Ufficio diritti Mondadori: intervista a Linda Bonacini

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Fare offerte, rinnovare i contratti, lavorare a stretto contatto con editor, redazione, grafici e marketing… ma anche redigere il copyright dei libri e acquistare le immagini di copertina dei titoli stranieri: ecco alcune delle attività che Linda Bonacini, ex allieva del Master, svolge all’interno dell’ufficio diritti Mondadori, il cuore pulsante di tutta la casa editrice. In questa intervista ci svela i segreti di una professione dinamica che richiede ottime doti relazionali e molta creatività.

In una casa editrice convivono e interagiscono moltissime figure professionali che spesso svolgono attività di cui si parla poco, ma che sono fondamentali per la vita di una casa editrice. Tra queste attività, una delle meno conosciute è quella che avviene nell’ufficio diritti. Potresti descrivere come si sviluppa una giornata del tuo lavoro?

Sì, in effetti l’ufficio diritti è una realtà poco conosciuta, ma svolge un ruolo fondamentale all’interno della casa editrice e nell’intero ciclo di vita del libro. Tutto inizia e finisce qui: per questo spesso io lo vedo un po’ come il cuore pulsante di tutta la casa editrice, perché è un ufficio in comunicazione costante con tutti gli altri.
Per questo motivo, il mio lavoro in Mondadori è estremamente dinamico e vario e la mia giornata non ha una schedule precisa: dipende molto dalle urgenze del momento. Nello specifico, io mi occupo di affiancare la responsabile dell’ufficio per quanto riguarda le acquisizioni dei titoli stranieri: faccio offerte, controllo e discuto contratti, li metto alla firma e li inserisco nel database, richiedo i file e mando i materiali in approvazione, mi occupo della documentazione relativa ai pagamenti ecc. Oltre a questo, svolgo molte altre mansioni, che vanno dalla redazione del copyright dei libri, ai rinnovi dei contratti in scadenza, all’acquisto delle immagini di copertina e interne dei titoli stranieri… Nel mio lavoro sono continuamente in contatto con gli editor, la redazione, i grafici, il marketing e tutte le altre realtà della casa editrice, ma anche con editori stranieri, agenti, autori e illustratori.
Come dicevo, tutto il processo inizia e finisce nell’ufficio diritti: a noi arrivano le segnalazioni dei titoli, che poi giriamo agli editor, ci occupiamo delle offerte per acquisire i titoli e facciamo i contratti, ci occupiamo della gestione dei file e dei materiali, infine è il foreign rights manager che si occupa di vendere i diritti di traduzione dei titoli italiani all’estero… insomma: continuamente ci arrivano richieste da tutte le parti e non ci si annoia mai!

Il lavoro nell’ufficio diritti sembra molto dinamico, qual è l’aspetto più divertente o che preferisci?

La parte che amo di più di questo lavoro è il fatto che richieda di essere sempre e costantemente in relazione con tanti soggetti diversi, dentro e fuori la casa editrice: questo fa sì che, a seconda di chi hai di fronte e di qual è il tuo obiettivo in quel momento, devi capire quale approccio adottare e come è meglio muoversi… è un lavoro che fa crescere molto e che ti obbliga a metterti in gioco non solo dal punto di vista professionale, ma anche come persona.

Vendere e acquistare diritti, cosa significa esattamente?

Per me personalmente, soprattutto quello che dicevo prima: cioè avere ottime doti relazionali e grandi capacità di comunicare e capire al volo il contesto. Dall’altro lato, sono però assolutamente necessarie una grande esperienza e molte competenze sia nel campo del diritto d’autore che per quanto riguarda l’intero processo di produzione e commercializzazione del libro: queste sono conoscenze fondamentali per capire come impostare un’offerta e come mandare avanti una trattativa. Io sono solo ancora all’inizio del mio percorso e sento di avere ancora tanta, tantissima strada da fare in questo senso! Spero comunque che, col tempo e le occasioni, pian piano potrò acquisire l’esperienza e le competenze che vedo in tante persone con cui lavoro e ho lavorato. In questo senso, credo davvero di essere stata molto fortunata, perché ho trovato tante persone molto in gamba che mi hanno insegnato a lavorare.

Come si convince un editore straniero ad acquistare un libro? E, al contrario, come si riesce a rimanere costantemente aggiornati sulle novità pubblicate all’estero per poi decidere di acquistarne i diritti?

