“Oggi ho fatto delle cose che forse un giorno diventeranno qualcosa che ho scritto”. Dialogo con due giovani scrittori.

Paolo Bontempo e Gianluca Dario Rota prima di essere scrittori sono due amici. Si incontrano alla Civica Scuola di Cinema e con un collettivo da loro formato vincono il Premio Mattador 2019 per la migliore sceneggiatura. Partecipano al Milano Pitch 2019 e la sceneggiatura che portano diventa il loro libro, Giugno, pubblicato da Sperling & Kupfer proprio nel giugno del 2020.

 

 

Scrivere: è un sogno nel cassetto realizzato oppure è una passione che vi è nata più tardi?

Gianluca Dario Rota: A 11 anni ed ero appassionato di fantasy e desideravo scrivere grandi romanzi. Poi a 18 anni poesie. Poi letteratura. Era un’idea vaga che però è sempre rimasta nel tempo. Ma andando a studiare Cinema è cambiato anche il mio concetto di autore: se lo consideri come il consacrato nella letteratura che elargisce al mondo la propria verità, è ovvio che tu non puoi farlo come lavoro. Questa cosa mi ha liberato dal peso di fare una cosa perfetta, di dover fare la storia della letteratura con ogni frase che scrivevo. È stata una liberazione Ho scoperto l’umiltà dello scrivere: sai bene che quello che scrivi avrà a che fare con opinioni di persone che potrebbero non pensarla come te. La sceneggiatura non è un’opera finale ma verrà presa in mano da altra gente. E questo sogno alla fine si è realizzato nel modo più inaspettato: scrivere un romanzo con un’altra persona.

Paolo Bontempo: Fin dalle medie ho sempre scritto sia poesia che narrativa ma c’è stato un punto di svolta quando, verso la fine del percorso scolastico, per compito avevamo da scrivere un racconto. In quel periodo mi sono appassionato al cinema e, appena tornavo a casa, guardavo vecchi film, stavo sveglio anche tutta notte. Ovviamente all’epoca dicevo che volevo fare il regista Poi ho scoperto che i film li scrivono gli sceneggiatori. Subito dopo il liceo classico mi sono iscritto alla Civica per studiare sceneggiatura. Ho sempre capito di voler scrivere nella vita, il perché è una scoperta continua: ti svegli e dici “adesso scrivo”, anche se non è una cosa facile.

Che rapporto c’è tra lettura e narrazione?  Che cosa cambia quando si passa dalla parte del lettore a quella del narratore?

Paolo Bontempo: Senza accorgermene i libri mi hanno accompagnato sempre nella mia vita, hanno sempre formato il mio immaginario, così come i film e le serie tv. Credo che allo stesso modo sia nata la scrittura: è nata casualmente e ci ho visto qualcosa. Lettura e scrittura sono molto collegate, per entrambe c’è il bello di iniziare qualcosa senza sapere dove ti porterà ma sempre con il presentimento di poter scoprire qualcosa in più. Lo scrivere è un investimento dal punto di vista emotivo, che deve essere disciplinato mentre fai vivere i personaggi, e non è sempre facile trovare questo equilibrio. Ma cambia tanto tra scrivere e leggere, anche perché per me leggere è stata una distrazione. Inoltre lo scrivere è cambiato con la mia vita: prima tornavo a casa e scrivevo come liberazione, ora lo faccio di lavoro.

Gianluca Dario Rota: un libro mi prende e secondo me funziona quando mi emoziona perché ci vedo una verità che voglio vivere. Per me il libro migliore è quello che è capace di farti venir voglia di continuare a leggerlo ma allo stesso tempo di buttarlo in un angolo per andare a cercare quella cosa che stai leggendo nella vita. Ci sono proprio dei libri che leggendoli mi fanno bruciare le mani e la cosa bella è quando, scrivendo, senti la stessa cosa. Arrivare a comunicare questo efficacemente è lo step successivo. Quando scrivere diventa un mestiere allora è più difficile accede all’investimento emotivo perché comunque devi essere disciplinato dalla tecnica e sembra che questi due facciano sempre a pugni: se usi la tecnica ti senti meno emotivo mentre quando sei troppo emotivo tecnicamente non funziona. È un equilibrio difficilissimo.

