Siate originali ma studiate il mercato. Intervista a Davide Morosinotto

Per Davide Morosinotto la passione per l’editoria per ragazzi è nata in un pomeriggio di noia. «Mi trovavo in una di quelle classiche situazioni in cui devi far passare mezz’ora e l’unico libro che avevo tra le mani era Harry Potter e il principe mezzo sangue. Mi ero sempre rifiutato di leggerlo, perché avevo vent’anni e a vent’anni non si legge roba per bambini. Quel giorno, invece, l’ho preso in mano e mi sono detto: Wow!». Incontriamo Davide Morosinotto – autore, traduttore, giornalista e socio dell’agenzia di storytelling Book on a tree – al Salone del Libro di Torino, dove è impegnato nella promozione del suo ultimo romanzo (La sfolgorante luce di due stelle rosse. Il caso dei quaderni di Viktor e Nadya, NdR). «La vera ragione, insomma, per cui ho iniziato a fare letteratura
per ragazzi» ci dice, «è che non l’avevo mai letta».

Sei diventato anche tu un fan di Harry Potter allora.

Non solo, da lì in pochissimo tempo ho letto tutta la letteratura per ragazzi che trovavo, e mi è piaciuta moltissimo. Erano esattamente il tipo di storie che avrei sempre voluto scrivere, ma non avevo mai pensato che i ragazzi potessero esserne i destinatari.

Come hai iniziato a muovere i primi passi nel mondo dell’editoria per ragazzi?

Nel 2004 mi ha chiamato Pierdomenico Baccalario, che era già uno scrittore da milioni di copie. Mi disse: fare lo scrittore è bello, ma farlo da soli è una rottura, ti va di lavorare insieme? Ho detto subito sì. Pier mi ha insegnato il mestiere e mi ha messo in contatto con molti colleghi scrittori. Con il passare del tempo siamo arrivati ad avere una trentina di autori e autrici inglesi, francesi, americani sparsi per il mondo con cui collaboravamo.

E poi, come è nata Book on a tree?

Per un po’ abbiamo continuato a collaborare passandoci le idee e incontrandoci appena era possibile, anche solo per fare una cena. Ci divertivamo insieme.
Nel 2014 abbiamo finalmente deciso di fare un passo in più e abbiamo creato una società. Book on a tree è una squadra creativi con sede a Londra. Abbiamo poi aggiunto un reparto traduttori, un manager che sapesse fare i conti e un agente che mettesse le cose a posto.

Cosa ne pensi dell’editoria per ragazzi in Italia?

Il panorama è apertissimo ed è un ottimo momento storico per provare cose bizzarre. Il problema è indovinare il tasso di innovazione su cui stanno puntando gli editori, conoscere il mercato è la principale difficoltà. Il mio consiglio, se uno vuole provare a lavorare in questo settore, è studiarlo
a fondo. Vuoi lavorare con Einaudi Ragazzi? Leggiti tutti i libri del loro catalogo, vai alle fiere, chiedi chi è il capo, stringigli la mano e cerca di capire cosa vuole.

Questo vale un po’ per tutti i generi o in modo particolare per la letteratura per ragazzi?

Secondo me vale in modo particolare per la letteratura per ragazzi. Il settore è per sua natura più sperimentale e proprio per questo gli editori ricevono un numero spropositato di storie. Troppa originalità però non funziona, bisogna tenerlo a mente. Si deve essere originali il giusto. E il difficile è capire cosa sia questo giusto.

Come autore, non scrivi solo libri, ma anche contenuti per la televisione. Come cambia il modo di scrivere se ci si rivolge non più a piccoli lettori, ma a piccoli spettatori?

Cambia tutto! E più scende l’età più è difficile. Scrivere un libro per bambini di prima elementare, per esempio, è molto impegnativo. I bambini stanno iniziando a leggere ed è importante mantenere un linguaggio che possano comprendere. Elaborando contenuti per la tv, invece, puoi usare frasi più complesse perché ascoltarle è più facile che leggerle.

Serve più preparazione, dunque, per essere un bravo scrittore di libri per ragazzi?

Mentre gli scrittori per adulti, se hanno talento, possono realizzare cose belle, nel mondo della scrittura per ragazzi oltre al talento serve addestramento. Se poi hai davvero molto talento fai cose bellissime, però non ho mai visto nessuno senza la giusta formazione che sia riuscito a realizzare qualcosa di buono.

Una tv che veicola contenuti di qualità può essere un tramite per avvicinare bambini e ragazzi alla lettura o i due canali sono destinati a rimanere separati?

D’istinto vi direi che, secondo me, sono destinati a rimanere separati. I libri richiedono un tipo di attenzione completamente diversa. Va detto, però, che ci sono alcuni casi in cui i due canali si sono avvicinati.

Un esempio?

Sicuramente La Melevisione o L’Albero azzurro. Sono format ideati e realizzati da scrittori raffinati. È evidente che La Melevisione era pensata da un poeta (Bruno Tognolini NdR). Le rime, le canzoni, le filastrocche e la caratterizzazione dei personaggi erano di alta qualità. Un poeta in tv è la cosa
più strampalata che si possa pensare, eppure, con la squadra giusta ci è riuscito.

Osservando le proposte di molti editori per l’infanzia ci ha colpito come i loro cataloghi offrano libri che in realtà sono pensati per un pubblico adulto. Cosa ne pensi?

Certamente c’è un settore per l’editoria per ragazzi che vende agli adulti. Poi, è anche vero che a volte i ragazzi ti sorprendono. Io vedo bambini o bambine di tre anni con una propensione e un gusto per l’illustrazione molto raffinati. Dipende molto da quali libri sono abituati a vedere in casa, i bambini piccoli non sono stupidi.

E tu, come ti comporti con i tuoi libri, nella scelta del linguaggio e del target?

Il primo libro l’ho fatto fregandomene. Volevo scriverlo in un certo modo e non ci ho pensato più di tanto. Ma ero convintissimo che non avrebbe avuto vendite eccezionali. Invece è andato bene. A quel punto ho fatto la stessa cosa con il mio ultimo libro. L’ho fatto come piaceva a me e poi sono stato a vedere. Pur essendo un libro con parti molto tristi e drammatiche è piaciuto. Ci sono volte in cui semplicemente devi fare ciò che ti senti. Nessuno conosce la ricetta per il successo.

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