Sulla Lettura di Marcel Proust

“Forse non esistono giorni della nostra infanzia che abbiamo vissuto così pienamente come quelli che abbiamo creduto di aver trascorso senza vivere, quelli che abbiamo passato insieme al nostro libro preferito.”

Una stampa del principe Eugenio, una pendola ferma e un libro: questo era quanto bastava al giovane Marcel Proust per far diventare la sua camera un mondo, lontana da quella tappezzata di sughero in cui si rinchiude nel 1905 quando traduce il saggio Sesamo e i gigli di John Ruskin. Decide anche di scrivere la prefazione, così ampia e ragionata che, nel 2019, Matteo Noja ci mette mano e la fa pubblicare per La Vita Felice con il titolo Sulla Lettura.

Per Proust due aspetti sono rimasti gli stessi, però: la ricerca di solitudine e il bisogno di libri. Ed è da quel bisogno, da quella passione, che nasce un testo ammaliante, ironico e critico rispetto alle tesi dello scrittore inglese.

Partendo dalla propria infanzia Proust, nelle prime pagine, ci trasposta in un’altra epoca, lontana dal suo presente e lontanissima dal nostro, in cui tutto, dagli amici ai pranzi di famiglia, è vissuto come un’interferenza continua alla sua lettura, unica e dolce salvezza. La ricchezza del vocabolario e della scrittura è protagonista anche alla seconda parte della prefazione, più prettamente relativa al commento del saggio di Ruskin. Il ragionamento parte dalle due conferenze del critico inglese su cosa, come e perché leggere, per poi ribaltare pagina per pagina l’argomentazione di base: la lettura è assimilabile a una conversazione con i grandi autori del passato.

Per Proust questa è un’affermazione scorretta, poiché non tiene conto proprio di quella solitudine che da ragazzo inseguiva tra un pasto e l’altro e in cui da adulto si segrega per scrivere la sua Recherche; quella solitudine che viene vissuta anche quando si legge, ma che opera in modo propedeutico per stimolare, incitare e insegnare.

Con una scrittura e cultura che ha travalicato il tempo, lo scrittore francese chiama in causa autori altisonanti e titoli immortali per provare scientificamente come sia inviolabile il confine con il Passato, ma quanto spiritualmente tangibile sia il loro contributo.

Proust non si mette sullo stesso piano dei grandi nomi della letteratura, non concepisce né potrebbe mai anche solo incominciare una conversazione con loro; ma proprio quelle irraggiungibili riflessioni custodiscono qualcosa di più prezioso.

“Non leggete come fanno i bambini per crescere, né come leggono gli ambiziosi, per istruirvi. Leggete per vivere.” Forse è in questa frase di Flaubert, in risposta a una lettera di M.lle Leroyer de Chantepie, aspirante Bovary, che sta racchiusa l’antitesi di Proust: la lettura è solamente un passaggio, un mezzo per conoscere ma anche per conoscersi, “il più nobile degli svaghi e il più nobilitante”; perché solo con la lettura e con il sapere è possibile educare l’intelligenza e la sensibilità.

 

Marcel Proust – Sulla Lettura

129 pagg., 9,50 euro – La Vita Felice, 2019 (Il piacere di leggere)

EAN 9788893463591

Nel 1995 nasco a Milano, dove frequento elementari, medie e liceo. Nel 2014 inizio Architettura al Politecnico di Milano e dopo due Erasmus, a Copenaghen e a Lucerna, mi laureo. La passione per la letteratura mi porta nel 2020 a iniziare un Master in Editoria presso l’Università Cattolica di Milano.

About Alberto Berruto (Master Professione Editoria)

Nel 1995 nasco a Milano, dove frequento elementari, medie e liceo. Nel 2014 inizio Architettura al Politecnico di Milano e dopo due Erasmus, a Copenaghen e a Lucerna, mi laureo. La passione per la letteratura mi porta nel 2020 a iniziare un Master in Editoria presso l’Università Cattolica di Milano.

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