Come vi siete gestiti con la scrittura a quattro mani?

[si guardano, ridono]

Gianluca Dario Rota: In realtà è una menzogna, ha scritto tutto lui (indica Paolo).

Paolo Bontempo: Avevamo già tutta la sceneggiatura prima, che ci ha fatto da traccia di partenza. Poi Gianluca scriveva un capitolo, lo mandava a me, io lo cambiavo e lo rimandavo. Passaggi così potevano capitare anche cinque, sei, sette volte, ma la scrittura è stata “50 e 50”. se apri il libro e ci leggi una frase noi non sappiamo chi l’abbia scritta. C’è stata una simbiosi per il progetto, non per portare avanti il nostro stile. Ci siamo sacrificati, qualcuno direbbe. Invece noi diciamo che ci siamo completati.

Non volevate giudicare i personaggi, né in positivo né in negativo anche se il protagonista ha la coscienza di ciò che è bello, giusto e buono, tanto è vero che lui voleva unire il buono di entrambe le realtà. Perché questa scelta di rimanere neutrali?

Paolo Bontempo: Quando ci siamo messi a scrive Giugno abbiamo cercato di dare tridimensionalità a tutti ma senza dare una morale finale, perché volevamo rimanere fedeli alla testa del protagonista: si domanda se una cosa è giusta o sbagliata ma non ha le risposte. Noi non abbiamo mai voluto raccontare come si diventa grandi, volevamo raccontare di una crescita, vedere Domenico, il protagonista, dall’esterno, e così anche i suoi personaggi: nessuno di loro viene approfondito perché se non si raccontano loro allora è stato giusto da parte nostra non volerli raccontare noi.

Gianluca Dario Rota: Quello che volevamo raccontare è il forte desiderio di Domenico: lui vede la bellezza sia nell’oratorio che nella sua gang di amici Se lui non sceglie mai è perché non è abbastanza grand per poterlo fare. Il protagonista ha il problema di pensare troppo per cui dentro la sua testa ogni cosa diventa gigantesca e come tutte le storie, se lui avesse fatto le cose come sarebbero dovute essere, il libro sarebbe finito al capitolo cinque. La solitudine è anche non avere chiarezza.

Voi invece come siete cresciuti scrivendo Giugno?

Paolo Bontempo: Io ho fatto fatica, è stata una “botta” passare dal semplice scrivere al “sono nelle librerie”. Si passa dal semplice lavoro alla responsabilità, anche se piccola o simbolica, di raggiungere una certa quantità di persone. Pensavo di non arrivare a questo passaggio ma è stata la cosa che ha cambiato la mia percezione su tante cose della mia vita, che voleva basarsi sullo scrivere. Il senso di responsabilità improvvisamente è arrivato e sto ancora cercando di capirlo. Sono alla ricerca di questo bilanciamento.

Gianluca Dario Rota: Per me è stata una grande lezione anche di disciplina grazie a Paolo, in fase di scrittura. Ciò che è successo dopo, anche se in modo limitato a causa del Covid, è vedere come che quello che racconti possa innescare dialogo e discussione durante, per esempio, una presentazione. Vedere, insomma, che ciò che ho scritto può diventare parte di un discorso più gande.

Paolo Bontempo e Gianluca Dario Rota sono intervenuti con Alice Urciuolo il 22 marzo a “Book Tales – Parlare di libri… ai giovani”, quarto appuntamento del ciclo Dialoghi di Book Tales. Vedi la registrazione dell’evento.

Annata 1995, vivo a Como. Dopo essermi laureata in Lettere Moderne ho continuato gli studi conseguendo la laurea magistrale in Filologia Moderna presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Scoperto l'amore per l'editoria, attualmente frequento il Master in Professione Editoria cartacea e digitale.

About Alice Roesel (Master Professione Editoria)

Annata 1995, vivo a Como. Dopo essermi laureata in Lettere Moderne ho continuato gli studi conseguendo la laurea magistrale in Filologia Moderna presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Scoperto l'amore per l'editoria, attualmente frequento il Master in Professione Editoria cartacea e digitale.

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