I fumetti nell’epoca digitale e il fenomeno Zerocalcare

La rivoluzione del fumetto nel mondo digitale

Se un tempo il lavoro del fumettista era svolto tramite matite, inchiostri, colori e foglio di carta, oggi è fatto per lo più al computer attraverso l’utilizzo di tavolette grafiche e penne digitali.

Con il passaggio dalla strumentazione tradizionale alle nuove tecnologie, inoltre, molti fumetti realizzati in digitale non vengono più stampati, essendo destinati esclusivamente alla rete.

Alcuni tra i professionisti dell’immagine, mostrando il loro entusiasmo nei confronti dell’odierna supremazia del web, sottolineano come il foglio elettronico consenta di correggere le immagini all’istante, di tornare indietro e ricominciare, non crei il problema delle sbavature e permetta al disegnatore di riprodurre immagini molto più simili alla realtà; altri, invece, restano fautori della carta stampata, ritenendo che, col disegno a mano libera, si ha la possibilità di catturare qualcosa di “un po’più impensabile”. Secondo il parere del noto illustratore Paolo D’Altan, pioniere in Italia dell’utilizzo di nuovi software per grafici, e del famoso fumettista Claudio Sciarrone, comunque, il disegno in digitale non può prescindere da un’impostazione tradizionale di tipo analogico.

 

Con l’avvento degli strumenti digitali sono nati i c.d. “webcomic”: molti fumettisti hanno, cioè, iniziato a mettere online, sui propri blog o sui social network, le proprie vignette e quelli più apprezzati hanno anche ricevuto e accettato delle proposte di pubblicazione su carta dei loro lavori da parte di alcuni editori tradizionali. Oggi una casa editrice, infatti, quando vuole capire se sia o meno opportuno pubblicare il fumetto di un artista, va prima a controllare le visite sul suo sito e i commenti alle sue opere sui social e, se egli ha abbastanza seguito online, ha più chance di essere contattato dall’editore: ciò comporta un vantaggio sia per l’autore, il quale ha l’opportunità di farsi conoscere e apprezzare senza dover sobbarcarsi alcuna spesa, sia per l’editore, dato che, in un contesto del genere, la ricerca di mercato si autoproduce senza nessun costo per l’investitore.

Sul tema vedi Fumetti Verticali  di Daniel Oren.

 

Dal web sono arrivate alcune tra le realtà editoriali più interessanti: si pensi a Shockdom, a Verticomics e a Wilder Online.

Shockdom, nata nel 2000, è stata la prima casa editrice di fumetti digitali in Italia e la prima, nel 2004, a integrare editoria cartacea e digitale, a creare una piattaforma digitale di blog esclusivamente dedicata ai fumetti e a produrli in realtà virtuale e aumentata.

Verticomics, invece, è un’app per iOS che, avendo come obiettivo quello di rendere giustizia ai fumetti su smartphone e tablet, ha trasposto le opere in formato verticale in modo da creare un flusso continuo di vignette da scorrere dall’alto verso il basso, un po’ come sulla timeline di un social network. Inoltre, Verticomics è anche un negozio digitale e soprattutto, ogni giorno, propone un contenuto che rimane gratuito per 24 ore, consentendo così agli utenti di scoprire nuovi autori e nuovi personaggi.

Wilder Online è un sito internet che offre gratuitamente numerose serie a fumetti; su “Wilder Online” si raccontano storie che sarebbe stato troppo complesso presentare a un editore.

 

Molti fumetti online sono interattivi, permettono, cioè, di ascoltare i dialoghi tra i personaggi, vedere sequenze animate o sentire l’onomatopea dell’azione che si sta svolgendo nella vignetta selezionata. Inoltre, grazie a internet e ai social, attorno agli autori e ai protagonisti delle loro creazioni si formano intere community nelle quali si discute delle nuove uscite, degli stili di disegno, delle evoluzioni dei fumetti ai quali si è interessati; le stesse possono addirittura arrivare a influenzare l’autore nelle sue scelte.

Come detto, tra i tanti inquilini dei social non mancano coloro che realizzano fumetti, tanto che sono moltissime le pagine che mostrano le creazioni di autori di comic anche di notevole spessore.

Secondo alcuni dei professionisti del settore, i social hanno permesso un’esplosione dell’intensità del rapporto tra lettori, autori e produttori che non sarebbe stata immaginabile senza internet e hanno consentito un contatto diretto col pubblico, questo ha permesso agli autori un monitoraggio costante sul proprio lavoro e ha aiutato gli stessi a migliorarsi anche sulla base dei consigli di chi della loro opera avrebbe dovuto fruire; secondo altri, più negativi nei confronti del fenomeno, invece, ai social è associato il rischio che l’artista venga troppo condizionato dai suoi lettori, finendo per perdere la sua identità, e la problematica per cui se l’autore non è sui social, anche se bravo, difficilmente riesce ad avere successo.

Quello che è indubbio, comunque, è che i social permettono di ingrandire una nicchia, quella del fumetto, che ha bisogno di essere allargata.

Molti autori sono nati sui social e grazie a essi hanno avuto fortuna: un esempio su tutti di questo fenomeno sono “Gli Scarabocchi di Maicol & Mirco”, storie a fumetti esplose su Facebook, dove dal 2012 vengono pubblicate con cadenza quotidiana. Oggi contano più di 160 mila followers e dal 2018, grazie alla notorietà raggiunta sui social network, gli scarabocchi sono stati pubblicati su carta da Bao publishing per una serie chiamata Opera Omnia.

