Le digital pr in editoria. Intervista a Giovanna Burzio

Editor e scrittrice, Giovanna Burzio ha studiato filosofia, è approdata nel mondo dell’editoria quasi per caso. “All’inizio il mondo dell’editoria era soltanto la mia seconda scelta. Volevo fare l’insegnante, ma al termine della magistrale in Filosofia mi sono iscritta a un Master in Editoria a Torino con uno stage in una casa editrice di saggistica torinese che si occupava prevalentemente di filosofia ed egittologia” racconta, “adesso sono editor da cinque anni presso La Corte Editore, con il tempo avevo realizzato di volermi dedicarmi di più alla narrativa”.

 

Cosa ti affascina del tuo lavoro di editor?
Tutto. Non potrei mai lasciarlo. Ogni giorno ho la possibilità di entrare in contatto con nuove storie, che sono ciò che più mi affascina, conoscere gli autori attraverso di esse e creare un legame con loro: alla fine, quando un libro viene pubblicato, è un po’ come se fosse anche tuo. Mi piace poi vedere il “dopo”. Avendo lavorato su un testo, ho molta consapevolezza dei punti deboli e forti, e mi interessa poter capire in seguito, anche confrontandomi con i bookblogger, se ciò che volevamo far emergere dal libro è venuto fuori effettivamente, oppure se è emerso qualcosa di nuovo.

Com’è nata l’idea di un libro sui bookinfluencer? Come hai selezionato i bookinfluencer da inserire nel libro?
Era l’inizio del 2020. Stavamo facendo il punto sul piano editoriale e promozionale dell’anno, e abbiamo riflettuto sul fatto che da quando sono entrata in La Corte, nel giro di tre anni, il rapporto con i bookinfluencer è cresciuto in maniera esponenziale. Abbiamo quindi pensato a qualcosa per coinvolgerli maggiormente e a una sorta di “riconoscimento” per loro, perché per noi sono davvero vitali da un punto di vista promozionale. Abbiamo pensato di indirizzare il libro prevalentemente agli autori, che spesso quando devono promuovere il loro libro si rivolgono in maniera casuale ai bookblogger, ai professionisti del settore, come le case editrici, soprattutto medio-piccole, e a tutti coloro che aspirano a diventare bookblogger, perché magari possono prendere spunto dalle storie degli altri.

Come è costruito il libro?
Sostanzialmente, si tratta di una raccolta di interviste. Nella scelta dei profili da inserire, il numero dei followers non è stato un criterio fondamentale di selezione, non solo perché cambia in continuazione, ma anche perché volevamo riconoscere il valore di un profilo ben targhettizzato, anche senza migliaia di seguaci. L’importante è che abbia un’identità costruita e che sia credibile. Per questo abbiamo utilizzato criteri meno “tangibili”, meno numerici, ma rilevanti: la costanza, la dedizione, la cura, la capacità critica dei libri, la sensibilità a livello estetico e la competenza.

Negli ultimi tempi si è assistito proprio a una vera esplosione dei bookinfluencer: in base alla tua analisi, quali sono gli elementi per avere successo?
L’elemento chiave per me è avere una forte identità, non solo per quanto riguarda la tipologia di libri letti. Inoltre, le recensioni devono essere oneste e devono essere in linea con il profilo, in quanto più è identificabile in maniera immediata, meglio è. Quindi, fondamentali sono anche una certa onestà e una certa capacità di esporre le critiche in maniera non offensiva, per far sì che la collaborazione con la casa editrice continui e diventi proficua.

Come funziona la collaborazione tra case editrici e bookinfluencer?
L’approccio può avvenire in due modi, dipende principalmente dal fatto se c’è già fidelizzazione o meno. Per esempio, noi abbiamo una serie di bookblogger con cui lavoriamo in maniera automatica, perché sappiamo già che tipologie di libri apprezzano. Poi, per ciascun libro, in fase di elaborazione del piano di comunicazione non solo tengo in considerazione i miei bookblogger di fiducia, ma cerco sempre di scovare qualcuno di nuovo, in modo da implementare il nostro bacino. Posso essere io che mi propongono loro, o loro a contattarci e a chiederci delle copie cartacee o ebook. In generale noi rispondiamo sempre positivamente e diamo loro la possibilità di partire con una prima recensione, per poi verificare nel tempo se la collaborazione funziona o meno: se effettivamente recensiscono il libro, che toni usano, se sono corretti. Alla base del rapporto c’è sempre coltivare la fiducia.

Quali sono le potenzialità per le case editrici che scelgono di collaborare con i bookinfluencer, anche in rapporto ai media tradizionali?
La carta stampata e la critica letteraria non vanno a scontrarsi con la promozione dei libri online e con quella attraverso i bookinfluencer, ma sono due canali che le case editrici devono tenere presenti e vivi. Si rivolgono a pubblici diversi con modalità notevolmente diverse, a un livello crossmediale. Per questo è importante anche il riconoscimento dei bookinfluencer, che spesso si portano dietro una grande quantità di tempo consacrato alla lettura e hanno sviluppato competenze da quel punto di vista, anche se non sono professionisti editoriali. Abbiamo sperimentato che rivolgersi al pubblico della community sposta davvero i numeri delle vendite, se dietro vengono fatte scelte mirate su a chi rivolgersi, mentre con la carta stampata è più difficile. Dipende molto anche dall’identità della casa editrice e dalla sua produzione editoriale: noi ci rivolgiamo a un pubblico giovane, abbiamo tanti libri per ragazzi, fantasy, young adult, quindi riusciamo a lavorare bene con i bookinfluencer, mentre magari per un editore che si occupa di libri universitari chiaramente è più difficile.

Secondo te l’attività dei bookinfluencer può portare concretamente a un aumento dei livelli di lettura?
Sì, assolutamente, e lo porta. La rete è vasta e ha una funzione amplificatoria: hai una community, ti rivolgi a essa, e ciascuno all’interno di essa ne ha a sua volta una sua. L’immagine che noi abbiamo usato per la copertina del libro è un razzo che “spara” libri, ed è esemplificativa, perché attraverso l’attività svolta online, soprattutto sui social, è molto più facile raggiungere anche lettori casuali, che poi magari diventano davvero lettori, anche forti. È più difficile che questo tipo di target venga intercettato dalla promozione sulle riviste culturali, per esempio.

Cosa ne pensi delle critiche rivolte ai bookinfluencer relative al fatto che sembra vogliano sostituirsi ai critici letterari?
Io non ritengo che si vogliano sostituire, perché credo profondamente nel fatto che la maggior parte di questi creators siano molto genuini, anche dal lavoro che è emerso grazie al libro: è proprio un bisogno di condivisione e amore per la lettura. Inoltre, i bookinfluencer non fanno critica letteraria, ma parlano prevalentemente delle emozioni suscitate dal libro. Può capitare che qualcuno presenti un testo in maniera più accurata perché ha competenze in materia, per via degli studi o del lavoro, ma in ogni caso ciò non si scontra con la stampa tradizionale.

Ultima domanda prima di lasciarci: mi nomini qualche bookinfluencer che segui e che consiglieresti?
Ti cito @psiedoll,@marilenasjournal, @valerytikappa e @leggendoatestaalta, quattro bookinfluencer che seguo molto e di cui apprezzo le foto anche da punto di vista estetico.

 

Giovanna Burzio è intervenuta il 26 giugno al 1° Forum nazionale dei Bookinfluencer per Chiari Prima Capitale Italiana del Libro.

 

Giornalista Pubblicista e Digital Marketing Specialist

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