Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

“Casa editrice terrona Made in Scampia”: intervista a Rosario Esposito la Rossa

Per raggiungerla bisogna abbandonare il centro città, e imbarcarsi in un viaggio che può durare anche due ore, se si decide di prendere i mezzi. O una quarantina di minuti, ma solo se non c’è traffico. Il locale è all’interno di un complesso di edifici di cemento armato, curato a vista da un guardiano. Nel grigio, un’insegna giallo e nera: “La Scugnizzeria. Sognare il sogno impossibile”. Da un cestino appeso al soffitto spuntano diversi libri e la scritta: “Paniere letterario. Chi può metta, chi non può prenda”. E poi un grande cartellone con i prossimi appuntamenti, gli eventi, i laboratori e i corsi. Al confine tra Melito e Scampia, nell’area nord di Napoli, “La Scugnizzeria” è una libreria, la sede di una casa editrice, ma anche un bar e luogo di incontro.

Proprietario e ideatore è Rosario Esposito La Rossa. Nato e cresciuto nel quartiere di Scampia è il titolare della casa editrice Marotta&Cafiero. Ha trentacinque anni. Ne aveva poco meno di venti quando gli squilla il telefono di casa, dall’altra parte del ricevitore c’era Tommaso Marotta: “Io e Anna abbiamo deciso di regalarti la casa editrice.” Lascerà la facoltà di Scienze della comunicazione per lanciarsi nell’impresa. Nel salvadanaio mille cinquecento euro messi da parte per sposarsi. Esperienza editoriale quasi nulla.

Marotta&Cafiero è una storica casa editrice napoletana. Aperta nel quartiere di Posillipo nel 1959, ha avuto come autori Peppino De Filippo e il premio Nobel André Gide, e come direttore della collana di poesia Salvatore Quasimodo.

L’incontro con Rosario avviene nei primi anni 2000, quando ha 17 anni e spedisce alla casa editrice un manoscritto. Vuole raccontare la verità sull’omicidio di suo cugino Antonio Landieri, ragazzo disabile ucciso dalla camorra per errore mentre giocava a biliardino con gli amici. La stampa e i giornali dell’epoca avevano travisato i fatti e l’avevano descritto come uno spacciatore, aggiungendo al danno la beffa.

L’editore decide di pubblicare i racconti. Il libro, Al di là della neve, esce nel 2007. Vincerà il premio Fabrizio Romano e il premio Giancarlo Siani. Intanto, i titolari, avanti con gli anni, si trasferiscono Francia. Invece di chiudere la casa editrice o cederla a uno sconosciuto, decidono di regalarla a quel ragazzo sveglio e pieno di iniziative a cui si erano molto affezionati. E così, a soli vent’anni, Rosario Esposito La Rossa si trova a fare l’editore.


Diventare editore a vent’anni, senza esperienza nel settore, da dove hai cominciato?
Mi sono formato facendomi le ossa alle fiere. E ho cercato di capire come funzionava la redazione di una casa editrice. Abbiamo acquistato dei computer e trasferito tutti i libri e i materiali dalla grotta di Posillipo alla nostra prima sede a Piscinola: era la cabina di regia di un teatro, senza finestre, gelida di inverno e bollente d’estate. Ma potevamo stare senza pagare l’affitto, poiché era in disuso.

Insomma, una stanza piena di libri e qualche computer.
E noi arroccati in cima a una scala di ferro. Ci siamo rimasti per un po’, poi abbiamo investito in un centro estetico abbandonato dal nome fiabesco: “Mani di fata”. L’abbiamo acquistato, ristrutturato e creato delle basi solide per la nostra casa editrice.

Come si è formata la redazione e da dove arrivano le persone che lavorano con te?
Vengono quasi tutti dai corsi di editoria che abbiamo cominciato a tenere qui a Scampia. Col tempo la redazione si è allargata, ora abbiamo chi si occupa di correzione e impaginazione, chi fa le copertine e anche un vero e proprio ufficio commerciale. Infine, ci sono io, che faccio scouting e mi occupo della parte più creativa.

Quando è diventata operativa la “nuova” Marotta&Cafiero editore?
Nel 2019. Avevamo appena cominciato quando sono arrivati il Covid e il lockdown. Per un po’ ci siamo fermati e abbiamo rischiato di chiudere. Poi, durante una delle prime riunioni su Zoom, l’ho sparata grossa: «Proviamo a pubblicare Stephen King!». Era una follia, ma dovevamo provarci. Ho contattato il suo agente italiano e siamo finiti in trattativa.

E siete riusciti a pubblicarlo?
In quel momento a dire il vero ho scoperto di essere ammalato di cancro. Durante una cena con il mio oncologo gli ho raccontato del progetto e lui ha deciso di finanziarci. Abbiamo letteralmente trovato i soldi attraverso una malattia. Chiuso l’accordo, io prendo una lavagnetta su cui scrivo “Pubblichiamo Stephen King!”, e pubblico la foto sui social.

Foto che diventa virale per giorni.
Andiamo a Porta a Porta con Bruno Vespa, da Daria Bignardi, addirittura il Guardian fa un pezzo su questa storia. In un mese vendiamo millecinquecento libri solo sul nostro sito, a prezzo pieno, e ci ritroviamo quarantamila euro in mano.

