Tirature 18: lieto fine a cura di Vittorio Spinazzola

In definitiva, il lieto fine ha senso in quanto rappresenta il bilanciamento di una situazione opposta, e costituisce la vittoria di una dinamica di attivismo positivo di contro a una situazione di impotenza inadeguatezza dolorosità inane

Il lieto fine ha la sua dignità letteraria, oppure è un espediente utile soltanto a garantire la gratificazione dei lettori di piccolo rango?

Con questa domanda si apre l’edizione 2018 di Tirature, annuario curato – ormai da ventisette anni – da Vittorio Spinazzola per il Saggiatore e patrocinato dalla Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. La pubblicazione, dopo gli excursus degli ultimi anni dedicati a serialità e traduzione, torna a occuparsi del romanzo, leggendolo attraverso la lente del lieto fine.

Spinazzola, figura storica della critica letteraria militante e professore emerito di letteratura italiana contemporanea presso l’Università degli Studi di Milano, coinvolge in questa discussione molti dei suoi allievi, ora scrittori e docenti universitari, per cercare di smontare il luogo comune che vede nel lieto fine solo una funzione consolatoria.

La risposta alla domanda posta all’inizio di questo articolo – se il lieto fine abbia una dignità letteraria – è naturalmente sì. È proprio Spinazzola ad anticiparlo in apertura del volume, spiegando come una struttura romanzesca che abbia come esito la gratificazione possa essere gradita e adatta anche ai lettori più esigenti.

Per dimostrare questo viene scomodato non solo il lieto fine più famoso della storia del romanzo italiano – il matrimonio tra Renzo e Lucia – ma anche quelli della letteratura di consumo, con un’attenzione particolare al giallo – con un saggio di Mauro Novelli – e al rosa – storico ambito di interesse di Spinazzola, che gli aveva già dedicato Tirature ’06: di cosa parlano i romanzi d’amore? – con gli interventi di Giuseppe Sergio e Chiara Richelmi.

L’intervento di Bruno Pischedda tratta il tema da un diverso punto di vista, andando a ricercare le origini della marginalizzazione del lieto fine nella letteratura alta. Il colpevole principale viene identificato nella Scuola di Francoforte, che sostituisce il lieto fine, considerato logoro, con il finale aperto. Da queste premesse passa poi a un’analisi particolare del “romanzo popolare triste” di Umberto Eco.

Da segnalare anche l’intervento di Tina Porcelli, che racconta dei finali traditi negli adattamenti cinematografici, dedicando una particolare attenzione ai grandi classici del cinema come Colazione da Tiffany, Arancia Meccanica e Shining. Proprio Kubrick si dimostra un maestro della manipolazione delle fonti romanzesche negli adattamenti cinematografici – con conseguente irritazione degli autori, Burgess e King nei due casi in questione.

Esaurito il dibattito sul tema di questa edizione, si aprono le rimanenti sezioni dell’opera dedicate agli autori – in particolare Franco Fortini e Walter Siti – agli editori e ai lettori, con dei contributi molto interessanti, tra i molti, sulla partecipazione culturale giovanile (Luca Maccarelli) e sulla lettura da cellulare (Paolo Costa), fenomeno sempre più diffuso. Piero Attanasio si dedica al dibattito sul diritto d’autore nel mondo digitale e Valeria Pallotta discute della promozione digitale della lettura, mostrando come la tecnologia abbia sempre un ruolo maggiore nel mondo editoriale, con molti problemi e opportunità.

Vittorio Spinazzola (a cura di) – Tirature ’18: lieto fine

217 pagg., testo gratuito in formato digitale – Il Saggiatore e Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori 2018

ISBN – 9788885938618

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