Neuronarrazioni di Stefano Calabrese

“Viviamo avvolti nella narratività perfusa e sottile irradiata da un sistema di comunicazioni globali la cui forza di penetrazione interstiziale è senza pari nell’intera storia dell’uomo.”

La parola “narrazioni” porta alla mente una nebulosa di immagini. Dal resoconto di una battuta di caccia, sussurrato dai primi Homo Sapiens riuniti intorno al fuoco, fino a quella serie TV che ci ha tenuti incollati allo schermo almeno una volta nella vita: l’atto narrativo è alla base della dimensione sociale e privata dell’umanità. Ma quali sono gli sviluppi più recenti di questa attività tanto fondamentale per le nostre vite?

Stefano Calabrese – Professore Ordinario di Comunicazione narrativa presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, docente di Semiotica allo IULM di Milano nonché tra i massimi esperti di narratologia in Italia – e Valentina Conti, ricercatrice presso il medesimo ateneo emiliano, che ha affiancato Calabrese nella stesura dei capitoli 4 e 5, rispondono all’interrogativo con quest’opera di recente pubblicazione.

A partire dagli anni Novanta, lo storytelling ha iniziato a permeare le realtà più diverse, anche quelle tradizionalmente non-narrative, come il marketing e la medicina. La narratologia ha cominciato a trarre nuova linfa ed è stata allo stesso tempo cooptata dalla psicologia cognitiva e dalle neuroscienze. In questo agile volume, coniugando scienze psicobiologiche e critica letteraria, senza sacrificare la chiarezza espositiva, i due autori sono riusciti a concentrare una galassia di teorie scientifiche e a renderle fruibili a un pubblico non specialistico.

Il saggio si suddivide in cinque capitoli. I primi tre, a opera di Calabrese, mettono in luce le dinamiche neurologico-culturali che generano i meccanismi narrativi e le modalità secondo cui questi ultimi sono mutati insieme ai mezzi di comunicazione di massa. Il concetto cardine di questa parte è la controfattualità insita nelle narrazioni, ovvero la capacità di immaginare situazioni ipotetiche, che rende gli uomini in grado di fare progetti, capire le intenzioni altrui ecc. Servendosi di teorie recentissime (come la “Theory of mind” di Kidd e Castano), l’autore documenta quanto le narrazioni siano fondamentali per l’adattamento evolutivo umano. Successivamente, ed è questa la parte più interessante per gli appassionati di fiction, Calabrese disseziona i fenomeni di immedesimazione e simulazione che sono alla base del successo di opere “transmediali”, come Harry Potter.

La seconda sezione, invece, è dedicata all’incontro tra narrazioni e questioni molto delicate: il gender e le psicopatologie. Conti, senza cadere in facili stereotipi, illustra le teorie neuro-endocrinologiche secondo le quali l’equilibrio tra diverse tipologie ormonali determinerebbe l’esistenza di narrazioni femminili, improntate all’empatia, e maschili, più analitiche. Infine, ci viene offerta una prospettiva clinica circa l’utilizzo dello storytelling come supporto nel trattamento di disturbi psichiatrici e neurodegenerativi.

Sebbene l’estrema concisione e l’elevato numero di idee riassunte causino, a tratti, qualche vertigine, questo libro ha il merito di tratteggiare procedimenti intrinsecamente umani che diamo spesso per scontati, riesce a farci riflettere su fenomeni, sia culturali sia biologici, a partire dai quali si struttura il nostro gusto estetico. Starà poi ai lettori approfondire le varie narrazioni seguendo la corposa bibliografia.

Stefano Calabrese – Neuronarrazioni

136 pagg., 9,90 euro – Editrice Bibliografica 2020 (Movimenti, idee, fenomeni)

ISBN 978-88-9357-083-1

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