Sinnos: i libri per ragazzi che “lasciano il segno”

foto della bellaDella Passarelli, direttrice della casa editrice romana Sinnos, ci parla di come questa realtà abbia deciso di approcciarsi al mondo dell’editoria per ragazzi: sensibilità per i temi sociali senza mai dimenticare la dimensione del gioco. Dai libri dedicati a figure femminili di spicco internazionali ai laboratori per bambini fino ai progetti di lavoro in carcere.

Partiamo dal principio, dal nome della vostra casa editrice: “Sinnos”, “segni” in sardo. Qual è la sua genesi? E perché avete scelto proprio il sardo, voi che siete di Roma?

È stato davvero un caso. La nostra prima sede (condivisa naturalmente con altre associazioni ed attività) era una saletta sotto la Terza Sezione nel carcere di Rebibbia Penale. Inoltre lì c’era anche la macchinetta del caffè con relativo fornellino. Un giorno stavamo discutendo sul nome da dare alla Cooperativa e dicevamo: segni di altre lingue, segni di storie, segni di illustrazioni… Un ragazzo sardo che era lì a farsi un caffè ha detto SINNOS: in sardo “segni” si dice Sinnos. Il nome piacque a tutti e così… lo abbiamo accolto. Ringrazio quel ragazzo da qui.

Durante la nostra chiacchierata alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, ci hai parlato del percorso che avete deciso di intraprendere con alcuni detenuti per insegnare loro alcune professioni come quella dell’impaginatore. Cosa vi ha lasciato quell’esperienza e quanto vi ha influenzato nel modo di lavorare?

Moltissimo. L’opportunità fu data dalla Regione Lazio che proponeva corsi di vario tipo, tra cui quello di impaginazione e grafica. I cinque ragazzi che lo hanno seguito avevano il desiderio di costituire una cooperativa che desse loro la possibilità di reinserirsi attraverso l’editoria (il lavoro, come dice la nostra Costituzione, è la via per partecipare alla vita democratica del nostro Paese). La passione di quel primo nucleo, il desiderio di costruire un lavoro che non fosse solo un mezzo, ma un fine per lasciare segni, è qualcosa che è rimasto dentro di noi.

Parliamo del vostro libro Cattive ragazze – 15 storie di donne audaci e creative. Io l’ho comprato da voi in fiera e l’ho letto tutto d’un fiato, ne sono stata rapita. Come avete scelto le donne di cui parlare? Avete dovuto tagliare molte altre figure femminili che desideravate inserire nel libro?

Cattive ragazze è uno di quei libri che ti arriva in casa editrice, senza cercare troppo, di qualità e di senso. Il timone lo ha tenuto l’autrice, Assia Petricelli, insieme a noi. Partita da oltre 100 donne ci ha proposto di dare un taglio sul ‘900, partendo però da Olympe De Gouges, e toccando il più possibile Paesi diversi. E storie diverse di affermazione di diritti. Per poi far sì che da quel libro ciascun lettore andasse a cercare altre donne, altre storie, stand bologna 2016da riproporre a scuola, casa, ufficio… ovunque. È successo in tante classi italiane, grazie al progetto di KindOff sulle Cattive Ragazze, al Salone del Libro di Torino che lo ha accolto per Adotta un autore, allo spettacolo di Cesar Brie… E alla ricerca che è stata fatta e della quale aspetto a giorni i risultati con questionari somministrati in tante classi a partire dal libro.

Leggendo Cattive ragazze sono rimasta colpita non solo dal contenuto ma anche dalla fattura del libro. In particolare, sono rimasta impressionata dal font che avete scelto: un carattere ad alta leggibilità, che agevola i bambini affetti da dislessia. La sua forza sta proprio nel fatto che, di primo acchito, non sembra affatto un font “investito” da un compito particolare. In questo modo i bambini affetti da questo disturbo non si sentono diversi e l’impatto psicologico su di loro è notevolmente attutito. Come siete arrivati a realizzare questo carattere?

