Vivere con i libri. Un’elegia e dieci digressioni di Alberto Manguel

Il libro che tolgo dallo scatolone che gli avevo assegnato, nel breve istante prima che io gli dia il giusto posto si trasforma rapidamente tra le mie mani in un pegno, in un ricordo, in una reliquia, in un segmento di Dna da cui poter ricostruire un intero corpo

“Sentivo che i libri mi appartenevano, che erano parte di quello che ero.” Alberto Manguel, bibliotecario, saggista e traduttore, con il suo libro Vivere con i libri. Un’elegia e dieci digressioni, propone una sorta di memoir, a metà strada fra il saggio e l’elegia, articolato in dieci digressioni, nelle quali ogni libro riportato alla memoria spinge l’autore a riflettere sui valori della lettura, delle biblioteche, della letteratura e sul rapporto fra libro e lettore. L’idea di scrivere questo testo è nata, infatti, dalla necessità di dare una voce ai libri, non solo ai 35mila della sua biblioteca personale, in parte rinchiusi in austeri scatoloni e pronti per il trasloco, ma anche, in generale, a tutti i libri, intesi come base del vivere civile e in grado di cementare il senso di comunità e di umanità.

La biblioteca è presentata come un luogo identitario, uno spazio assolutamente privato in cui non ci si sente mai soli, abitato dalle voci degli autori incise sui dorsi dei libri, ma anche da quelle di chi li ha donati, un luogo confortante e rassicurante, da cui l’autore non riesce a distaccarsi; infatti la scelta dei libri da portare nel suo nuovo appartamento a New York diventa dolorosa e la loro chiusura negli scatoloni un esercizio di oblio, quasi scrivere un proprio necrologio.

Fa da contraltare a questa concezione della biblioteca come spazio privato, la riflessione sulle biblioteche pubbliche, scaturita dal ritorno a Buenos Aires nel 2015 in veste di direttore della Biblioteca Nazionale argentina, ruolo ricoperto per anni da Borges. Nell’ultima delle digressioni, infatti, l’autore si sofferma sull’importanza delle biblioteche pubbliche e nazionali, quali luoghi di conservazione e memoria della parola scritta, spesso trascurati ma che dovrebbero essere aperti a chiunque desideri farne uso, in quanto forze vitali per l’istruzione, la cultura e l’informazione. In sostanza, per Manguel, dovrebbero rendere fruibile per i lettori tutto il loro patrimonio librario senza limitazioni relative ad una censura di tipo politico, ideologico, di genere, riprendendo la mission propria delle biblioteche pubbliche, stabilita nel Manifesto Ifla/Unesco sulle biblioteche pubbliche del 1994.

I libri, infatti, non sono solo supporti fisici e superfici a cui affidare un’idea, strumenti di comunicazione e trasmissione del sapere ma sono anche organismi che attraversano il tempo e lo spazio. Stabiliscono con il lettore un rapporto intimo, colloquiale e simbiotico. Borges riteneva che come la zappa fosse il prolungamento della mano dell’uomo, allo stesso modo il libro dovesse essere inteso come il prolungamento dell’intelletto, l’estensione della memoria. Il pensiero dell’uomo viene conservato e trasmesso grazie al libro e alle biblioteche. Ed è proprio questo il messaggio che l’autore, partendo dal proprio vissuto, intende trasmettere al lettore, un monito a “vivere con i libri”, frequentare le biblioteche, considerandole come punto fermo in una società sempre più liquida, complessa e frammentata.

 

Alberto Manguel – Vivere con i libri. Un’elegia e dieci digressioni

123 pagg., 16,00 euro – Einaudi, 2018 (Frontiere)

ISBN 9788806239770

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