Li avete reinvestiti?
Abbiamo comprato l’appartamento qua sopra con l’idea di farci un museo tipografico per i bambini. In pratica, coi soldi guadagnati grazie a Guns di Stephen King, abbiamo creato l’”Ospedale dei Libri”.

La vostra è una realtà viva e multiforme. Oltre ai libri, portate avanti diverse attività di stampo sociale, quali sono?
Prima di tutto c’è “La Scugnizzeria”, dove ci troviamo ora. Ha sempre avuto uno scopo sia imprenditoriale che sociale. Già avere aperto una libreria qui è un sogno, prima bisognava andare al Vomero per comprare un libro. Fino a qualche anno fa qui si spacciava. Adesso invece, ci vendiamo libri.

Altri progetti in cantiere?
La Scugnizzeria è uno spazio in continua evoluzione. Con mia moglie Maddalena abbiamo creato una scuola di teatro e recitazione a cui partecipano settanta ragazzi. In molti appartengono alla comunità LGBTQ+ o sono affetti da disabilità. Con tutti loro abbiamo creato due cortometraggi, presentati alla Mostra del Cinema di Venezia e abbiamo vinto un Nastro d’Argento. Abbiamo aperto anche un piccolo Equobar, un punto di ritrovo dove usiamo e vendiamo prodotti frutto di un commercio equo, e impieghiamo ragazzi affetti da disabilità o provenienti da situazioni difficili.

E quale è stata la risposta del quartiere?
Il Libro Sospeso va fortissimo. Anche i corsi di teatro sono pieni, soprattutto da quando Maddalena [Stornaiuolo NdR] ha cominciato a recitare nel ruolo di poliziotta nella terza stagione di Mare fuori. Ora stiamo preparando l’apertura della “Matta Pizzeria”.

Cioè?
Era da parecchio che sognavo di aprire una pizzeria.Volevo un posto dove i ragazzi potessero fare “arte bianca”, quindi un laboratorio di panificazione. E in quale luogo migliore farlo, a Napoli, se non in una pizzeria? Tra un mese sarà pronta e impiegherà i nostri ragazzi con disabilità mentali. [La Matta Pizzeria ha aperto il 6 luglio 2023 NdR]

Nel vostro catalogo sono presenti quelli che voi chiamate i “libridi”, testi a più livelli di lettura. Da dove nasce questa idea e che cos’è per te il libro?
Il mondo del libro è affollato, bisogna imparare a distinguersi. E noi l’abbiamo fatto innanzitutto con un taglio: tutti i nostri libri hanno l’angolo in basso a destra mozzato. Nella prima pagina di ogni volume si trova una scritta: “Per completare un libro c’è bisogno che qualcuno immagini quello che non c’è” e per noi, quel pezzettino lo deve mettere il lettore. Le persone ci riconoscono, sanno che i libri con cinque lati sono della Marotta&Cafiero.

Un esempio di un libro “diverso”.
Per esempio, Il club dei mancini di Günter Grass è il nostro libro numero 200, una raccolta di racconti grotteschi che ha come fil rouge la diversità. L’abbiamo stampato su carte colorate diverse, disposte casualmente nella macchina. Ogni esemplare è un pezzo unico. Creiamo per ciascun libro una colonna sonora e li rendiamo oggetti interattivi, da vivere su più livelli. Lavoriamo molto anche sui font. Cerchiamo di abbinare un typedesigner diverso a ogni autore, e segnaliamo queste informazioni nelle ultime pagine.

Alle varie fiere portate anche “i Fiammiferi”, libricini di piccole dimensioni dalle copertine coloratissime. Da dove arrivano?
Qualche anno a Palermo ho conosciuto Salvatore Coppola. Se ne stava all’Orto Botanico, sotto un ficus benjamin enorme, a vendere questi minuscoli libricini rilegati a mano che lui chiamava “pizzini della legalità”. Brevi storie di gente che ha lottato contro la mafia e di vittime innocenti. Siamo rimasti in contatto fino a quando non è scomparso improvvisamente. Siccome i suoi familiari non se la sentivano di portare avanti il progetto di Salvatore, ho chiesto loro di poter rilevare la casa editrice e così è nata la collana dei Fiammiferi.

Che linea editoriale seguite?
Con Coppola pubblichiamo principalmente titoli meno conosciuti di grandi autori, come L’ospite di Dracula di Bram Stoker o Gli altri Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Sono racconti brevi, di poche pagine, caratterizzati da un formato sperimentale e copertine con una grafica molto curata. Per ora ne abbiamo pubblicati una cinquantina, e altri cinquanta sono in produzione. Alle fiere vanno fortissimo, ne vendiamo un sacco: immagina di vederli tutti insieme, così colorati, sono stupendi.

Ma a quale dei vostri libri sei più affezionato?
Ovviamente Guns di Stephen King. Però non posso non citare anche Pinocchio, io sono da sempre un grande appassionato di questa che per me è la favola per eccellenza. Con Marotta&Cafiero e Coppola ne abbiamo già stampate tre versioni diverse. Ma in generale direi che sono affezionato a ogni titolo del nostro catalogo. Con questa casa editrice terrona, Made in Scampia, cerchiamo il più possibile di essere mucche viola in un mondo di mucche bianche e nere. E questo premia.

 

Questa intervista è stata realizzata nell’ambito del corso di Testi e video per l’informazione giornalistica di Carlo Fumagalli. Vedi l’elenco completo degli insegnamenti del Master Professione Editoria. 

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