“I lettori ci insegnano sempre qualcosa”: intervista a Elisabetta Migliavada

“Sono nata in una famiglia in cui ero circondata dai libri: da piccola, ogni domenica, andavo in libreria con mio padre ed è stato lì che anno dopo anno il mio amore per le parole è cresciuto.”
Elisabetta Migliavada, direttrice della narrativa per Garzanti, lo assume con fermezza: i libri hanno da sempre fatto parte della sua vita e della natura che vedeva intorno, così come le librerie, che continuano a rappresentare il primo canale con cui, anche da professionista, si interfaccia per capire l’andamento dei libri.

Qual è stato il suo percorso?
Ho iniziato a fare la lettrice negli anni dell’università per Piemme, poi ho continuato come stagista. Fare la lettrice mi ha permesso di capire come si valutano i testi per una pubblicazione, perché bisogna tenere conto di tanti e diversi aspetti, non solo dal valore del testo, ma anche dal genere in cui si inserisce, la linea editoriale della casa editrice per cui si esprime il giudizio, un occhio approfondito al mercato. Sono tanti i criteri e c’è un equilibrio fragile, ma è ciò su cui si basa il lavoro di chi sceglie le pubblicazioni. Come stagista, poi, ho fatto di tutto, dall’editing all’impacchettamento dei libri: ogni cosa mi ha aiutata a capire come si lavora in una casa editrice. Sono rimasta in Piemme fino al mio arrivo in Garzanti, che cercava un editor per la narrativa straniera. In seguito sono diventata responsabile anche della narrativa italiana, fino alla promozione a direttrice editoriale e vicedirettrice editoriale.

Come si svolge quindi l’attività di un direttore editoriale?
Ci sono diverse componenti in cui deve lavorare. Prima di tutto, c’è la responsabilità di un certo settore, che comporta un aspetto manageriale e organizzativo molto forte. Con la narrativa in Garzanti pubblichiamo circa sessanta novità all’anno, a cui si è aggiunta la nuova collana per ragazzi, con cui ne pubblichiamo circa quattro/cinque l’anno. È quindi fondamentale l’organizzazione dell’ufficio e delle persone, ma anche la pianificazione del piano editoriale, base fondante del nostro lavoro. Non si può sottovalutare, poi, l’aspetto economico: bisogna sempre fare in modo che i libri funzionino e vendano.

Cosa succede quando un libro viene acquistato?
È lì che inizia il bello! Da una email o da una serie di fogli deve diventare un vero e proprio libro. Per fare questo sono tantissime le persone e gli uffici coinvolti: è un lavoro di squadra e l’azienda viene pianificata in modo serrato. Appena si finisce di lavorare su un libro, subito arriva quello del mese successivo: sembra non finire mai, ma fa parte del gioco. Lavorare con gli autori comporta poi anche un altro aspetto: la gestione emotiva di dolori, ansie ma soprattutto di gioie. La sensazione più bella, per me, è sentire l’emozione e la felicità di uno scrittore quando viene a sapere che sarà pubblicato o quando riceve la prima copia del suo libro.

In un mercato come quello attuale, quali sono secondo lei gli ingredienti per un romanzo di successo?
Io lo dico sempre: se sapessi la ricetta del bestseller sarebbe più facile, ma la sfida nel nostro lavoro sta proprio nel non conoscerla. È un continuo chiedersi: “Questo libro funzionerà o no?”. Di precostituito non c’è nulla, purtroppo e per fortuna, anche perché gli ultimi a decidere sono i lettori. Se non piace, il libro non va. Ci possono essere delle tendenze, ma dal mio punto di vista, è fondamentale non avere pregiudizi e porsi con uno sguardo vergine nei confronti del testo, rimanendo sempre in linea con ciò che la casa editrice pubblica.

E quali sono le tendenze?
Nel mercato degli ultimi anni, e soprattutto nel 2020 forse anche per colpa della pandemia, abbiamo osservato tanta voglia di evadere. Noi l’abbiamo sperimentato l’anno scorso con Kawaguchi: Finché il caffè è caldo, uscito lo stesso giorno della chiusura delle librerie, sembrava spacciato. Si è in realtà rilevato un successo incredibile. Il lettore viene portato in una caffetteria dove, bevendo il caffè, si ha il potere di rivivere un momento rimpianto del passato, e questo consente di apprezzare maggiormente il presente. Tutto questo sullo sfondo di un Giappone un po’ magico. Leggendo i commenti dei lettori, si è potuto vedere come il libro sia riuscito a intercettare un bisogno comune, quello di godere di quello che si ha e del fatto di stare bene.