Abbiamo iniziato a lavorare sulla dislessia nel 2006, quando la casa editrice Biancoenero ci chiese di affiancarli nella loro nascita editoriale. Ci ponemmo allora il problema dell’alta leggibilità, del quale appena si iniziava a parlare. Abbiamo proseguito con “Leggimi!” una collana di libri per tutti (come le graphic) ma anche per chi avesse difficoltà di lettura. Biancoenero ha proseguito in autonomia il proprio percorso, mentre noi abbiamo mantenuto il primo font e l’abbiamo sviluppato, anche per il carattere graphic e stampatello maiuscolo. Il font non basta, servono caratteristiche grafiche di impaginazione. Attualmente lo staff di neuropsichiatri e logopedisti che seguono il nostro lavoro (che è continuamente in progress) sta realizzando una ricerca per capire quanto il solo font possa influire. Tutto parte comunque dal diritto di leggere. Crediamo che leggere sia essenziale per crescere individui consapevoli, sapienti e capaci di coniugare ragione e sentimento. E per questo ci vogliono buoni libri. Buona letteratura. L’alta leggibilità da sola non basta!

Nel vostro catalogo dedicate uno spazio anche alle biciclette: dalle nuove borse illustrate da Eleonora Antonioni ad Alfonsina Morini (pioniera del giro d’Italia), una delle protagoniste del succitato Cattive ragazze, fino al libro Officina Millegiri. Da dove deriva questa passione e attenzione particolare per la bicicletta?

Mi rendo conto che la bicicletta è un po’ come il libro: lenta, offre tempo, dà possibilità e punti di vista diversi. Officina Millegiri nasce dalle biciclette, tante, che aveva disegnato Eleonora Antonioni per una mostra. E per la sua passione. Abbiamo cercato Andrea Satta, pediatra, musicista e ciclista e gli abbiamo chiesto di scriverci sopra delle storie. E così è nato questo bel libro.

Sul vostro sito, c’è un rimando a Cappuccetto bianco di Bruno Munari, un remake molto creativo e originale della favola tradizionale della bimba sperduta in un bosco e divorata da un lupo. Sulla vostra pagina web dite di preferire l’eroina reinterpretata da Munari alle “Cappuccetti rambo”. Chi sono? Cosa vi spinge ad allontanarvi così tanto da queste nuove piccole eroine?

Quello era un articolo che parlava di una delle più grandi multinazionali delle armi che aveva commissionato storie con personaggi delle fiabe armati, per sostenere la giustezza di avere armi in casa… per difendersi. Ci ha pensato Roald Dahl in Versi perversi a giocare con ironia su questo… Ed è tutta un’altra storia. A noi non piacciono i Rambo. Ci piacciono protagoniste e protagonisti che sappiano usare il cervello oltre che i muscoli (come i campioni di Pesi Massimi) e che sappiano stare insieme agli altri, creare solidarietà e reti. Come i magnifici Cappuccetto Verde, Bianco e Giallo di Munari.

Vorrei terminare con uno sguardo sulle attività di Sinnos: non pubblicate solo libri ma siete promotori di tante attività che possano educare i bambini a comportamenti salutari, per se stessi e per gli altri, divertendosi e giocando. È il caso, per esempio, di “Orto in condotta” e del “Seminario cittadinanza”. In cosa consistono questi laboratori? E cos’altro avete in cantiere?

Abbiamo a cuore il diritto di leggere. Specialmente in un Paese dove spesso l’accesso ai libri è negato proprio a i più piccoli. Per questo, per ricordare Antonio Spinelli, perduto troppo presto, ogni anno ci facciamo inviare i progetti delle scuole con difficoltà di accesso alla lettura (in territori senza biblioteche e librerie), acquistiamo i migliori libri per ragazzi e li doniamo – insieme a tutto il nostro catalogo – a una delle scuole. Quest’anno sono andati alla scuola di San Giuseppe Jato, in Sicilia.

E poi crediamo nella formazione degli adulti. E quindi ciclicamente facciamo seminari sui temi dei nostri libri, parlando anche però dei libri degli altri. Inoltre circa sei volte l’anno proponiamo un seminario di animazione della lettura, in collaborazione con Semaforo Blu, un’associazione nata anche grazie all’incontro con Sinnos. Ci vuole un adulto competente e appassionato per trasmettere il piacere e l’utilità della lettura.

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