“Ho sempre voluto scrivere”: intervista ad Alice Urciuolo

Alice UrciuoloAlice Urciuolo, classe ’94, nonostante la giovane età ha già collezionato una vasta serie di successi: oltre a essere tra gli sceneggiatori di serie televisive del calibro di Skam Italia, grazie a Adorazione, il suo primo romanzo, è uno dei nomi presenti nella dozzina del Premio Strega.

Hai studiato Lettere e poi sei approdata alla sceneggiatura. Cosa ti ha portato ad abbandonare momentaneamente la carta per lo schermo?
Ho sempre sognato di scrivere. Mi sono però resa conto che l’università non mi offriva l’opportunità di mettermi alla prova praticamente con la scrittura. Sentivo che mi mancavano strumenti e che qualcuno me li doveva insegnare, allora ho trovato su internet un bando per un master di scrittura seriale. Pensavo: “Vado lì, imparo e poi torno a scrivere il mio romanzo”. Ma mi sono appassionata tantissimo al mondo del cinema e della serialità e ho iniziato un nuovo percorso. Ho fatto la story editor per tanti anni in una casa di produzione e poi la sceneggiatrice, che faccio tuttora.

Poi però sei tornata al tuo primo amore. A ottobre è uscito per 66thand2nd Adorazione, il tuo primo romanzo.
Sì, ho fatto un ritorno a casa: ho sempre voluto scrivere e questa cosa non è mai cambiata, ma scrivere un libro è stato un altro paio di maniche. Avevo passato tanti anni a lavorare sulle trame, a scrivere dialoghi, e avevo raccolto un bagaglio di cose che ho potuto utilizzare, ma ovviamente su tante cose ho dovuto lavorare molto di più. Avevo scritto perlopiù racconti. Anche dei romanzi, ma non ero mai riuscita a terminarli. Adorazione è stato infatti un percorso molto lungo, e più solitario rispetto alla sceneggiatura, che non si scrive mai da soli.

Per descrivere il tuo stile narrativo visivo, fortemente cinematografico, potremmo usare l’espressione “show don’t tell”. Quanto ha influito la tua formazione in un master di scrittura cinematografica?
Moltissimo, anche se era comunque qualcosa in cui ho sempre creduto. Mi sono sempre piaciuti i romanzi in cui il narratore è poco giudicante nei confronti della storia e dei personaggi, in cui riesce a raccontare qualcosa e in contemporanea a parlare di sentimenti. E mi piace tanto quando i narratori riescono a concretizzare il sentimento in un gesto: è una scelta che rende alcune scene più forti.

La generazione Z è protagonista sia della serie tv Skam che di Adorazione. Tu però, pur essendo giovanissima, sei una millennial. Eppure tutti i tuoi lavori sono connotati da una fortissima volontà mimetica e realistica. Come sei riuscita a raggiungere questo mondo che non ti appartiene?
Su Skam abbiamo fatto un grandissimo lavoro di ricerca sul campo, che si è concretizzato in pomeriggi passati nei licei, in cui io e il team di scrittura abbiamo parlato con tantissimi ragazzi. Ci siamo fatti raccontare la loro vita, le loro storie, e quello è stato il momento in cui abbiamo capito tanto dei personaggi di cui dovevamo scrivere. Per Adorazione invece mi ha sicuramente aiutato il fatto che l’ho ambientato nei luoghi in cui sono nata e cresciuta e quindi ho potuto raccontare qualcosa che conoscevo molto bene, in parte anche la mia adolescenza. Oltre al portato biografico, c’è tanta osservazione dietro: facevo domande, andavo sul posto per vedere com’era fatto un luogo.

I tuoi lavori mostrano un forte interesse nei confronti del mondo femminile. Dall’analisi dei comportamenti di una società patriarcale di provincia, fino ai temi del revenge porn, dello slut-shaming e del femminicidio. C’è nelle tue opere un intento a educare in questo senso?
Skam, che è un adattamento, ha ereditato l’intento educativo dal format, con la volontà proprio di fornire ai giovani degli strumenti. Nel mio lavoro di scrittrice invece l’intento educativo non è al primo posto, mi interessa prima di tutto raccontare le contraddizioni dei personaggi e sollevare delle domande, più che dare delle risposte.

Nel tuo romanzo le descrizioni fisiche sono abolite. È una scelta voluta?
Sì, ho voluto lasciare che i personaggi venissero costruiti dal lettore nella sua testa, dando solo dei piccoli tocchi, degli indizi, come se io dicessi solo le cose necessarie e dessi poi dei suggerimenti.