Sicuramente l’online facilita, da questo punto di vista, i contatti con i lettori per le case editrici.
Assolutamente, a me aiuta molto leggere le recensioni. Anche, e soprattutto nel caso di libri che non sono andati bene, io cerco sempre di capire il perché. Magari è solo uscito nel momento sbagliato. I nuovi mezzi hanno rivoluzionato la comunicazione e si possono così misurare i mood dei lettori. Certo, chi li misura meglio di tutti sono i librai, che rimangono il nostro primo canale. Se non ci fossero loro, sarei persa.

Ci sono delle differenze nel modo in cui il pubblico si pone nei confronti della narrativa italiana o di quella straniera?
Negli ultimi anni la narrativa italiana ha superato quella straniera: prima c’era quasi diffidenza nei confronti degli autori nostrani, ora, invece, c’è stato un ribaltamento. Basta guardare il successo di Stefania Auci e i suoi Leoni di Sicilia, un esordio meraviglioso. È come se i lettori italiani avessero acquisito più fiducia nei loro scrittori, ma questo è dipeso anche da quello che le case editrici e gli autori sono riusciti a fare. Penso al noir italiano, sbocciato negli ultimi anni, ma anche agli insegnanti-scrittori come il nostro Enrico Galiano: è nata una generazione in grado di far sentire i lettori italiani più vicini a quello che leggono. Gli scrittori stanno dimostrando una freschezza che all’estero facciamo fatica a trovare.

È come se si creasse ancora più empatia con la storia e con i personaggi.
È vero! Ci si sente ancora più vicini a quello che si sta leggendo, e si vede la fioritura e la freschezza di una letteratura che nasce in luoghi e con generi diversi. C’è vivacità: la cosa che fa impressione è però vedere il divario tra quanta gente scriva in Italia e quanta poca legga, che rimane un mistero.

Ci sono delle differenze tra la narrativa italiana e la narrativa straniera?
Ci sono differenze nella misura in cui negli ultimi anni, come dicevo prima, l’Italia ha visto nascere tanti nuovi scrittori, che si sono spinti in generi diversi, reinventandoli. Penso alle bravissime Federica Bosco o Alessia Gazzola, che sono riuscite a creare storie nuove, originali, tanto che è stato l’estero a cercarle. Oppure nel thriller penso al grande Donato Carrisi, unico in Italia. Detto questo, continuiamo comunque a guardare con grande interesse ai mercati esteri, non solo quello anglosassone che è quello da cui si acquista di più, ma anche la Francia e la Spagna, e anche altri mondi più lontani, come il Giappone, la Cina, i paesi orientali.

Concludendo, quali devono essere, secondo lei, le caratteristiche per svolgere la sua professione?
Sicuramente ci sono delle attitudini mentali che aiutano: la curiosità, l’elasticità, l’organizzazione e, anche se sembra banale, la passione. Come in tanti mestieri che riguardano l’ambito della comunicazione, anche lavorare in editoria non è facile, bisogna essere disposti ad andare avanti con pazienza, forza e determinazione. Fondamentale anche la voglia di approfondire e di studiare, confrontarsi con i professionisti e fare prove. In generale consiglio, ove possibile, di frequentare i master universitari, come quelli che organizza la Cattolica, perché offrono un’ottima preparazione e aiutano a instaurare i contatti giusti con gli editori.

Un consiglio per noi, futuri professionisti?
Con pazienza e determinazione sicuramente ce la si fa. È importante chiarirsi bene con l’esperienza e lo studio l’idea su quello che si vuole fare in una casa editrice: sono tante le professioni all’interno della filiera editoriale e ognuna è meravigliosa. Con determinazione si arriverà a bei risultati: coraggio!

 

Elisabetta Migliavada collabora con i Master in Editoria dell’Università Cattolica e cura il focus dedicato alla Fiction straniera nel Master “Booktelling – Comunicare e vendere i prodotti editoriali”. Leggi l’elenco completo di docenti e insegnamenti.

Nata a Torino nel 1996, dopo essersi laureata in Lettere moderne ha conseguito la laurea magistrale in Letteratura, Filologia e Linguistica Italiana presso l'Università di Torino. Appassionata del mondo dei libri, attualmente è allieva del Master in Professione Editoria Cartacea e Digitale.

About Arianna Epifani

Nata a Torino nel 1996, dopo essersi laureata in Lettere moderne ha conseguito la laurea magistrale in Letteratura, Filologia e Linguistica Italiana presso l'Università di Torino. Appassionata del mondo dei libri, attualmente è allieva del Master in Professione Editoria Cartacea e Digitale.

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