Un ponte di libri tra Italia e resto del mondo. Intervista a Barbara Casalini

Casalini Libri si pone come un trait d’union tra le biblioteche e gli editori, due lati della cultura che non possono fare a meno l’uno dell’altro. Sempre pronta a rinnovarsi e sperimentare nuovi modelli e tecnologie, l’azienda si è impegnata affinché l’Italia e la sua letteratura di ricerca rimanessero competitive e raggiungessero il resto del mondo, trovando il loro spazio sugli scaffali delle biblioteche estere che acquistano testi in lingua italiana. Barbara Casalini ci racconta tutto questo – e anche perché ha deciso anche quest’anno di mettere a disposizione una borsa di studio per gli allievi dei nostri Master – in occasione dell’incontro Editoria in progress “Olschki cent’anni di editoria”. 

Casalini Libri ha celebrato proprio l’anno scorso sessant’anni. Vuole iniziare raccontandoci la sua storia?

Casalini Libri è nata per caso. Mio padre era editore e andò negli Stati Uniti alla fine degli anni cinquanta per capire cosa le università americane si aspettassero dall’editoria italiana. Molto casualmente un professore gli chiese se, tornato in Italia, avrebbe potuto mandargli un libro difficile da trovare in America. Così è nata una richiesta dopo l’altra. In questo modo si è andata strutturando anche un’attività d’informazione bibliografica che era necessaria per informare le biblioteche, le università, i musei, le istituzioni, non solo nordamericane, ma anche australiane ed europee, di tutto ciò che l’Italia pubblicava, in tempi brevi, prima che i libri si esaurissero.

In effetti Casalini Libri ha avuto un ruolo fondamentale nel portare la cultura italiana negli Stati Uniti soprattutto. Si può considerare la diffusione della letteratura la vostra vocazione?

Per noi è importante qualunque tipo di pubblicazione di potenziale interesse per una biblioteca: sia il libro del grande editore commerciale, facile da trovare, sia, altrettanto importante, l’edizione di difficile reperimento, d’interesse magari locale, realizzata, per esempio, da istituzioni, fondazioni, ecc… Sono poi queste a essere terreno fertile per altre ricerche, pubblicazioni e richieste per la diffusione dell’editoria e della lingua italiana. La nostra vocazione bibliografica è la catalogazione di tutto quello che viene pubblicato in Italia. Questa nostra attività è nata a metà degli anni ’60 ancora con sistemi che oggi sembrano risalire all’età della pietra. Siamo stati però i primi in Italia a implementare i record in formato MARC e siamo riusciti a instaurare un dialogo con le biblioteche di molti paesi nel mondo quando non era ancora tutto così standardizzato.

In Italia siete stati anche i primi a usare programmi e software moderni e negli anni avete dimostrato di essere sempre stati proiettati verso l’innovazione tecnologica. Qual è il vostro approccio alla tecnologia?

Abbiamo fatto un primo tentativo, alla fine degli anni ’70, di informatizzare alcuni processi in azienda, soprattutto quello della catalogazione e degli ordini. Fu un bagno di sangue perché un’azienda come la nostra è anomala. Il nostro fatturato non è proporzionale alla quantità di titoli che movimentiamo. Il prezzo medio del libro italiano è molto basso, per fare un fatturato che magari un altro tipo di azienda, per esempio di moda, fa con tre oggetti a noi servono diecimila libri a settimana. Questo era molto difficile da concepire per un’azienda informatica e infatti dopo due anni di tormento, cercando di realizzare un gestionale appropriato, abbiamo buttato tutto dalla finestra. Da allora la gran parte dei programmi sono sviluppati internamente, col supporto fondamentale di un partner tecnologico che da oltre quindici anni collabora con noi su più fronti.

Uno dei progetti più grandi curati da Casalini Libri è stato Torrossa. Com’è nato e come ha cambiato il vostro rapporto con gli editori?

