Dal caso Unorthodox a One of Us e a Shtisel. Come parlare di estremismo religioso fra libri e serie tv

  Alla vigilia di Pasqua 2012, Deborah Feldman, a 25 anni, è finalmente libera. Il 2012 si conferma una pietra miliare nella vita di questa giovane donna originaria di Williamsburg, Brooklyn: non solo si concretizza il verdetto di divorzio e l’affidamento esclusivo del figlio, ma viene anche pubblicato il suo memoir Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots. I due eventi non sono casuali: il memoir di Deborah è la concretizzazione della sua intensa attività come fondatrice del blog The Hasidic Feminist. Senza la notorietà ottenuta, Deborah non sarebbe mai riuscita fuggire definitivamente dalla sua comunità originaria.

Deborah Feldman è infatti una ex esponente della comunità ultraortodossa ebraica newyorkese, per la precisione della setta chassidica di Satmar. Perlopiù composta da sopravvissuti alla Shoah e dai loro discendenti, i membri della comunità di Satmar vivono seguendo rigorosamente i precetti religiosi più estremistici e ricalcando tradizioni secolari risalenti a prima della Seconda guerra mondiale: la comunicazione solo ed esclusivamente in yiddish, abiti tradizionali, riti molto invasivi che scandiscono ogni aspetto dell’esistenza.

In una comunità che ha vissuto il devastante trauma della Shoah e dove il ripopolamento, per colmare il vuoto delle perdite subite, è lo scopo principale, il ruolo della donna è quasi totalmente finalizzato alla procreazione. Proprio questa vita così limitante fa maturare in Deborah l’idea della fuga e il desiderio di emanciparsi, che riesce a concretizzare anche grazie al riscontro di pubblico ottenuto dal suo blog.

Quando Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots viene pubblicato da Simon&Schuster nel 2012, la prima tiratura, un’edizione ridotta, andò subito esaurita e la ristampa divenne disponibile solo un mese dopo. Sembra che la casa editrice abbia sottovalutato la forza della narrazione: infatti, nonostante l’estremismo religioso sia una tematica certamente difficile da trasporre su media differenti, il caso di Unorthodox ci mostra come un’esperienza inizialmente circoscritta a un blog sia divenuta una cassa di risonanza per un vero e proprio caso mediatico.

Oggi, Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots, riedito da Simon&Schuster il 3 marzo 2020, pochi giorni prima del debutto della miniserie su Netflix, il giorno 26 dello stesso mese, è un bestseller.

 

Successo transmediale: Unorthodox diventa una serie Netflix 

Una trasposizione di Unorthodox come serie non era sicuramente fra gli obiettivi principali di Deborah Feldman, ma dopo il suo trasferimento a Berlino ha proposto il suo romanzo alle sceneggiatrici Anna Winger e Alexa Karolinski, le uniche persone che avrebbero potuto, a detta della scrittrice, creare un progetto con un impatto culturale positivo.

Si decide di adattare fedelmente la testimonianza di Deborah Feldman ma il suo esodo dalla comunità viene reinterpretato: la protagonista della serie, Esther Shapiro, non si allontana gradualmente dalla comunità ma fugge a Berlino per dare al bambino che porta nel grembo un futuro da cittadino libero.

Per trasporre la trama di Unorthodox in maniera accattivante e appetibile, le vicende della protagonista sono rese decisamente più rocambolesche: sono state seguite ad hoc le regole auree della drammaturgia classica, ovvero il cosiddetto viaggio dell’eroe. Esther, dal suo mondo ordinario, dovrà affrontare la parabola che la condurrà verso un percorso esteriore e interiore, fino a trovare la tanto agognata emancipazione.

La scelta di Berlino non è casuale: oltre ad omaggiare la nuova residenza di Deborah Feldman, tornare in Germania significa affrontare il trauma della Shoah direttamente dove si è originato.

Il successo della serie è immediato: lo sconosciuto mondo ebraico ultraortodosso, rappresentato in modo autentico e non parodistico o irrispettoso, e il riscatto di Esther, sono entrambi elementi che appassionano il pubblico e che umanizzano questa comunità gruppo tanto singolare.

Unorthodox, anche a causa del primo lockdown, fu estremamente apprezzata dal pubblico italiano, e questo interesse ha contribuito alla pubblicazione della seconda edizione italiana del memoir, pubblicato nel 2019 da Abendstern Edizioni con il titolo Ex ortodossa: il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche.

