Un pomeriggio alla Sergio Bonelli Editore. Un sogno che si fa realtà

Appena sono arrivato a Milano, quasi tre anni fa, della città sapevo ben poco. Tranne una cosa: che in via Buonarroti, al civico 38, c’era la sede della Sergio Bonelli Editore. Finalmente ho potuto visitarla grazie al prof. Glauco Guardigli, nostro docente al Master e curatore della testata Nathan Never, che ha guidato me, Martino, Camilla, Luisa, Marianna e Martina a conoscere più da vicino il lavoro che viene fatto ogni giorno in casa editrice. Per uno come me, cresciuto con gli albi di Tex, Dylan Dog, Zagor, Magico Vento e Julia, non c’è niente di più affascinante.

La sede della Sergio Bonelli Editore si trova a pochi passi da piazza Michelangelo Buonarroti, in uno stabile dall’aspetto borghese, con le terrazze fiorite che si affacciano lungo un viale alberato, costruito nel luogo in cui si trovava l’abitazione che ha ospitato il soggiorno milanese di Maria Callas tra il 1950 e il 1960, come ricorda una targa messa in bella vista. È incredibile, penso, come invece non ci sia nulla che segnali la presenza della più famosa casa editrice di fumetti italiana. Ma questo, che potrebbe essere interpretato come un segno di trascuratezza, è di sicuro imputabile al proverbiale carattere schivo e riservato di Sergio Bonelli, scomparso nel 2011, che ha diretto la casa editrice che porta il suo nome dal 1957, quando gli fu consegnata dalla madre Tea Bertasi.

Nata negli anni Quaranta, la Sergio Bonelli Editore, con i suoi 25 milioni di copie vendute ogni anno, può vantare due delle testate più vendute in Italia, Tex e Dylan Dog, che vendono 300 mila copie al mese ciascuno. Tex, poi, con i suoi 68 anni di storia editoriale, è il fumetto italiano più longevo di sempre ed è anche quello più venduto al mondo. Si può dunque capire che stiamo parlando di un vero e proprio protagonista dell’editoria italiana.

guardigli bonelliVeniamo accolti alla porta dal prof. Guardigli, e non c’è il tempo di appoggiare le giacche che veniamo rapiti dalle centinaia e centinaia di tavole originali appese alle pareti. Un vero appassionato di fumetti, a quella vista, non può non venire colto da una sorta di vertigine, paragonabile a ciò che capitò a Stendhal mentre visitava Santa Croce a Firenze nel 1817. Tra un’occhiata e l’altra ho riconosciuto tavole di Hugo Pratt, Magnus, Milo Manara, Benito Jacovitti, Silver, Moebius, Alfonso Font, Claudio Villa e tantissimi altri. Su molte c’è una dedica personale da parte dell’autore a Sergio Bonelli, in segno di stima e affetto.

Il giro in casa editrice è come una corsa sull’ottovolante al luna park. Si passa da un piano all’altro (la Bonelli ne occupa tre) e si incontrano di volta in volta tante persone, ognuna intenta nel suo lavoro con impegno e serietà, ma sempre disponibile a interrompersi per spiegare in cosa consista il suo compito e a rispondere alle nostre domande. La gentilezza e la simpatia sono senza dubbio il tratto distintivo alla Bonelli, assieme a un’anarchica e indomabile esplosione di carta. Ci sono libri e fumetti ovunque: sui ripiani delle librerie, sulle scrivanie, per terra. Ovunque.

archivio bonelliNell’archivio della Bonelli sono raccolti tutti gli albi pubblicati dalla casa editrice, un modo semplice e pratico per ogni redattore di verificare in quale numero un determinato personaggio è apparso, oppure ricordare come si è conclusa una particolare storia. Su un tavolo al centro della stanza sono appoggiate alcune cartelline con le tavole delle avventure dei personaggi Bonelli che verranno pubblicate nei prossimi mesi. Riconosco immediatamente un episodio di Tex disegnato da Corrado Mastantuono su sceneggiatura di Mauro Boselli. Non è ancora stato applicato il lettering e la storia non ha ancora un titolo: non mi resta che aspettare con grande curiosità i prossimi mesi per saperne di più.

I due archivisti addetti alla catalogazione di tutte le testate della Bonelli ci raccontano alcuni episodi dove gli svarioni e le disattenzioni sono stati i veri protagonisti. Un caso da manuale è il primo numero di Martin Mystère, uscito nel 1982: preparato per tre anni e controllato minuziosamente in ogni suo aspetto, è uscito senza titolo senza che nessuno se ne accorgesse.

