La scrittura come una storia d’amore. Intervista a Paola Mastrocola

In un caldo pomeriggio d’estate del 1968 una giovane Paola Mastrocola sta leggendo sul balcone di casa Guerra e pace di Tolstoj. Ha appena dodici anni, il testo è lungo e complesso, “Eppure non riuscivo a staccare gli occhi dalle pagine” racconta oggi, “era come se esistessimo solo io e la potenza della storia che riempiva il lento scorrere del tempo”.
Sì, perché era un’epoca diversa, quella. Più calma, povera di impegni, perfetta – a suo dire – per crogiolarsi nella noia. Per Paola Mastrocola dovremmo ristabilire una vita equilibrata, riprendere il nostro tempo e riscoprire la bellezza del non saper cosa fare. Ecco, quello è secondo lei il momento perfetto per prendere in mano un libro e leggere: se ci si immerge in un bel testo, con una narrazione forte e dirompente, vince lui, non c’è più niente che conti.
La passione per la lettura l’ha poi portata sulla strada della scrittura. È stata un’insegnante di lettere e di scrittura creativa, ma anche autrice di romanzi, poesie e commedie teatrali. Insomma, una vita dedicata al suo primo grande amore.

Quando è nata la passione per la scrittura? Anche questa quando era ancora una ragazzina?
Ho iniziato a 11 anni, avevo una profonda ammirazione per l’insegnante di lettere di prima media e ho iniziato a scoprire cos’era scrivere: qualcosa che colmava una mancanza. Quando non vedevo la mia professoressa, le scrivevo. E da lì non ho mai smesso.

Cosa scriveva?
Poesie. E anche riflessioni, pensieri sparsi. A 16 anni mi hanno regalato una macchina da scrivere e quella è stata la svolta. Dai 20 ai 30 anni ho scritto molta poesia, critica letteraria e commedie. Ho avuto la fortuna di incontrare un professore di teatro che mi ha portato a dedicarmi a questo settore. Lavoravo con una compagnia di Torino e realizzavo dei testi per loro. Ho imparato una scrittura funzionale, che teneva in conto gli attori e il pubblico. Non era più scrivere per me. È stata una vera e propria scuola.

Poi però ha iniziato a pubblicare con le case editrici.
Le case editrici le ho incontrate molto dopo, solo a 44 anni, quando ho scritto il mio primo romanzo. Prima non avevo mai pensato alla narrativa. Volevo fare il poeta, e per anni ho desiderato che una mia raccolta venisse pubblicata: erano gli anni ‘70, c’era un fermento nel mondo della poesia, ma ogni volta che mandavo i miei testi alle case editrici non venivano considerati. Alla fine, a 35 anni, ho deciso di pubblicare a mie spese. Un salto nel vuoto, che forse non rifarei: quei libri non raggiungevano il pubblico, ero io che li mandavo a qualche altro poeta, per averne un giudizio, e tutto finiva lì. Molto doloroso.

E com’è stato, alla fine, entrare in questo mondo così agognato?
Meraviglioso, ho avuto la fortuna d’incontrare grandi editori, di avere finalmente dei lettori (non ha tanto senso scrivere, se poi nessuno ti legge), e di lavorare con ottimi editor. La figura degli editor è fondamentale: quando prendono un libro in mano e leggono, parola per parola, avviene un incontro che aiuta a migliorare la scrittura. Magari c’è un termine di troppo, una frase va spostata. Si impara davvero tanto, soprattutto a stare attenti ai dettagli.

Scrittura e lettura, quindi, legate a doppio filo. Adesso rivolgiamo una domanda alla Mastrocola insegnante: che ruolo ha il docente nel far avvicinare i ragazzi alla lettura e nel far comprendere loro quanto questa può offrire in termini di crescita personale?
L’amore per la lettura viene da sé, è un bisogno che si ha dentro, un meccanismo che scatta quando si è bambini, magari perché non ci si trova a proprio agio nel mondo come gli altri e si prende un libro per cercare un posto, un rifugio. L’insegnante è comunque determinante: quel bambino, già amante dei libri e delle storie, si sente meno solo. Trova una complicità, una comprensione che lo rafforza in quel che è. Per me è stato fondamentale: ho cominciato a scrivere alla mia insegnante senza dirglielo, come se mi sentissi in connessione con lei. La molla, almeno in origine, è scrivere per qualcuno.

Com’è possibile secondo lei trasmettere agli allievi il gusto per la lettura?
Un insegnante deve portare in classe la sua personalità, il suo carattere e le sue passioni. Se legge un libro in classe insieme agli allievi, trasmette automaticamente l’amore per la lettura. Quando un alunno, poi, arriva a leggere da solo, senza l’imposizione del suo maestro, è fatta. Ancor meglio quando gli porta qualche suo scritto.

Negli anni le modalità di lettura sono sicuramente cambiate: gli ultimi dati AIE dicono che quasi la metà delle opere pubblicate a stampa è resa disponibile anche in versione digitale e i lettori forti di ebook sono passati dal 9% del 2019 al 14%. Cosa pensa di questo fenomeno?
L’ebook è sicuramente uno strumento validissimo in aggiunta al cartaceo. Probabilmente ha avuto un incremento perché è più semplice da acquistare, dato che le librerie sono state meno frequentate. Non credo, però, che sostituirà mai il libro di carta. Sono letture molto diverse. Personalmente non riesco a leggere in formato ebook; uso il digitale solo per “assaggiare” un libro e vedere se mi prende. Poi, se succede, lo compro.