Personalmente, non mi sono ancora mai occupata direttamente della vendita dei diritti all’estero. La conoscenza che ho di questa parte del lavoro è quindi solo parziale, nonostante sia secondo me uno dei lavori più interessanti e divertenti. Ci vuole una grande capacità di tessere e mantenere relazioni, ma anche molta creatività: bisogna essere sempre molto aggiornati su tutto per capire quale gancio trovare per catturare l’interesse dell’editore straniero, che è costantemente bombardato da proposte. È un lavoro che richiede anche molta pazienza e senza dubbio può variare molto anche a seconda di cosa si ha a disposizione: a volte, oltre alla creatività, è necessaria anche una notevole “faccia tosta” per proporre con convinzione titoli che magari non piacciono… secondo me è una grande abilità e sono sempre stata molto affascinata dalle (sì, perché nell’ambito dei diritti, siamo al 99% donne…) foreign rights che ho conosciuto!
Per quanto riguarda l’altra faccia della medaglia… beh non è difficile in realtà: ogni giorno arriva in casa editrice una quantità di materiale inimmaginabile. La maggior parte ci arriva dalle nostre scout in USA e UK, che settimanalmente mandano le cosiddette “highlights” in cui segnalano i titoli caldi del momento e le novità, riportando anche le schede dei lettori. Oltre a queste, arrivano anche le proposte dalle agenzie (italiane e straniere) e dai foreign rights department di tutte le case editrici straniere… insomma, più che altro è difficile orientarsi in questo caos e trovare le cose davvero interessanti e con del potenziale, ma quello è il lavoro degli editor e della direzione editoriale.

Si può dire che per svolgere il tuo lavoro ci sia bisogno di trovare un compromesso tra precisione e intuito? Ti è mai capitato di svolgere anche attività di scouting per scoprire nuove voci (e magari conquistarle prima di altre case editrici)?

Sicuramente per lavorare nell’ufficio diritti di una casa editrice la precisione è la dote più importante e la prima che viene richiesta. Anche l’intuito è certamente importante, soprattutto però per capire il contesto e valutare qual è il modo più appropriato di muoversi. Come dicevo, lo scouting non è un’attività dell’ufficio diritti, ma piuttosto dell’editoriale, che è sempre all’erta e in ricerca di novità, e spesso si occupa anche di andare a ripescare cose più vecchie. Certamente la necessità di non lasciarsi sfuggire un titolo è fondamentale: in questo però, secondo me, oggi, più che la velocità viene premiata la qualità dell’offerta (in termini economici ed editoriali) – per questo è necessario che ci sia un’ottima sintonia e collaborazione tra l’ufficio diritti e l’editoriale.

Sei un’ex allieva di questo Master, quale consiglio daresti a chi si vuole avvicinare a questa professione? Qual è stato il tuo percorso?

Il mio percorso è stato un po’ accidentato e, al contrario di quello che si può pensare, affatto facile: dopo il Master, ho fatto uno stage di un anno all’ufficio diritti della divisione adulti di Mondadori, dopodiché mi sono ritrovata senza lavoro; avevo però tanti contatti, quindi ho iniziato a mandare il mio cv a destra e a manca e finalmente, dopo circa 6 mesi, ho trovato un impiego all’ufficio diritti di GeMS, che però non era ciò che desideravo, perché mi occupavo esclusivamente dell’inserimento dei contratti nel database; quindi alla scadenza del mio contratto, nonostante un’offerta di ulteriore rinnovo, ho mollato e mi sono rimessa alla ricerca in Italia e all’estero; poi appena si è liberata una posizione all’ufficio diritti di Bollati Boringhieri, sono stata richiamata da GeMS e mi sono trasferita a Torino; dopo pochi mesi però, non ho saputo dire di no alla proposta di Mondadori e sono subito tornata a Milano… è stato un po’ il realizzarsi di un sogno, perché mi sono sempre trovata molto bene qui.
Purtroppo il mondo dell’editoria (e ancora di più il campo specifico dei diritti) è molto piccolo e chiuso, quindi non è affatto facile. Il mio consiglio è quello di essere molto pazienti e cercare sempre di guardarsi intorno e avere l’intelligenza di capire le situazioni: non sempre tutto ciò che viene offerto è una buona proposta, ma allo stesso tempo ogni lavoro (anche il più piccolo e noioso) è utile: quindi bisogna stare sempre all’erta. La cosa fondamentale, e anche la più difficile, resta comunque, secondo me, la capacità di mediare tra i sogni e ciò che la realtà offre nel concreto: io non me lo sarei mai aspettato di fare questo lavoro nella vita, ma in questo momento sento che non potrei fare altro. Ovviamente, come dicevo, sono solo all’inizio, quindi non so cosa ho davanti… quello che spero per me e che auguro a tutti gli allievi del Master è trovare un lavoro che ti faccia essere contento di alzarti alla mattina.

 

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