Svoltato l’angolo, ci imbattiamo in Antonio Serra, il “papà” di Nathan Never. Il suo studio, che condivide con Moreno Burattini (il curatore di Zagor), è un’esplosione di colori: una scrivania ingombra di sceneggiature, una libreria ricolma di fumetti e ovunque armi giocattolo, robot elettronici e gadget dei più impensabili.
B_ZaLQoWEAA3jiZPoco lontano c’è anche l’ufficio di Mauro Boselli, l’autore principale nonché il curatore di Tex. La stanza rispecchia perfettamente il carattere di chi la occupa, ed emana una certa dose di serietà e autorità. È forse il punto nevralgico di tutta la casa editrice, ci spiega il prof. Guardigli, dato che tra quelle quattro mura viene “lavorato” il personaggio più importante di tutta la casa editrice. Sulla parete dietro la scrivania di Boselli, si possono vedere una bella mappa degli Stati Uniti che illustra i territori dove erano presenti le varie tribù indiane alla fine dell’Ottocento, la genealogia della famiglia dei paperi ideata da Carl Barks, un poster di un’edizione brasiliana di Tex e una targa che, inequivocabile, ribadisce quanto si poteva già intuire a proposito del suo proprietario: “The Boss”. Boselli però non è presente (e per fortuna, ci dice sorridendo il prof. Guardigli, dato che molto probabilmente non avrebbe gradito la nostra simpatica “invasione”), visto che lavora in casa editrice solo alla mattina, durante la quale si prende cura di Tex e Dampyr (l’altra sua creatura); il pomeriggio, invece, The Boss lo dedica a ideare e scrive le numerose avventure che lo hanno reso uno dei più prolifici e apprezzati sceneggiatori di tutta la Bonelli. C’è però il suo giovane assistente, che ci invita a fare alcune foto con il fucile ufficiale di Tex (un Winchester, of course). Non me lo faccio ripetere due volte. Trovarsi nell’ufficio di Boselli con in mano il fucile di Tex Willer: cosa chiedere di più dalla vita?

correzione grafica bonelliA questo punto ci spostiamo in una zona della casa editrice fondamentale ma ingiustamente poco o per nulla ricordata, dove viene svolto il cosiddetto “lavoro sporco”: il lettering e la rifinitura grafica. Il “font” utilizzato negli albi Bonelli è stato ideato da Marina Sanfelice, la responsabile del lettering, che ha anche la responsabilità del coordinamento di tutti i collaboratori esterni. La rifinitura grafica, invece, è affidata a Roberto Piere, Tino Adamo, Sergio Masperi e Gianmauro Cozzi, che ci accolgono a braccia aperte e ci spiegano con grande precisione in che cosa consista il loro lavoro. Lì arrivano le tavole nelle quali, secondo il curatore delle varie testate, bisogna intervenire con una correzione. La loro bravura consiste nel replicare fedelmente lo stile del disegnatore originale e fare di volta in volta o una cancellatura, o un’aggiunta, oppure modificare alcuni tratti fisiognomici dei personaggi, sistemare i baloon, inserire gli effetti sonori ecc. Le correzioni vengono fatte o direttamente sulle tavole di carta originali oppure, e questo capita con i disegnatori delle nuove generazioni, su un file digitale utilizzando Photoshop.

Veniamo raggiunti da Cassandra Botta, l’assistente del prof. Guardigli, e tutti assieme andiamo a visitare l’archivio nel quale sono sistemate tutte le storie in lavorazione alla Bonelli. Divise per testata, sono conservate dentro a una cartellina gialla, sulla cui copertina viene indicato il titolo, il numero di tavole, lo sceneggiatore e il disegnatore. Ci viene mostrata una nuova avventura di Tex disegnata da Alfonso Font e sceneggiata da Mauro Boselli. Poter vedere così da vicino, in assoluta anteprima, il lavoro di due professionisti di altissimo livello, è qualcosa che mi mette i brividi, dandomi un’emozione fortissima. Visto da vicino il lavoro di Font è a dir poco favoloso, mentre la sceneggiatura di Boselli è precisa, attenta ed esaustiva. Per quanto non sia altro che un mero strumento comunicativo, è un piccolo capolavoro, che permette di capire ancora di più come Boselli abbia il pieno possesso della storia in ogni suo particolare e sappia maneggiare la macchina narrativa come pochi. Di sicuro leggerò la storia con altri occhi, molto più consapevoli, quando l’avrò acquistata in edicola.
Ovviamente non posso non buttare l’occhio praticamente ovunque, e impunemente sbircio all’interno del faldone che ospita l’avventura di Tex (disegnata da Fabio Civitelli e prevista per il 2016) con l’attesissimo ritorno di Yama, il figlio di Mefisto. Inutile dire che, a questo punto, la trepidazione e l’attesa sono alle stelle.

