Uovonero e Sante Bandirali: i libri della diversità e del confronto

Leggere è un dirbandiraliitto di tutti: la lettura aiuta a capire il mondo e la comprensione rende liberi. È questo il primissimo comandamento della uovonero edizioni, casa editrice “a tre menti e tre cuori”, animata da Enza Crivelli, Lorenza Pozzi e Sante Bandirali. In quest’intervista, Sante Bandirali, direttore editoriale, ci racconta come libri attenti e rispettosi, pensati e realizzati per soddisfare bisogni speciali, possano restituire a bimbi autistici, affetti da ritardi cognitivi o con disturbi specifici dell’apprendimento la bellezza e il piacere della lettura.

Nel 2010 parte la singolare iniziativa di uovonero con l’obiettivo di promuovere la cultura della diversità e del confronto. Oggi, rispetto al passato, c’è una sensibilità maggiore riguardo all’argomento, un’attenzione crescente nei confronti della tematica dell’inclusione. In virtù di questo, quanto e come è cambiata la vostra proposta editoriale?

Il nostro progetto editoriale risale a due anni prima della nascita ufficiale della casa editrice. Nel 2008, per partecipare a un bando pubblico, ci trovammo nella necessità di mettere a fuoco le linee di quello che ai tempi era un semplice desiderio. Prima di quel momento avevamo solo la vaga idea di creare una casa editrice per pubblicare libri in simboli, insieme alla consapevolezza che un progetto editoriale non potesse limitarsi a questo. Fu quella l’occasione per elaborare un sistema di collane che ci sembravano necessarie per una linea editoriale completa e coerente. Non ottenemmo il finanziamento per un soffio, ma il risultato fu di ritrovarci con una struttura che è poi rimasta alla base del progetto editoriale, al punto che tutte le attuali collane erano già presenti in quella bozza embrionale. In questo senso, la nostra proposta editoriale non è cambiata di molto, forse proprio perché anticipatrice di quella sensibilità che abbiamo visto crescere i libri di Camillacon grande soddisfazione nel corso di questi anni. La più grande eccezione a questo è rappresentata dal progetto “I libri di Camilla” (Collana di Albi Modificati Inclusivi per Letture Liberamente Accessibili), che risponde alla richiesta da parte del pubblico di avere a disposizione una maggiore quantità di libri in simboli di qualità: in questo caso, la collaborazione con un gruppo di piccoli editori sensibili e coraggiosi ha dato vita a un innovativo progetto multieditoriale per la pubblicazione di libri già editi in una nuova versione in simboli. Questa esperienza, qualche anno difficile immaginare, è stata possibile grazie a un’accresciuta sensibilità che, a seguito del successo della nostra collana “Pesci parlanti”, ha trovato in uovonero il soggetto più adatto per la sua realizzazione.

Uovonero si rivolge a un pubblico di “pensatori visivi” con difficoltà di accesso al testo verbale avvalendosi delle strategie della “Comunicazione Aumentativa Alternativa” e del sistema pittografico del PCS. Ci racconti qualcosa in più…

In moltissimi casi della vita quotidiana, quando c’imbattiamo in testi verbali difficili da decifrare, tutti noi diventiamo lettori logografici: se mi trovo all’aeroporto di Tokyo e ho l’urgenza di andare in bagno, per esempio, sono ben felice di seguire il noto simbolo con le sagome dell’omino e della donnina, perché difficilmente riuscirei a orientarmi in tempo fisiologicamente utile fra una selva di ideogrammi kanji. Esistono numerose persone che hanno una mente “su cui gira un sistema operativo diverso”, per usare l’espressione di Ted, il giovane protagonista di Il mistero del London Eye di Siobhan Dowd, e che si trovano in queste medesime condizioni anche di fronte a un testo scritto nella propria lingua. Per questi lettori il testo verbale significa poco o niente, ma grazie al supporto dei simboli grafici della comunicazione aumentativa e alternativa la comprensione diventa più agevole e di conseguenza la lettura possibile e più piacevole. La collezione di simboli PCS (Picture Communication Symbols), che uovonero utilizza per le fiabe della collana di albi “pesci parlanti”, è una delle più note e utilizzate a livello internazionale: è costituita da logogrammi molto intuitivi, il cui significato traspare in modo piuttosto evidente, ed è particolarmente adatta a testi semplici, sui quali si è già effettuata un’operazione redazionale di semplificazione sintattica e lessicale. Nel caso dei libri di Camilla, invece, dove abbiamo a che fare con testi preesistenti, non già concepiti per una lettura facilitata, abbiamo optato per i simboli WLS (Widgit Literacy Symbols), più flessibili e raffinati, e che si prestano bene per rinforzare testi più elaborati.

Uovonero ha un’esperienza ormai consolidata nel settore. Quali le novità in cantiere per il futuro?

Per quanto riguarda la produzione di albi in simboli e di narrativa ad alta leggibilità, proseguiremo con nuovi titoli delle tre collane attualmente attive (“pesci parlanti”, “i libri di Camilla” e “abbecedanze”). Per la collana “i geodi”, costituita da testi che valorizzano la ricchezza della diversità, stiamo esplorando forme espressive diverse, come il romanzo illustrato e il graphic novel per adolescenti e giovani adulti, dove il ruolo narrativo dell’immagine si accosta con forza a quello testuale. Dopo il fortunato incontro con Pam Smy, illustratrice di Il riscatto di Dond di Siobhan Dowd (finalista del Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2016), in ottobre pubblicheremo il suo Thornhill, un romanzo che narra una cupa storia di bullismo, diversità e amicizia per mezzo di testo e illustrazioni. Fra le novità di narrativa più tradizionale, il ritorno dell’autistico Ted e di sua sorella Kat in Il mistero del Guggenheim di Robin Stevens, sequel di Il mistero del London Eye, da un’idea della stessa Siobhan Dowd. Dopo qualche anno di pausa, poi, abbiamo ripreso la collana di giochi inclusivi “altrimenti”, che vedrà l’uscita di due nuovi titoli entro il prossimo anno: il primo sarà L’acchiappaidee, albo illustrato con tessere per disegnare di Fabrizio Silei.

