Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

In equilibrio tra i personaggi grigi

Se vi siete mai chiesti quali sono le storie che più vi hanno colpito – che siano state pensate per dei libri, dei film, dei fumetti o per dei videogiochi non importa –, e se vi ha sorpreso scoprire che la risposta a questa domanda è “quelle con i personaggi più umani”, dove per umani si intende imperfetti, caduchi, grigi perché pensati e creati mescolandoli nel bianco e nel nero, allora siete nel posto giusto.

Sono passati ormai tanti anni dall’uscita del videogioco The Last of Us, eppure il segno che ha lasciato a tutti i giocatori è ancora ben evidente, come se fosse trascorso soltanto qualche mese, e di certo l’uscita dell’omonima serie tv è servita a far riemergere certi sentimenti che si pensavano sopiti.

Ma perché?

Per rispondere a questa domanda bisogna fare un passo indietro di circa 2500 anni.

 

 

L’eroe

La parola eroe deriva dal latino heros, e, scavando ancora, dal greco èros, e significa uomo forte e valoroso, di nobile stirpe. Infatti, nella mitologia gli eroi vantavano una discendenza divina e delle virtù ineguagliabili, sia fisiche che morali, ed erano coloro che si distinguevano dal resto delle persone perché portavano a termine imprese gloriose – come Eracle, Giasone, Teseo, Enea.

Achille, La canzone di Achille, eroe

Tuttavia, oggi si potrebbe far fatica a sentire vicina questa tipologia di personaggi, troppo perfetti per gli standard umani. Perciò, sempre di più si sente il bisogno di rivisitarli, di modificarli per osservarli sotto una luce diversa.

Un esempio è Achille: il romanzo di Madeline Miller, La canzone di Achille, ha conquistato la classifica proprio per la nuova sfumatura di fragilità che la scrittrice è riuscita a donare a quell’eroe che tutti pensavano di conoscere.

L’antieroe

Joker, antieroe, villain

Sebbene pare esistesse già ai tempi di Omero, l’antieroe è diventato ben più conosciuto e apprezzato prima durante il Romanticismo, con Dostoevskij, e poi nel Novecento, con Kafka, Svevo, Pirandello, Joyce, Proust. Per definizione, si tratta di una figura dalle qualità pressoché opposte a quelle dell’eroe; tuttavia, seppure sia considerato il personaggio che ricopre il ruolo dell’antagonista nella storia, non è detto che sia sempre cattivo al cento per cento.

Basti pensare a Joker, protagonista dell’omonimo film, che grazie all’interpretazione di Joaquin Phoenix ci fa – quasi – empatizzare con colui che da bambini si era abituati a chiamare villain e che mai ci si sognerebbe di sentire simile a sè.

L’eroe byroniano

Infine, si arriva all’eroe byroniano, che può essere considerato una buona via di mezzo tra l’eroe e l’antieroe: una figura forte e di nobile stirpe, ma egoista e sprezzante, cinica, con un passato misterioso alle spalle che la tormenta.

Ecco, l’eroe byroniano è un po’ il personaggio grigio di cui sopra: è un eroe, ma non è senza macchie, anzi.

 

I personaggi grigi in The last of us

La prima parte della storia si concentra su Joel, un uomo che si ritrova a vivere in un mondo post apocalittico, su Ellie, una ragazzina immune al virus che ha decimato la popolazione, e sul loro rapporto, che sboccia lentamente. Il modo in cui Joel ed Ellie si avvicinano non è per nulla scontato, Joel stesso non è un personaggio scontato: un essere umano dal carattere spigoloso che non è guarito dalla ferita causata dalla perdita di sua figlia e che ha paura di soffrire ancora. Ci si affeziona a lui pian piano e si finisce addirittura per comprendere la sua decisione più drastica: per salvare Ellie impedisce la ricerca della cura per il virus, negando al mondo la sua ultima speranza.

Di sicuro, una volta finito il gioco – o la serie tv – tutti si sono chiesti cosa avrebbero fatto al posto suo.

La seconda parte, invece, vede come protagonista Ellie, più adulta, che cerca vendetta nei confronti di Abby, colei che ha ucciso Joel. Fin qui, si potrebbe pensare che la storia sia stata ideata per procedere in modo lineare, ovvero seguendo Ellie nel suo viaggio e nel superamento del lutto.

E invece no, è da subito, da quando per la prima volta compare Abby, che si capisce che queste ragazze altro non sono che due facce della stessa medaglia, e che non è possibile sceglierne una senza accettare anche l’altra.

 

 

In equilibrio nel grigio

Non esiste più la differenza tra protagonista e antagonista, buoni e cattivi, non c’è più una linea di confine. È soltanto questione di punti di vista, di sfumature di grigio.
Si potrebbero sviscerare molti altri personaggi – come Reiner del manga Attacco dei Giganti, Cersei Lannister della saga Il trono di spade, addirittura Mr. Darcy di Orgoglio e Pregiudizio – solo per scoprirli grigi, e questo perché il modo di creare storie, seppur di base sia sempre lo stesso da quando l’uomo ha sentito per la prima volta la necessità di condividere con gli altri un qualcosa di intimo e non ben definito, si è tenuto al passo con i bisogni delle persone che si nutrono di quelle storie lì, che vogliono vivere quel tipo di esperienze, che vogliono uscire per un istante da sé stessi per trovarsi altrove, per abitare un altro corpo e un’altra mente, dentro cui però si sentono a proprio agio.

Le storie che più coinvolgono e colpiscono sono quelle con dei personaggi pieni di vita e di tutto ciò che essa trascina con sé; dei personaggi in costante equilibrio tra il bianco e il nero, che insegnano ad accettare e superare la paura di ritrovarsi dalla parte sbagliata della medaglia; dei personaggi che sono come noi.

Che sono noi.

 

Questo articolo è stato realizzato nell’ambito del corso “La SEO e l’E-mail Marketing per l’editoria” del Master Booktelling, tenuto da Claudia Consoli. Dai un’occhiata all’offerta del Master.

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