Pasolini in tesi e lo visita a Roma, da quelli dell’uomo e dell’artista che non può fare a meno di confrontarcisi. Interviene nelle puntate anche Gianmarco Perale, autore classe 1988 di Le cose di Benni.

Pasolini è un autore che può piacere molto ai lettori più giovani. Di sé scriveva: “Adulto? Maimai, come l’esistenza / che non matura”. Pasolini non ha mai davvero smesso di essere adolescente, di cercarsi, di reinventarsi. La sua cifra esistenziale, al di là delle nevrosi, è quella di un vitalismo inesausto. È una persona con l’allegria feroce di chi vuole divorare la realtà con la parola. Non ha conosciuto la vecchiaia; agli occhi di Siti è morto quasi ancora giovane.

Pier Paolo Pasolini e ragazzi

Anche nei ragazzi, Pasolini cerca innanzitutto vitalità: le frasi prese dalla loro bocca vanno ad arricchire il mosaico linguistico delle opere romane, lasciano intuire chiacchierate, pizzerie, serate condivise. Siti nota, in un commento un po’ estemporaneo ma felice, che in Ragazzi di vita, ma non solo, colpiscono i magnifici ritratti delle loro estati. Con Ninetto, forse il vero amore della sua vita, Pasolini sembra ritrovarsi in un vero e proprio scenario edenico. Un pomeriggio, in riva al Trasimeno, Ninetto si lancia su dei meli, ne coglie i frutti e lo trascina nella sua gioia vitale: “sotto quello slavato cielo estivo, nella pace ambigua della campagna, ho assaggiato l’ambrosia, sole e pioggia mescolati insieme. Era tanto che non sentivo un piacere fisico così acuto”.

Parlare dell’omosessualità di Pasolini in questi termini rischia però di essere ipocrita. Per Pasolini l’omosessualità è qualcosa di estraneo al proprio temperamento, è un peso gravoso che gli è stato messo sulle spalle, è in definitiva una condanna. È indifferente, quando non ostile, alla stessa idea di diritti gay. Illude con false promesse molti dei ragazzi che conosce, esplode in una rabbia violenta e misogina quando Ninetto decide di sposarsi. Il podcast non evade il tema: si raccontano le ipocrisie, le contraddizioni, i punti ciechi. Non si lascia calare il silenzio neanche sulla pederastia: inutile negare che i ragazzi che Pasolini frequenta sono molto giovani. All’ascoltatore resta l’invito a valutare se e in che misura vita e posizionamenti politici possano cambiare il giudizio sull’artista.

La serie riesce a coniugare racconto pop e riflessione colta. Non rintraccia il vitalismo pasoliniano solo in una serie di aneddoti biografici; Siti riconduce a questo spirito anche elementi di poetica, come l’idea che le norme letterarie debbano essere forzate per raggiungere la realtà. Siti vede in Pasolini un espressionista: non c’è la parola goduta nella sua assolutezza, ma la percezione dell’insufficienza dell’arte. La parola si deve torcere nella propria impotenza, diventare più di sé stessa. Nella Divina mimesis a Virgilio Pasolini fa dire che nessun poeta “ha mai avuto paura della letteratura. Non si ha paura delle cose di cui si è tanto più forti”.

L’abilità di Siti è di riuscire a tradurre il discorso critico in episodi perfettamente inseriti nel contesto di un podcast. Pasolini, di ritorno dall’aeroporto di Fiumicino, prova a descrivere il sole in versi e avverte tutta l’insufficienza della parola. Di fronte a questa vera e propria crisi, la via di uscita è offerta dal cinema. La macchina da presa desta in Pasolini una vera e propria euforia: a farsi segno sono ora gli stessi oggetti della vita, il territorio che gli si apre è ancora vergine e presenta difficoltà stimolanti. È un entusiasmo persino ingenuo – Fellini stronca “Accattone” –  ma fa di Pasolini un autore capace di trasformare in modo radicale la propria arte.

Pasolini e il cinemaLa transmedialità di Pasolini è facilmente testimoniata dalle tante forme artistiche che sperimenta: dai versi al romanzo, dal cinema al teatro, dall’intervista d’autore alla sceneggiatura concepita come genere autonomo. Proprio quest’ultima gli suggerisce un’idea fondamentale. Quando si legge una frase in una sceneggiatura è naturale integrarla con l’immagine che potrà generare nel film. È una forma che allude strutturalmente a qualcosa fuori di sé. Pasolini estende questa idea a qualsiasi segno scritto: la poesia, il romanzo devono essere integrati dal corpo e dalla vita di chi li scrive. Questa intuizione rende ancora più importante il ruolo del personaggio Pasolini, a metà tra fiction e persona reale.

“Perché Pasolini” raccoglie questa sfida. Non è possibile parlare di Pasolini ignorando la forza metaforica del suo personaggio, che non coincide con il suo mito. Il “personaggio che dice io” nella sua poesia è irresistibile, trascina verso l’identificazione o la ribellione. O ci litighi o ti ci immedesimi. Questo rende il racconto di Siti così prezioso: dietro c’è un’intera vita fatta di amore e di odio, di ribellioni e di innumerevoli punti di contatto. All’ascoltatore del podcast è chiaro fin dai minuti passati sulla tomba di Pasolini e della madre a Casarsa: parlare di Pasolini cancella in Siti i confini tra l’uomo, il lettore, l’artista e il critico.

L’ultima puntata del podcast – così come d’altronde l’intero volume di Quindici riprese – si propone come addio, fine dell’ossessione, chiusura del cerchio. Sul luogo dell’omicidio di Pasolini a Ostia una breve, struggente lettera chiude la serie e, forse, una relazione durata cinquant’anni. Perché Pasolini? somiglia così a un passaggio di testimone nel confronto con la forza stilistica e l’onestà intellettuale che aveva Pasolini.

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