Quanto il digitale, le potenzialità della realtà aumentata possono migliorare l’efficacia comunicativa e la ricettività di un target speciale come il vostro?

Sicuramente le nuove tecnologie hanno enormi potenzialità in ambito comunicativo e sono convinto che il futuro ci riserverà piacevoli sorprese. Dal canto nostro, abbiamo scelto di dedicarci unicamente all’editoria cartacea, senza nessun ricorso al digitale. Una scelta che può apparire romantica e anacronistica, ma che dimostra che è ancora possibile innovare in un campo dove solo apparentemente è già stato fatto e detto tutto, confermando la vitalità del libro cartaceo che i dati recenti dimostrano. Nell’ottobre del 2010, quando uovonero aveva pochi mesi di vita, tornai dalla fiera di Francoforte col timore di avere sbagliato tutto, visto che non si parlava d’altro che del prepotente avvento del libro digitale che avrebbe spazzato via la carta nel giro di poco tempo. A distanza di qualche anno, credo che l’andamento generale del mercato e, nello specifico, l’esperienza di uovonero dimostrino che questa profezia non sia destinata ad avverarsi, perlomeno nel prossimo futuro e con le tecnologie disponibili.

Dietro il progetto editoriale di uovonero, unitario e articolato, capace di mescolare testi singolari e di qualità con proposte di studio e riflessione scientifica, s’intravede la lezione pioneristica e rivoluzionaria della “Signora” della letteratura per l’infanzia, Rosellina Archinto, l’intuizione innovativa della Emme Edizioni. Quanto ha inciso quest’esperienza? Quali sono gli altri modelli che hanno ispirato e animato le idee della vostra casa editrice?

L’accostamento è decisamente lusinghiero, e se l’esperienza di uovonero può far pensare anche solo lontanamente a quella Emme Edizioni non posso che esserne fiero. Vediamo lontano perché siamo nani sulle spalle di giganti, disse qualcuno, ed è impossibile entrare nel territorio dell’editoria per ragazzi senza tenere conto anche involontariamente dell’enorme importanza del lavoro di Rosellina Archinto. Credo che la sua più grande lezione sia stata quella di domandarsi chi fossero realmente i destinatari dei libri che pubblicava: rendersi conto, nel suo caso, che i bambini degli anni Sessanta e Settanta avevano diritto a storie che parlassero il loro linguaggio, nel testo e nelle illustrazioni, che non era più quello antiquato e stereotipato dell’editoria di quegli anni. Ritengo che sia fondamentale chiedersi continuamente chi sono i bambini a cui sono destinati i libri in simboli e i libri ad alta leggibilità, quali storie vogliono leggere, di quale tipo di simboli hanno bisogno, in modo che i nostri libri siano veramente destinati a loro e non all’idea che gli adulti (terapeuti, insegnanti, famigliari, eccetera) hanno di loro. Mi piace pensare che un seppur vago collegamento ideale possa risiedere nel fatto che il primo dei libri di Camilla sia stato proprio Che rabbia! di Mireille D’Allancé, uno dei titoli di punta della Babalibri di Francesca Archinto, che del lavoro della madre ha raccolto il testimone per trasportarlo nel ventunesimo secolo. Quello che credo essere un punto di forza di uovonero, inoltre, è il fatto di avere da sempre trovato fonti d’ispirazione al di fuori dell’editoria per ragazzi: un importante punto di riferimento è stata senz’altro Minimum fax, una casa editrice che amo e presso la quale ci siamo formati. E poi, da musicologo, mi piace pensare al nostro trio editoriale come a una band dove ciascuno di noi interpreta al meglio la componente melodica, armonica e ritmica, rinforzando reciprocamente le altre. Per dirla con una  battuta, è come se fossimo i Police dei libri per ragazzi.

Stando al Rapporto AIE sullo stato dell’editoria in Italia 2016, l’editoria per ragazzi è in pienissima forma, costellata di segni più (+16,9%, per i titoli prodotti, +7,9% per la quota di mercato). Alla luce di questo, quali consigli si sentirebbe di dare a chi intenda avventurarsi in questo “ecosistema delicato e complesso”?

Un esercizio interessante per chi fosse intenzionato ad aprire una casa editrice è quello di entrare in una grande libreria, passare in rassegna accuratamente tutti i reparti e all’uscita domandarsi: è davvero necessario quello che ho in mente di pubblicare? Fra tutti questi libri, ci sarà davvero qualcuno che entrerà qui per comprare i miei? Se le risposte sono positive, se si ritiene di avere un progetto in grado di inserirsi con una propria originalità nell’immenso panorama editoriale contemporaneo, allora potrebbe valere la pena cominciare a lavorarci, senza improvvisazione, ma con dedizione ed entusiasmo, uniti a un po’ di presunzione e di incoscienza. Nel caso specifico dell’editoria per ragazzi, consiglierei sono di fare attenzione alle mode, spesso passeggere e soggette a rapida saturazione; di trovare il coraggio di affrontare anche temi apparentemente difficili o scomodi; e di non trascurare mai la qualità delle proprie proposte.

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