Cosa succede quando finiscono le lezioni in aula e si apre la porta dello stage? Tre ex allievi e un’esperta di personal branding hanno raccontato, senza filtri, cosa significa davvero passare dal Master al mestiere.
Il 29 giugno, in uno spazio informale e lontano dalle consuete aule universitarie, si è svolto l’incontro “Dal Master al Mestiere: Storie possibili di editoria”. L’evento, introdotto da Martina Guerinoni, coordinatrice del Master Children’s Books & Co., ha segnato un passaggio simbolico fondamentale per gli allievi: la fine delle lezioni in aula e l’avvio dello stage curricolare. Il post-Master, infatti, è un territorio di esplorazione dove convivono traiettorie lineari e immediate e sviluppi più complessi, fatti di scoperte inattese e cambi di direzione. La domanda di fondo, quella che ha attraversato tutto l’incontro, è una sola: come si costruisce una carriera solida in un mercato editoriale in continua mutazione?
A rispondere sono intervenuti Claudia Musso, diplomata nel 2022 al Master in Professione Editoria e oggi redattrice presso Mondadori, Claudio Gennari, diplomato nel 2023 al Master in BookTelling e oggi impegnato nell’area marketing di Tim Global Media, e Dario Limongelli, diplomato nel 2023 al Master in Children’s Books & Co., operativo anche lui nell’area marketing di Unicopli. A moderare e a offrire una prospettiva complementare, Beatrice Fossati, Digital Communication Consultant, docente ed esperta di personal branding.
Tre percorsi, una stessa soglia da attraversare
Le testimonianze hanno restituito la fotografia di un mercato del lavoro che premia la specializzazione e la capacità di adattamento. Claudia Musso ha raccontato due anni vissuti come redattrice freelance per la scolastica umanistica, prima di entrare stabilmente nella redazione di Mondadori. Claudio Gennari ha consolidato la sua posizione nel marketing dopo un passaggio formativo in Sanoma, incarnando un profilo capace di trovare stabilità in ruoli operativi e strategici legati alla promozione del prodotto editoriale. Dario Limongelli, dopo uno stage in Fondazione Feltrinelli, è approdato a novembre 2023 in Unicopli, dove si occupa di marketing e comunicazione per la saggistica universitaria.
Lo stage, hanno raccontato tutti e tre, non è stato solo un obbligo formativo, ma il primo vero contatto con la realtà operativa. Per Claudia il rapporto con la docente Elisa Calcagni e lo Studio Lemmari ha permesso una transizione “morbida” verso la professionalità, mettendo in luce un punto cruciale: la differenza tra il possesso di competenze apprese durante il Master e la gestione dei flussi di lavoro, ovvero il mestiere vero e proprio. La sua partecipazione a un progetto innovativo di grammatica per le scuole superiori le ha permesso di comprendere la complessità dei tempi e delle criticità redazionali.
Claudio ha condiviso con estrema onestà la vulnerabilità di rimettersi in gioco a trent’anni, descrivendo lo stage come “un salto necessario” che richiede di superare il timore di essere “fuori tempo”. La sua esperienza in Sanoma, interrotta dopo tre mesi, è stata presentata come un caso di sano realismo professionale: capire cosa non si vuole fare, ha sottolineato, è prezioso quanto trovare la propria strada. Dario, invece, ha raccontato come abbia trasformato un’opportunità segnalata tramite le newsletter del Master in una collaborazione diretta: invece dello stage previsto, la sua capacità di intercettare i bisogni di Unicopli lo ha portato direttamente a una posizione di supporto nel marketing, dimostrando l’efficacia concreta del network accademico.
L’importanza del personal branding
L’intervento di Beatrice Fossati ha fornito le coordinate per affrontare quello che ha definito, senza mezzi termini, il “mondo brutto e cattivo” della ricerca lavorativa. Al centro del suo discorso, la necessità psicologica di smettere di percepirsi come studenti per presentarsi, finalmente, come professionisti. Un cambio di postura che passa anche da scelte molto concrete: archiviare le foto della laurea in favore di immagini che comunichino professionalità, costruire una sezione “Informazioni” su LinkedIn che contenga parole chiave settoriali e imparare a pensare ai responsabili HR come a una vera e propria buyer persona, da raggiungere con una comunicazione autentica ma strategica.
Fossati ha inoltre sottolineato il valore aggiunto del Master nel contatto diretto con docenti/professionisti, che offre una testimonianza del mercato editoriale, un aggiornamento costante su cui si era già soffermata anche durante l’intervista di Greta Rocco sul blog del Master, lettura caldamente consigliata per il suo valore motivazionale.
Il “dopo”: gestire il cambiamento e farsi notare
Se lo stage è una fase intermedia, ciò che viene dopo, come l’ha definito Dario Limongelli, è la “fase del realismo”. Claudia ha raccontato come il suo ingresso in Mondadori non sia stato il frutto della fortuna, ma il risultato di una meritocrazia organica: il suo nome era già “circolante” grazie alla qualità delle collaborazioni freelance precedenti. Ha messo a confronto la solitudine del lavoro da freelance con la stimolante socialità della redazione, dove il turnover e le riorganizzazioni generano opportunità di placement per chi è già inserito nel flusso lavorativo. Claudio ha raccontato invece la sfida di confrontarsi con colleghi più esperti, superando lo spaesamento iniziale grazie alla consapevolezza delle competenze acquisite durante il Master. Dario, infine, ha condiviso un metodo tutto suo: non l’invio massivo di curriculum, ma la personalizzazione di ogni candidatura per dimostrare un interesse reale verso la specifica casa editrice.
Tre consigli per chi sta per attraversare questa fase
Dalle testimonianze sono emerse tre raccomandazioni finali, che valgono come una piccola bussola per chi si affaccia ora allo stage. Non fossilizzarsi, ha ricordato Claudia Musso: la prima scelta non è una condanna, il mercato editoriale è dinamico e permette movimenti orizzontali e verticali. Accettare la normalità, secondo Claudio Gennari: uno stage può essere normale, persino negativo, ma resta comunque un bagaglio formativo essenziale per definire il proprio perimetro professionale. Essere proattivi e relazionali, infine, per Dario Limongelli: fare domande tecniche, costruire legami umani all’interno dell’ufficio, per completare quello che la formazione d’aula può solo iniziare.
Dal Master al mestiere, dunque, non è un passaggio che si esaurisce in un giorno, né un confine netto che si attraversa una volta per tutte. Le storie di Claudia, Claudio e Dario raccontano esattamente questo: che la soglia tra l’aula e la professione non si chiude mai del tutto dietro le proprie spalle, ma si continua ad attraversare, ogni volta in un modo diverso. L’incontro si è chiuso con un momento più informale e conviviale: un aperitivo che ha permesso uno spazio di networking spontaneo, dove docenti, ex allievi e studenti del Master hanno potuto continuare a confrontarsi nella stessa logica di costruzione di relazioni che era stata al centro di tutte le testimonianze del pomeriggio.
Questo articolo è stato realizzato da Chiara Vindigni nell’ambito del ciclo di Eventi Editoria in progress, a cura di allievi, allieve e docenti del Master BookTelling. Vedi l’elenco completo dei docenti e degli insegnamenti del Master BookTelling.