B_WXT-EWYAAjwAPPoco dopo incontriamo prima Cristina Pajalunga, una delle coloriste, al lavoro su una copertina della Collezione Storica a Colori di Zagor (che esce ogni settimana con Repubblica), e poi Luca Crovi e Maurizio Colombo (che è, con Boselli, il creatore di Dampyr), i responsabili della Collana Almanacchi. Luca Crovi ha modo darci alcune anticipazioni: la Collezione di Zagor con Repubblica, visto il grande successo, andrà avanti ancora per tutto l’anno, mentre gli Almanacchi, dopo venticinque anni, verranno rinnovati nella grafica e nel contenuto, si chiameranno Magazine e raddoppieranno la frequenza di uscita. L’obiettivo, ci spiega Crovi, è quello di contrastare la velocità di Internet, permettendo ai lettori di poter accedere a contenuti il più aggiornati possibile.

Nel cucinino della casa editrice ci viene offerto un buonissimo caffè. Lì incontriamo Franco Busatta, curatore di Orfani:Ringo e coordinatore di Dylan Dog, e Stefano Marzorati, l’addetto stampa della Bonelli. Mentre mi volto distrattamente, vedo attraversare il corridoio prima Davide Bonelli, figlio di Sergio e direttore generale della case editrice, e poi Mauro Marcheselli, il direttore generale, che si stanno avviando ad una riunione.

Il passo successivo è la visita a Carlo Racagni, l’assistente di Alfredo Castelli, il curatore di Martin Mystère. La sua simpatia è contagiosa e suoi aneddoti sui difetti del suo “capo” (umorismo paradossale, ritardi, logorrea ecc.) sono talmente spassosi che è difficile trattenere le risate.
archivio bonelli 2Nell’ufficio di fronte, invece, lavorano i due ragazzi che gestiscono il sito web della Sergio Bonelli Editore e il servizio arretrati. Il loro compito principale, attualmente, è quello di tenere costantemente aggiornati i vari profili social dei personaggi della casa editrice. Ci rivelano come anche la Bonelli, celebre per non avere un indirizzo e-mail (una scelta ben precisa fortemente difesa da Sergio Bonelli, che preferiva rispondere personalmente a tutte le lettere per mantenere un contatto diretto con i lettori – cosa altrimenti impossibile con le e-mail) abbia iniziato lentamente a fare alcune concessioni alle nuove tecnologie: il sito web è stato rimodernato e il contatto con i lettori più affezionati attraverso Facebook riveste un ruolo sempre più centrale. Della crisi generale che sta colpendo l’editoria, anche il fumetto ne ha risentito: da qui l’esigenza della Bonelli di correre ai ripari, cercando di diversificare sempre di più l’offerta e non puntando solo ed esclusivamente – come avveniva in passato – sulle edicole. In futuro la Bonelli si dedicherà alla pubblicazione dei suoi albi anche in edizione pregiata da distribuire nelle librerie, di realizzare volumi con delle copertine alternative da vendere solo alle fiere di fumetti, di vendere gadget e merchandising attraverso il sito web, e iniziando a produrre cartoni animati e film sfruttando un catalogo di personaggi e storie paragonabile solo a quello di Marvel e Dc.

Nell’ufficio della redazione centrale incontriamo Luca del Savio e, nuovamente, Antonio Serra. È lì, ci spiega il prof. Guardigli, che batte il cuore della casa editrice: da lì passa tutto il materiale che proviene da fuori, cioè il lavoro degli oltre 700 collaboratori esterni (sceneggiatori, disegnatori, copertinisti, letteristi ecc.) e tutto quello che invece deve uscire, ovvero gli albi approntati e assemblati in redazione dai 54 dipendenti, pronti per essere stampati e distribuiti nelle edicole di tutta Italia. Non si può non notare, nel bel mezzo della stanza, il Gantt nel quale sono riportate tutte le uscite pianificate delle varie testate, mese dopo mese. Dando un’occhiata veloce, ho potuto verificare come la gran parte siano già state coperte fino ad agosto: Tex, per esempio, quel mese uscirà con un albo intitolato Winnipeg.

Il giro è ormai finito, e dopo i saluti di rito, non ci resta che lasciare la Sergio Bonelli Editore. Per tutti noi si è trattato di un pomeriggio magico, un vero e proprio salto nel mondo dell’avventura, così diverso ma allo stesso tempo così uguale a come ce lo aspettavamo. Una volta uscito in strada, ripensando al pomeriggio appena trascorso, non riesco a pronunciare una parola. L’emozione mi fa brillare gli occhi e mi ritrovo già a fantasticare su una eventuale nuova vista alla casa editrice che da tanti anni mi fa girare il mondo con la fantasia grazie ai suoi personaggi. Sognare ancora non costa niente, mi dico: un sogno che si è avverato una volta può anche avverarsi una seconda, no?

Commenti chiusi