Torrossa è una piattaforma che cresce costantemente e ad oggi ospita circa 300 editori con 40.000 ebook, più di 1000 riviste per un totale di oltre 450.000 contenuti digitali. Ha sicuramente cambiato il nostro rapporto con gli editori che erano soprattutto abituati a fornirci i libri che poi promuovevamo: si richiedevano i titoli e si evadevano gli ordini. Con la piattaforma è entrato in gioco un modello economico che non era evidente all’inizio. Abbiamo iniziato alla fine degli anni ’90 e già nei primi anni 2000 avevamo una piattaforma digitale con diversi editori, ma è stato un inizio lentissimo. D’altra parte volevamo tutelare la cultura italiana all’estero: in quegli anni si parlava solo di digitale, solo in lingua inglese e solo per le scienze pure e applicate, il nostro timore era che l’Italia venisse completamente marginalizzata. Dopo le necessarie valutazioni abbiamo quindi deciso di investire in www.torrossa.com.

E avete di recente annunciato un rinnovamento della piattaforma.

Sì, da un lato il nostro clienti sono le istituzioni e tutti i nostri servizi sono tarati sulle biblioteche, dall’altra parte la ricchezza di contenuti è tale che ci sembrava un gran peccato non metterla a disposizione anche dell’utenza privata. Con questo rinnovamento ci aspettiamo di avere una maggiore visibilità nel momento in cui un utente fa una ricerca su Google a beneficio, oltre che degli editori, degli autori e dei lettori, che trovano su Torrossa contenuti specialistici di non facile reperimento.

L’innovazione tecnologica ha portato anche tra le biblioteche un periodo di cambiamento. Quale pensate sia il futuro delle biblioteche?

Negli ultimi tempi, in alcuni paesi, sono state costruite delle biblioteche nuove meravigliose e sono molto frequentate sia per le risorse digitali che cartacee. Più aumentano i contenuti più diventa rilevante il ruolo delle biblioteche. In alcuni paesi tendono a diventare più un centro culturale e di altre attività, piuttosto che solo un luogo dal quale l’utente recupera i libri. Un concetto di biblioteca tradizionale che sta cambiando anche in Italia.

Secondo alcuni dati recenti, l’italiano è la quarta lingua più studiata all’estero, la quinta lingua per titoli tradotti in America e la sesta per l’Inghilterra. Avete riscontrato un interesse maggiore per la cultura italiana?

Ci sono alcune materie come la storia dell’arte dove la conoscenza dell’italiano dovrebbe essere una conditio sine qua non. Sicuramente da un lato, nonostante la maggiore facilità di viaggiare, l’inglese fa da padrone; dall’altro lato non è un caso che sei o sette anni fa abbiamo aperto un nuovo dipartimento nel nostro ufficio interamente dedicato ai libri per l’insegnamento l’italiano per scuole all’estero e per gli istituti italiani per la cultura. È indice di un interesse per l’apprendimento della lingua italiana.

Come è iniziata la vostra collaborazione con il master e cosa vi ha portato a scommettere sui giovani e offrire una borsa di studio?

Noi facciamo questo lavoro rapportandoci con editori e biblioteche. Collaboriamo con la casa editrice Vita e Pensiero e con la biblioteca dell’Università Cattolica ormai da decenni. Una delle cose di cui vado più fiera della nostra azienda è che le persone iniziano da noi molto giovani e restano. Questa è una cosa magnifica. Nella nostra squadra di catalogatori per esempio c’è un’età media molto bassa rispetto alla loro esperienza e bravura, come anche nel settore del digitale. La qualità dei libri non è sempre buona, e non necessariamente si manifesta tout court: è fondamentale quindi poter contare su persone giovani, preparate, pronte ad adoperare strumenti idonei per comunicare e diffondere il valore della produzione editoriale italiana nel mondo. Contesti formativi come il Master di Editoria sono un punto di riferimento per chi opera, con passione e dedizione, in un mondo specialistico come quello dell’editoria di cultura.

Casalini Libri è tra le aziende partner del Master BookTelling che forniscono borse di studio e ospitano i nostri stagisti. Vedi l’elenco completo e in continuo aggiornamento delle aziende che collaborano con noi.

Vedi il programma del ciclo di eventi dei nostri Master Editoria in Progress 2019 nel quale Barbara Casalini è intervenuta e le foto dell’evento.

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