Esportiamo il brand Italia anche nell’editoria all’estero

Marius Rusu è ex allievo del Master Professione Editoria cartacea e digitale, dove ora insegna Storia dell’editoria contemporanea. Specialista in cultura editoriale, oggi lavora negli Stati Uniti, alla Rutgers University, nel New Jersey. È la persona ideale con cui parlare di storia editoriale italiana e dell’importanza di esportarla anche fuori dai nostri confini.

Marius, lei è un ex alunno del Master Professione Editoria dell’Università Cattolica, dopo il quale ha intrapreso il dottorato. Cosa l’ha spinta a scegliere questo percorso?
In realtà è una scelta che dibatto tutt’ora. Fin da sempre, infatti, sono stato diviso fra due anime: l’una, che mi spingeva a entrare nel sistema editoriale – mondo che mi ha affascinato – e l’altra che era il gusto per la ricerca. Tutto è partito dal lavoro che ho svolto per la tesi magistrale insieme al professore Alberto Cadioli della Statale di Milano. L’esperienza è stata talmente arricchente che ho voluto proseguire per questa strada. Al contempo, però, ho avuto la fortuna di non smettere di collaborare con il sistema editoriale.

I suoi studi l’hanno condotta fino agli Stati Uniti. Che cosa ci può dire, da diretto osservatore, sull’editoria italiana all’estero?
In un mondo interconnesso come quello di oggi è impossibile non accorgersi della penetrazione del sistema editoriale italiano anche all’estero. Che l’editoria italiana sia riuscita ad arrivare fin qui lo si nota, per esempio, passeggiando per le strade di New York, dove non è infrequente imbattersi in una libreria Rizzoli. O ancora, si possono trovare facilmente sia edizioni Rizzoli International sia le cosiddette Europa Editions (ndr. fondate dalla casa editrice italiana E/O). In particolare, si percepisce un costante martellamento dell’instant-book. Anche nella lista dei libri migliori del “New York Times” non mancano volumi che cavalcano la cresta dell’onda, soprattutto di politica. Questa esigenza di rimanere sul pezzo si fa molto sentire.

Ha appena citato i libri che trattano di politica. Dunque, all’estero prevale la saggistica italiana, più che la narrativa?
In realtà saggistica e narrativa si bilanciano, ma dato il momento storico che stiamo vivendo è piuttosto prevedibile. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che ci troviamo nella patria del giornalismo d’inchiesta, del “Washington Post” e del Premio Pulitzer. Inoltre, io ho la fortuna di lavorare in un’area in cui abbondano i cosiddetti heritage speakers, ovvero americani con radici italiane che spesso e volentieri ricercano una connessione con la propria storia, ad esempio frequentando corsi di italiano all’università. Vanno per la maggiore i corsi su Dante, il Novecento – Gramsci, Calvino, il cinema di Fellini – oppure il grande magma che c’è nel mezzo. In questo modo, accostandosi allo studio dell’italiano, gli heritage speakers riescono a dare un senso al proprio cognome e alla propria storia familiare e di conseguenza hanno modo di avvicinarsi al sistema editoriale italiano.

Parlando invece di importazione di prodotti editoriali stranieri in Italia, è risaputo che i principali autori di best-sellers sono americani. Perché noi italiani non riusciamo a emulare questo successo?
A mio parere ciò è da ricondurre al cosiddetto “deficit del romanzo italiano” nell’Ottocento. È fondamentale, e in questo gli anglosassoni hanno parecchio da insegnare, coniugare una certa forma di leggibilità con la qualità letteraria. Questa fu la prerogativa del sistema editoriale italiano fino agli anni Settanta-Ottanta, basti pensare a Elsa Morante, Italo Calvino, Fruttero e Lucentini. Oggi, invece, cercando a tutti i costi l’ispirazione oltreoceano probabilmente si è persa un po’ la voglia di coltivare questa forma di best-seller che poteva essere vincente anche in Italia. Un tentativo è stato quello della New Italian Epic, che avrebbe potuto essere un ottimo modo per coniugare alta leggibilità con altrettanta, se non maggiore, qualità. Negli anni più recenti, invece, si è affermata una certa tendenza a esportare il brand “Italia”, più che i singoli prodotti, questa idea di “italianità” con tutto il corollario che si porta dietro.

Quali sono gli ambiti della storia editoriale italiana che riscontrano maggiore interesse all’estero?
Innanzitutto la nostra tradizione culinaria, ma anche il cinema, in particolar modo Fellini. Più recentemente successi come quello di Elena Ferrante, che ha letteralmente spopolato. Inoltre, soprattutto in ambito accademico, è molto conosciuto il nome di Igiaba Scego (ndr. scrittrice italiana di origine somala) e i suoi lavori post-coloniali sulla diaspora.

In conclusione, quanto è fondamentale conoscere la storia dell’editoria italiana e il suo sviluppo per anticiparne tendenze e prospettive?
Come diceva lo storico Claudio Pavone, noi non anticipiamo, ma facciamo delle ipotesi un po’ più ponderate, che a volte possono rivelarsi anche fumose e inconsistenti. Tuttavia, è facile riconoscere che dare un’opinione ponderata vale assai di più che darne una istintiva. Di conseguenza, conoscere la storia editoriale del nostro Paese è imprescindibile per valutarne gli sviluppi. Al tempo stesso sono consapevole che, trattandosi di un’impresa commerciale, ci sono numerose istanze per cui elementi come il fiuto editoriale o l’aggressività – soprattutto nelle politiche contrattuali o di scouting – possono compensare una preparazione carente dal punto di vista della storia editoriale. Resta centrale, tuttavia, avere una visione panoramica del sistema.

Questa mentalità è diffusa anche negli Stati Uniti?
Certamente. Si tratta di un dibattito che tiene banco anche qui, perché a un certo punto non si privilegia più la quantità di competenze che uno può elencare, quanto piuttosto la dimostrazione di avere un’attitudine specifica, il cosiddetto learn to learn, ovvero di avere imparato a imparare. Una volta appreso ciò, si aprono molte più porte di quanto uno potesse aspettarsi.

 

Questa intervista è stata realizzata nell’ambito del corso di Testi e video per l’informazione giornalistica di Carlo Fumagalli. Vedi l’elenco completo degli insegnamenti del Master Professione Editoria.

Marius Rusu è docente del Master Professione Editoria. Vedi l’elenco completo dei docenti del Master BookTelling Comunicare e vendere contenuti editoriali e del Master Professione Editoria.

Nata a Gallarate nel 1997, fin da piccola è un'appassionata di lingue e libri. Frequenta l'Università Cattolica, presso la quale consegue la laurea triennale
in Lingue Comunicazione e Media e quella magistrale in Lingue e Letterature Straniere. Il tedesco è la sua lingua preferita. Da poco si è trasferita a Milano, dove sta frequentando il Master Professione Editoria.

About Sofia Molla (Master Professione Editoria)

Nata a Gallarate nel 1997, fin da piccola è un'appassionata di lingue e libri. Frequenta l'Università Cattolica, presso la quale consegue la laurea triennale in Lingue Comunicazione e Media e quella magistrale in Lingue e Letterature Straniere. Il tedesco è la sua lingua preferita. Da poco si è trasferita a Milano, dove sta frequentando il Master Professione Editoria.

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