Dalle sue parole è emerso come lei ami i romanzi corposi. Più un romanzo è lungo, più ci si immerge nelle storie. Come si fa, secondo lei, a conciliare le esigenze della vita di oggi con la necessità di non perdere quello che di buono ci portiamo dal passato?
Anche l’inizio di Guerra e pace può risultare noioso, non entri subito nel vivo della narrazione. Bisogna avere un po’ di pazienza, dare a un libro il tempo di mostrarsi, distendersi nel tempo e parlarci. È come nella vita, con le persone.

A proposito della velocità (e forse dell’astrattezza) della vita contemporanea, nel suo romanzo Facebook in the rain Evandra rimane completamente sola dopo la perdita del marito e si rifugia nel mondo virtuale dei social, uscendo da questa esperienza completamente sconfitta. Che ruolo hanno secondo lei i social network nella società di oggi?
A mio parere, facciamo un uso eccessivo dei social, soprattutto i giovani. È un modo per intrattenersi, per passare il tempo. Tutti lo facciamo, e ormai è quasi un obbligo: se non sei online, non esisti, non conti. È un anno che la scuola è virtuale per necessità, ma ho sempre pensato: è necessario far stare i ragazzi cinque ore al giorno davanti al pc? E se avessimo perso l’occasione per lasciarli più liberi e soli?

In che modo, secondo lei, si potrebbe gestire meglio la Dad?
Dare ai ragazzi qualcosa da leggere e da studiare; poi collegarsi solo per un confronto, capire cosa non è chiaro, spiegare, fare esercizi insieme. Sarebbe una buona occasione per insegnare a studiare (lo studio è sempre solitario), a concentrarsi su una pagina, andare a fondo e coltivare i propri pensieri. Imparare la libertà, insomma. Molto meglio staccarci dal video e tornare a una vita più intima e naturale, senza paura della noia e della solitudine.

E invece cosa ne pensa dell’idea che diversi book influencer, ma anche altri personaggi noti, abbiano iniziato a raccontare i libri attraverso i social?
È un’idea carina, ma forse oggi si parla troppo e di troppe cose. C’è troppa ansia di mostrare e mostrarsi. Non è necessario condividere tutto. Il piacere di un libro, per esempio, potremmo tenercelo per noi. Ci sono cose che devono rimanere solo nostre, perché a spanderle a destra e a manca si guasterebbero.

Per concludere, emerge dalle sue risposte che il suo primo e unico amore sia rimasta la scrittura, veicolato da anni passati immersa tra i libri. Cosa consiglierebbe a uno scrittore in erba per trovare la strada per realizzare il suo sogno e raggiungere il suo lettore?
Penso spesso ai giovani che scrivono e che non trovano uno sbocco per pubblicare. Passare anni a scrivere, senza trovare i lettori è doloroso. Quando ho scritto il mio primo romanzo, ho cominciato a mandarlo in giro, a diverse case editrici, aspettando ogni volta mesi per una risposta. Niente. Mi sembrava di avere solo muri davanti. Penso che sia un caso fortuito incontrare il lettore giusto, in una casa editrice. Difficilissimo, ma non impossibile. L’augurio agli aspiranti scrittori è di avere fortuna. Ma nel frattempo continuare a scrivere, non mollare mai.

Paola Mastrocola è intervenuta con Daniele Gomarasca l’8 marzo 2021 a “Book Tales – Parlare di libri… a scuola”, secondo appuntamento del ciclo di Dialoghi di Book Tales. Vedi la registrazione dell’evento.

Nata a Catania, classe '96. Dopo una laurea triennale in Beni culturali nella città etnea, "emigro" a Milano per completare gli studi, conseguendo una laurea magistrale in Storia e critica dell'arte. Adesso allieva del Master Professione Editoria cartacea e digitale. Nel corso dei miei studi capisco che la mia vera strada sono i libri e tutto ciò che li circonda. Di indole curiosa, amo leggere, scrivere e viaggiare. Appassionata di arte, cucina e giardinaggio, ma sono sempre pronta a lanciarmi in nuove sfide.

Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione e un corso sul lavoro editoriale, sono entrata nel mondo dell’editoria e ci sono rimasta per un po’. A un certo punto ho cambiato strada, e per diversi anni mi sono occupata d’altro. La passione per le parole, però, non mi ha mai abbandonato. Ed è per questo che sono qui, al Master Professione editoria cartacea e digitale.

About Alessia Marziano (Master Professione Editoria) e Giulia Adamo (Master Professione Editoria)

Nata a Catania, classe '96. Dopo una laurea triennale in Beni culturali nella città etnea, "emigro" a Milano per completare gli studi, conseguendo una laurea magistrale in Storia e critica dell'arte. Adesso allieva del Master Professione Editoria cartacea e digitale. Nel corso dei miei studi capisco che la mia vera strada sono i libri e tutto ciò che li circonda. Di indole curiosa, amo leggere, scrivere e viaggiare. Appassionata di arte, cucina e giardinaggio, ma sono sempre pronta a lanciarmi in nuove sfide.

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