 

Il triangolo di Netflix

La potenza mediatica di Unorthodox sembra non esaurirsi e tra i consigli di Netflix si fanno timidamente strada altri prodotti dedicati agli ebrei chassidici.

La piattaforma streaming è velocissima ad associare Unorthodox ad un documentario che ha visto la luce nel 2017: si tratta di One of Us, nominato agli Oscar come miglior documentario.

L’operazione di Netflix nell’associare questi due prodotti è stata decisamente azzeccata: se in Unorthodox possiamo assistere ad un’avventura coinvolgente e dal forte impatto emotivo, in One of Us si possono approfondire le radici del fenomeno chassidico.

In questo documentario vengono evidenziate le difficoltà già intraviste in Unorthodox: l’abbandono della comunità comprende solitudine, persecuzioni, infinite battaglie legali in un contesto in cui non vige la legge ma solo le regole della comunità. 

Viene sottolineato che, nel 2017, solo il 2% dei chassidici riesce a fuggire dalla comunità. Tuttavia, grazie a recenti dichiarazioni di Deborah Feldman, sappiamo che, anche grazie al successo di Unorthodox, molti più esponenti sono riusciti ad emanciparsi.

In conclusione, “One of Us completa, seppur prodotta precedentemente, la visione di Unorthodox che, a sua volta, con le sue ricostruzioni dei riti, restituisce ciò che inevitabilmente il documentario non può sempre dare. Una visione complementare e la consapevolezza che no, non è un film“.

Ma il successo di Unorthodox trascina con sé anche un altro volto dell’estremismo religioso. 

Si tratta della serie israeliana Shtisel, ideata da Ori Elon e Yehonatan Indursky, sempre trasmessa su Netflix e affermatasi in Italia anch’essa durante il lockdown, soprattutto dopo l’uscita di Unorthodox. Incentrata sulla comunità haredim del quartiere Geula, a Gerusalemme, questa serie può essere, dopo la visione di Unorthodox e One of us, una via per comprendere il mondo ebraico ultraortodosso da una prospettiva diversa. A questa commedia, che parla di vicende quotidiane con un umorismo sui generis, è stato accreditato il merito di mostrare i membri della comunità sotto una luce nuova: spesso vengono esaltate non le differenze, ma quanto invece siano simili al mondo esterno alla comunità. 

 

Impenetrabile ma non incomprensibile

Secondo uno degli attori protagonisti della serie Shtisel, Dov Glickman, “il segreto di Shtisel è quello di farci immergere in un microcosmo in cui ognuno riesce facilmente a identificarsi con personaggi differenti grazie alle sfaccettature con cui sono stati descritti. Tutto il processo viene stimolato dalla curiosità verso un mondo misterioso e molto particolare, che è quello degli haredim”.

Credo proprio che questa definizione si possa estendere anche agli altri due prodotti sopracitati: sia per i lettori che per gli spettatori di serie tv è sempre esaltante venire a contatto con contesti mai visti e tanto distanti dalla nostra quotidianità.

Tuttavia, per poter sbirciare queste realtà, dobbiamo ringraziare chi, come Deborah Feldman, ha avuto per primo il coraggio di far sentire la propria voce, anche contro la propria comunità, la propria famiglia.

 

 

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Per approfondire la figura di Deborah Fieldman:

Una giovane donna emancipata: Deborah oggi

Per approfondire la serie Netflix Unorthodox:

In ‘Unorthodox,’ A Religious Woman Leaves Her Marriage And Her Past Behind

Netflix’s Unorthodox Is Inspired by the True Story of Deborah Feldman

Gli appunti riguardanti la drammaturgia sono ripresi dalle lezioni della professoressa Eleonora Recalcati.

Residente a Cernusco sul Naviglio, Lavinia Meda è laureata in Scienze della comunicazione ed Editoria, culture della comunicazione e della Moda. Attualmente si sta specializzando presso il master Booktelling dell’Università Cattolica.

About Lavinia Meda

Residente a Cernusco sul Naviglio, Lavinia Meda è laureata in Scienze della comunicazione ed Editoria, culture della comunicazione e della Moda. Attualmente si sta specializzando presso il master Booktelling dell’Università Cattolica.

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