Traduttrice, editor, lettrice. Intervista – senza peli sulla lingua – a Martina Testa

© Luisa Romussi

In editoria spesso si pensa al lettore come a colui che compra il libro, trascurando il fatto che invece, prima di tutto, i lettori sono cittadini, sono persone che leggono i libri, che viaggiano con la fantasia ed empatizzano con gli altri. Il libro è una porta aperta sul mondo – può sembrare una banalità sottolinearlo – ma noi crediamo non vada mai dimenticato.

Questa riflessione sul libro ci invita ad andare oltre. È quindi un piacere ascoltare Martina Testa, traduttrice ed editor per Edizioni Sur, che ci spiega cosa significa per lei tradurre dall’inglese “abitando” la testa dell’autore, come sceglie un’opera da pubblicare, e quali libri rispecchiano di più i suoi gusti di lettrice. Si tratta, dunque, di un incontro non solo con la professionista, ma anche con la persona.

Per lei tradurre significa costruire un dispositivo per far sì che le idee, le immagini, le sensazioni dell’autore originario prendano forma e possano essere comprese da chi possiede un codice linguistico diverso, chiedendosi  perché è stata scelta proprio quella parola e non un’altra, e facendo molta attenzione anche al ritmo della frase.

In qualità di editor per Edizioni Sur, la linea editoriale ha innanzitutto un bacino geografico-linguistico specifico da cui attingere: la literary fiction angloamericana. Il testo deve essere originale e innovativo nella forma e nella struttura e deve chiaramente rientrare nei budget economici della casa editrice che, nelle aste internazionali per acquisire i diritti di pubblicazione, non può di certo competere con i grandi marchi e gruppi editoriali italiani.

Da straordinaria lettrice – ha iniziato a nutrirsi di parole e di storie a soli tre anni – confessa di amare molto i romanzi che ruotano intorno a un What…if, e che aprono al lettore scenari del tutto impensati e inusuali, proprio come accade per esempio in Capannone n. 8 di Deb Olin Unferth. L’autrice costruisce un mondo per e intorno al lettore, ribaltando una prospettiva consueta e uno status quo, e rivelando come potrebbe essere tutto diverso, se esistesse anche un solo individuo abbastanza folle da provare nel concreto a cambiare le cose.

Per concludere, come considerare videogiochi, serie tv, social network? Sono competitors del libro e sottraggono tempo alla lettura, o sono vie alternative che l’editoria può sfruttare per creare ponti tra storie narrate in forma diversa?

Martina Testa riconosce nei videogiochi e nelle serie Tv un terreno molto fertile e stimolante, con una dignità assolutamente pari a quella della letteratura. Per quanto riguarda i social network, invece, esprime le proprie perplessità: li considera esclusivamente uno strumento di promozione pubblicitaria, non un canale di informazione libera o uno spazio di comunicazione culturale, né tantomeno una potenziale scintilla immaginifica per il lettore.

Guarda la videointervista realizzata da Carolina Scarpa, allieva del Master BookTelling. Comunicare e vendere contenuti editoriali, realizzata per IDEa Incontri Digitali per l’Editoria italiana, la playlist curata dai Master in Editoria Unicatt sul Canale dei Libri.

 

 

 

 

Con una formazione in Psicologia e diversi tirocini alle spalle, riparte dal Master Booktelling per conoscere ed esplorare l'editoria e mettersi in gioco in nuovi progetti, con l'obiettivo di costruire relazioni nel mondo della comunicazione.

About Carolina Scarpa (Master BookTelling)

Con una formazione in Psicologia e diversi tirocini alle spalle, riparte dal Master Booktelling per conoscere ed esplorare l'editoria e mettersi in gioco in nuovi progetti, con l'obiettivo di costruire relazioni nel mondo della comunicazione.

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