Un progetto a cura degli allievi dei master in editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

Il caso Daisy Jones and the Six: se transmedialità non è ripetizione, ma moltiplicazione dell’esperienza

Negli anni Settanta, Stevie Nicks era una frontwoman affascinante e talentuosa, con una presenza scenica in grado di polarizzare un’intera platea. Nelle foto sul retro di Rumors i Fleetwood Mac sorridono alla telecamera, si spintonano scherzosamente, si abbracciano; eppure (a costo di sembrare superficiali) una delle ragioni per cui sono rimasti così celebri è la turbolenza dei loro rapporti offstage – i tradimenti, l’emotività esasperata, le piccole vendette, la rabbia.

È un bel contraltare al proverbiale disimpegno degli anni Ottanta: e se un fenomeno come Stranger Things ha fatto di tutto per riportare in voga quella decade, una storia woodstockiana come Daisy Jones and the Six ha dato nuova visibilità all’allure degli anni Settanta, declinandosi in una transmedialità che le ha permesso di avere successo su piattaforme d’intrattenimento molto diverse fra loro.

Daisy Jones viene dalla penna di Taylor Jenkins Red, già autrice dei bestseller I sette mariti di Evelyn Hugo e Malibu Rising. Le sue storie hanno una qualità pervasiva che è riuscita più volte a portarle all’attenzione del pubblico digitale: diversi suoi libri hanno avuto successo grazie al passaparola, e soprattutto grazie all’azione di social come Instagram e TikTok, che basta frequentare un minimo per accorgersi di quanto spesso i libri di Jenkins Red vengano menzionati. È stata anche questa viralità a convincere l’establishment creativo del potenziale che Daisy Jones poteva avere come contenuto transmediale:

copertina originale del romanzo
copertina dopo l’uscita della serie

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pescando a piene mani dalle suggestioni boho chic che hanno attraversato la rete negli ultimi anni, Daisy Jones and the Six ripercorre l’ascesa, il successo e la travagliata fine di una band fittizia nei tardi anni ’70, in un incrocio di relazioni che strizza l’occhio (neanche troppo implicitamente) proprio a vicende come quella dei Fleetwood Mac.

L’universo colorato e immaginifico evocato nel libro ha trovato la sua perfetta trasposizione nella serie Prime: la casa di produzione Amazon, che ha già dimostrato più volte di avere i mezzi e soprattutto il fiuto per creare contenuti di qualità (per citare alcuni notevoli esempi recenti: The Marvelous Mrs Maisel, Fleabag o Transparent), ha ricostruito con grande accuratezza l’ambientazione e le sensazioni del romanzo di Jenkins Red, avendo anche l’accortezza di selezionare un cast assai adatto. Quello che colpisce, però, è l’estensione dell’universo narrativo di Daisy Jones anche a un player come Spotify: le canzoni originali della band protagonista, realizzate per la serie Amazon, costituiscono ora un effettivo album sulla piattaforma di streaming audio.

L’album che i protagonisti del libro rilasciano è disponibile su Spotify, con le canzoni create per la serie

Lo spettatore si trova allora nella condizione di poter godere dello stesso contenuto più volte, attraverso diverse forme mediali, ognuna delle quali è riuscita a valorizzare alcune caratteristiche particolari della storia. Questo evita la ripetitività e anzi arricchisce l’esperienza – senza contare che, una volta usciti da questo universo narrativo, si riceve un costante reminder della sua esistenza grazie alla pervasività della presenza di Daisy Jones and the Six su TikTok e Instagram.

Anche la stessa Taylor Jenkins Red, durante un’intervista insieme al produttore esecutivo della serie, ha messo in luce il valore della differenza tra i diversi adattamenti:

Ecco una nuova versione di questa storia. Ecco delle nuove versioni di questa canzone. Ecco un nuovo modo di godersi tutto questo. Spero che i miei lettori si sentiranno come se stessero ritrovando quel che avevano amato di essa, anche che avvertano qualcosa di diverso.

La transmedialità dell’esperienza, in questo caso, è ben più che semplice sfruttamento economico di una storia. Più che distendere e assottigliare la storia, prende forma un’esplorazione del contenuto, ne vengono rivelati nuovi possibili livelli di profondità. Potremmo quasi credere che in un qualsiasi negozio di dischi della Los Angeles degli anni ’70, accanto ai Fleetwood Mac e agli Eagles, avremmo potuto trovare in bella vista il nuovo album di Daisy Jones and the Six.

 

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