Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Il silent book in editoria: il bisogno di silenzio

La crescita del silent book in epoca post-lockdown

Il silent book in editoria

Se fino a qualche anno fa il silent book era un oggetto dal nome evocativo, ma quasi sconosciuto, oggi è un prodotto di cui tutti abbiamo sentito parlare. In particolare, dopo i mesi di lockdown più intensi sperimentati nel 2020, il silent book ha visto una crescita d’interesse nei lettori, sempre più affascinati da questi libri senza parole. Quello che possiamo pensare è che i libri silenziosi rispondano ad un bisogno che abbiamo maturato in pandemia: quello del silenzio.

L’esperienza del silenzio durante i mesi di pandemia

Terminati i mesi più difficili dall’inizio della pandemia, abbiamo assistito a un’esplosione di momenti legati alla socialità: eventi che tornavano faticosamente in presenza, concerti rimandati da mesi, lezioni di nuovo in aula, bar senza coprifuoco. Il bisogno di relazionarsi con gli altri, in particolare in contesti collettivi, è stato avvertito intensamente sia nell’esperienza quotidiana, sia nello story-telling artistico e culturale, dove il motto è stato “siamo di nuovo qui, siamo di nuovo assieme”.

Durante i mesi più difficili della pandemia, invece, abbiamo condotto una vita che ci ha imposto l’esatto contrario: l’isolamento, la solitudine, il silenzio. Ai pochi a cui è capitato di percorrere le vie di tutti i giorni durante i mesi di lockdown, quello che è risultato più sconvolgente, rispetto alla vita normale, è stato il silenzio nelle strade. Non c’erano macchine che suonavano il clacson, persone che parlavano concitate, musiche che uscivano dai negozi di solito aperti. In città vigeva il silenzio, come spesso, peraltro, anche a casa.

Molte persone hanno affermato di aver sperimentato dei mesi in cui si sono letteralmente chiuse in se stesse. C’è stato un forte interessamento alle attività hand-made, dal giardinaggio sul balcone al cucito, grazie alle quali si è potuto affrontare l’enormità di tempo che, solitamente, avremmo trascorso in contesti decisamente meno solitari.

Per quanto riguarda la filiera dei libri, il rapporto AIE del 2020 rileva un dato estremamente interessante: il prodotto editoriale che ha visto maggior crescita è stato l’audio-book, con un 75% in più rispetto all’anno precedente. Sicuramente, questo è dovuto anche al calo di produzione di libri a stampa che, per ovvi motivi, hanno visto dei necessari rallentamenti durante il primo anno di pandemia. Eppure, non si può escludere che, parallelamente alla produzione, è cresciuto di molto anche il consumo di audio-books forse perché di fronte a un silenzio comunitario, si è fatta viva la necessità di riempirlo attraverso parole da ascoltare.

Ma il bisogno di silenzio è davvero scomparso post-lockdown? 

Tornati alla vita quasi-normale, è esploso il desiderio di stare di nuovo assieme. Ma si può escludere che l’intima esperienza del silenzio, vissuta solo poco tempo prima, sia stata totalmente cancellata dalla maggioranza. Guardandosi intorno, notiamo sempre più cuffie insonorizzanti con cui isolarsi, arrivando a cancellare il rumore. Esplodono gli articoli sul web sugli sport individuali, dalla corsa allo yoga, gli eventi silent disco, i ritiri eremitici e spirituali. Per certi versi, l’isolamento a cui siamo stati obbligati ci ha fatto scoprire, per alcuni probabilmente per la prima volta, un mondo meno affannato, più intimo, più silenzioso.

C’è una gara a livello mondiale che vede partecipare Italia, Repubblica Ceca, Argentina, Ucraina, Taiwan, Russia e Belgio. Il contest di cui si parla è Silent Book Contest. Ideato da Carthusia Edizioni nel 2014, è il primo al mondo dedicato ai soli libri silenziosi, libri, cioè, che non raccontano la storia a parole, ma ad illustrazioni.
Certamente già gli albi illustrati conoscono un’interrelazione necessaria fra le immagini e le parole scritte, dove le prime hanno quindi un ruolo fondamentale e non accessorio rispetto alla narrazione. Ma nel caso dei silent books, la narrazione è solo ed esclusivamente ad immagini.

La risposta al bisogno del silenzio in editoria: il silent book 

Questi libri hanno lo straordinario potere di raccontare sì una storia, ma che è soggetta a un’interpretazione ancor più libera di quelli scritti a parole. Ci saranno lettori che hanno visto in Fight Club una fervida critica alla società contemporanea, mentre altri hanno letto una semplice storia di azzuffate, chi ha visto in Anna Karenina un’eroina, chi una donna molto impaurita.

Ma sfogliando le pagine di un silent book, l’interpretazione è ad un livello ancora precedente: non è il modo in cui si dà un significato al contenuto a cambiare, ma il contenuto stesso che può variare da lettore a lettore.
Questo non significa che lo scrittore non abbia una narrazione precisa, ma che più semplicemente chi legge guarda all’immagine con una vista ancora prima che razionale, quasi istintiva, dove il significato di quella singola pagina proviene dall’attenzione a cui si guarda ai dettagli o all’insieme, ai colori, alle figure geometriche, ai tratti e alle linee ai quali il nostro occhio è stato più o meno esposto durante il corso della vita, che naturalmente cambiano da persona a persona.

Un solo libro, quattro storie

Dopo avere amato lo splendido silent book Due fratelli, una foresta edito da Terre di Mezzo, ho voluto darlo in mano ad alcuni amici e vedere cosa ci vedessero. Il libro in questione è una raccolta di illustrazioni su due modalità di rapportarsi alla foresta: sulle pagine di sinistra, chi si adatta a lei, senza sovrastarla, nelle pagine di destra, chi invece fa il contrario, riducendola a puro strumento per soddisfare i propri bisogni, arrivando quasi ad annientarla.

C’è chi ha visto due tempi dell’umanità: quello pre-industriale, sulla sinistra, e quello moderno, sulla destra. C’è chi l’ha letta come un monito per il futuro: se continuassimo ad agire come il protagonista delle pagine di destra, finiremo per vivere circondati da bellissimi palazzi dotati di piscine azzurre ma senza alcun albero intorno. Un altro, invece, l’ha percepita come una storia raccontata dalla foresta stessa, dove era lei a fare da protagonista e a chiedere ai due fratelli di rispettarla e non di ucciderla. Io l’ho sentita come un sogno ad occhi aperti: i due ragazzi sulla copertina appaiono sdraiati sulla spiaggia. Ancora non si è fatto né costruito nulla, ma ognuno parla ad alta voce, progettando il suo luogo ideale: un racconto di una non-storia, un semplice narrare un’idea. Da un libro di 32 pagine, sono venute fuori quattro storie diverse. Anche se il leitmotiv è lo stesso, l’elemento e il contesto sul quale porre l’accento, addirittura la trama si è ramificata differente nelle quattro persone.

Il potere del silenzio

Il potere del silent book risiede proprio nel silenzio, dando la possibilità alla persona che lo ha in mano di vedere, di sentire quello che può – e quello che vuole, superando la pura sequenza di illustrazioni che compongono la storia.

Durante il Salone del Libro di Torino del 2022, il silent book non era una categoria marginale, ma spesso dei prodotti di punta, sui quali le case editrici interessate stanno investendo molto, come mi è stato spiegato personalmente. Se forse non si può parlare ancora del fenomeno silent book, penso se ne potrà parlare a breve. Il famoso ritorno alla normalità non ha cancellato, per fortuna, un punto di partenza verso l’esperienza del silenzio.

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