 

 

Uno dei fumettisti più venduti tra cartaceo e webcomic: Zerocalcare

 Zerocalcare, pseudonimo di Michele Rech, è uno tra i più noti fumettisti esistenti oggi in Italia ed è proprio uno di quelli che deve il suo grande successo al suo blog. Nel 2011, infatti, apre un proprio blog a fumetti, che è una sorta di “diario disegnato sul web” che va in ordine anticronologico, in cui inserisce i suoi racconti e le sue visioni della vita, ricevendo i commenti da parte dei visitatori della pagina. Grazie alle pubblicazioni in rete inizia, quindi, a diventare popolarissimo, tanto che nel 2012 viene contattato dalla nota casa editrice milanese Bao publishing, che in quell’anno ristampa a colori La profezia dell’armadillo e Un polpo alla gola. La collaborazione con la Bao continua tanto che la stessa nel 2013 pubblica Ogni maledetto lunedì su due, nel 2014 Dimentica il mio nome, nel 2015 L’elenco telefonico degli accolli, nel 2016 Kobane Calling, nel 2017 Macerie prime, nel 2019 La scuola di pizze in faccia del professor Calcare e, per finire, nel 2020 i vendutissimi Scheletri, A babbo morto e Una storia di natale. Questo è un chiaro esempio del fatto che, mentre prima un aspirante fumettista si proponeva alle case editrici, adesso spesso sono le case editrici che vanno a cercare autori diventati famosi su internet per proporre loro una pubblicazione. Lo stesso Zerocalcare, durante un’intervista, conferma come gli incontri con la Bao sono arrivati dopo il successo sul blog e racconta che tutte le volte che aveva cercato di proporsi a un editore, prima di essere famoso su internet, aveva ricevuto rifiuti.

Il rapporto di Zerocalcare col web e col digitale si è sempre più intensificato negli anni ed è diventato talmente forte che lo stesso, in occasione del lockdown di aprile 2020 dovuto alla pandemia da Covid-19, realizza una mini serie animata a fumetti composta da tre puntate più una puntata bonus, intitolata Rebibbia Quarantine .  La serie, in cui egli racconta la sua quarantena nel quartiere di Roma dove vive da sempre (appunto, Rebibbia), è stata inizialmente lanciata sui social, dove ha avuto molti seguaci, e poi trasmessa a “Propaganda Live”, un programma su La7.

Zerocalcare, contento di questa nuova forma di presentare il fumetto, che tra l’altro ha avuto grande seguito, è ora all’opera per la realizzazione di Strappare lungo i bordi, la prima serie di animazione italiana e soprattutto la prima a essere prodotta da Netflix. La serie, che è una co-produzione di Movimenti Production con Bao publishing e Netflix, come si può già intuire dal trailer, sarà ambientata nell’universo narrativo dell’autore e i protagonisti saranno i suoi personaggi cult come Secco, Sarah e l’Amico Cinghiale. Non mancherà il mitico Armadillo.

L’esordio di Zerocalcare, quindi il suo blog, e adesso queste sue nuove sperimentazioni sono l’emblema del grosso impatto che il web e i social network hanno avuto e continuano sempre più ad avere nella realtà del libro in generale e, ancor di più, nell’universo dei comic.

Lo stesso Michele Rech, sottolineando le enormi potenzialità della rete, ha in più interviste affermato: “quando ho aperto il blog e ho cominciato a ricevere commenti, a poter interagire e a ricevere stimoli, mi è scattato qualcosa: un nuovo entusiasmo, una nuova voglia di fare. La voglia di scrivere per vedere che reazioni ci sarebbero state è qualcosa che ti nutre. Se scrivi una cosa, la scrivi perché qualcuno la legga e vedere nella pratica, quasi in diretta, che qualcuno effettivamente la legge, ti dà un sacco di entusiasmo”. Per l’intervista integrale vedi

 

Quale sarà il futuro del fumetto?

Autori e case editrici vedono il futuro del fumetto in maniera molto ottimistica. Sostengono che sicuramente esso sarà sempre più fuori dalle edicole e sempre più sul web e nelle librerie di varia, per cui ci saranno sempre più webcomic, sempre più graphic novel e sempre più edizioni di lusso. “Probabilmente il fumetto non si chiamerà nemmeno più così”, dice Ettore Gabrielli. Secondo alcuni il fumetto non subirà una mutazione genetica, la carta resterà sempre, non è destinata a sparire, ma sicuramente si ridurrà perché in competizione con altri supporti.

Igort, editore e noto fumettista, nel documentario Fumetti Verticali, interrogato su come si immagina la dimensione futura del fumetto, racconta: “quando sono andato in Corea ho visto la funzione del fumetto nel web; quando uscivano delle puntate di fumetti particolarmente seguiti, crollavano i server perché avevano un milione o due milioni di contatti contemporaneamente e l’oggetto di carta lo potevi ottenere solo se cliccavi su press o print. A quel punto ti dicevano qual era la stamperia presso cui potevi prendere la tua copia on demand”. Quindi il fumetto di carta sarà un oggetto per i veri feticisti del genere, mentre tutti gli altri li leggeranno online. Questo non è un male, dato che i collezionisti e i grandi appassionati sono disposti a spendere molto più di un comune fruitore per avere una copia cartacea.

Quel che è certo è che il fumetto sta vivendo un periodo di esplosione straordinaria e, stando così le cose, non ha nulla da temere per il suo avvenire.

 

 

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