Un altro aspetto del tuo romanzo è la coralità: la trama non è mai incentrata su un unico personaggio, ma protagonista è il gruppo, la comunità. Nella narrazione infatti si susseguono diversi punti di vista grazie al cambio di focalizzazione.
Quando ho iniziato a scrivere Adorazione avevo utilizzato la prima persona, ma poi quando ho visto che cominciavano a nascere tanti personaggi e che avevo tanta voglia di raccontare le loro storie, nonostante non avessi mai utilizzato la terza persona nella scrittura letteraria, ho riscritto tantissimo di quello che avevo scritto fino in quel momento. È stato molto complicato, però era l’unico modo: era un romanzo che per come lo stavo costruendo mi cambiava sotto i miei stessi occhi.

Quale dei due universi preferisci e trovi più conforme al tuo modus narrandi fra letteratura e cinema?
Sono due mondi che si influenzano in continuazione, e proprio per questo è molto difficile per me scegliere cosa preferisco. C’è una frase nelle Lezioni americane di Calvino in cui lui dice che sa che la letteratura non morirà mai perché ci sono cose che solo la letteratura sa fare con i suoi mezzi specifici. Questo secondo me vale anche per altri tipi di scrittura, come quella cinematografica. Ci sono cose che io posso fare nella scrittura letteraria e altre che posso fare solo nella scrittura cinematografica. Tutte e due hanno ragione di esistere insieme.

Oggi oltre ai libri, film, serie tv e podcast contribuiscono a soddisfare il bisogno di narratività degli uomini. Trovi che sia una minaccia per la carta stampata?
Niente si estinguerà perché ci sono cose che solo quello specifico modo di raccontare una storia ci può dare. Trovo arricchente il fatto che ci siano sempre nuovi modi di raccontare una storia. Non posso negare che i lettori siano in calo, questo mi dispiace e mi preoccupa. Ma dire che morirà qualcosa no, la vedo difficile.

Che consiglio daresti a giovani che come te vogliono un futuro nel mondo editoriale?
Tutti vorrebbero il consiglio svolta vita, però la verità è che i consigli sono sempre due: leggere tanto e scrivere tanto. E mi sento di aggiungere: non avere nessuna paura di sbagliare e non avere fretta, perché non si può migliorare con un mese di pratica, ma serve davvero tanto tempo per fare qualcosa che abbia veramente valore.

E che consiglio di lettura daresti invece ai giovani di oggi, che spesso, proprio a causa della pluralità di mezzi che hanno a disposizione, fanno fatica a leggere?
Consiglio tantissimo i libri di Annie Ernaux, che mi hanno proprio incantata. E poi dai, consigliamo un italiano: Walter Siti.

Con Adorazione sei tra i dodici finalisti del Premio Strega. Come ti sei sentita quando ti è arrivata la notizia e quale è stata la prima cosa che hai fatto?
Ero da sola a casa, penso un giorno della settimana, e stavo lavorando. Non mi aspettavo minimamente di entrare nella dozzina. Quando è iniziata la diretta mi sono collegata molto tranquilla, però ho avuto un problema di connessione e quindi la diretta era in ritardo. Mi sono arrivati prima i messaggi delle persone che mi facevano i complimenti, io però sullo schermo vedevo dei cuori e dicevo: “Boh, forse mi vogliono rincuorare perché non sono entrata in dozzina”. E invece poi ho visto che Melania Mazzucco ha pronunciato Adorazione e lì mi sono messa a piangere; ho ricevuto tante chiamate e la primissima cosa che ho fatto è stata aprire una bottiglia di vino e bere un bicchiere.

Sappiamo che al momento sei impegnata in altri progetti. Potresti darci qualche piccola anticipazione?
Sto lavorando a dei progetti come sceneggiatrice e presto si saprà qualcosa, e poi c’è il secondo romanzo in cantiere per il futuro. E non è Adorazione 2, ci tengo a dirlo (ride). Sarà tutt’altro.

Alice Urciuolo è intervenuta con Paolo Bontempo e Gianluca Dario Rota il 22 marzo a “Book Tales – Parlare di libri… ai giovani”, quarto appuntamento del ciclo Dialoghi di Book Tales. Vedi la registrazione dell’evento.

Milanese, classe 1996, si laurea in Lettere e poi in Editoria presso l’Università degli Studi di Milano. Al momento è allieva del Master Professione Editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

About Lara Metta (Master Professione Editoria)

Milanese, classe 1996, si laurea in Lettere e poi in Editoria presso l’Università degli Studi di Milano. Al momento è allieva del Master Professione Editoria dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

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