Il successo del Salone del libro 2017: la prova d’orgoglio di Torino

Nel suo anno più difficile, che è anche il trentesimo dalla sua fondazione, il Salone del libro di Torino registra un successo dal sapore tutto particolare, un’affermazione che non è soltanto l’orgoglio di una città che non si è piegata a logiche diverse dall’amore per il libro e la cultura, ma che proprio in uno degli anni più difficili della sua storia ha tirato fuori le energie migliori, grazie soprattutto a un direttore coraggioso come Nicola Lagioia.

Isalone-libro-di-Torinol nostro Master non è mancato, e nel pieno della cinque giorni torinese, al venerdì, ha saggiato con mano (e con il cuore) il battito pulsante della «più grande libreria italiana del mondo», il palcoscenico tra i più attesi dell’anno, dove protagonista non è solo il libro o l’editoria, ma soprattutto i lettori e il loro affetto, il loro interesse, verso autori e temi d’attualità, sapere e intrattenimento, svago e impegno culturale.

L’arrivo della nostra truppa di booklover e aspiranti professionisti dell’editoria ha immediatamente subìto l’impatto di un mare placido eppur vasto di proposte e incontri. Le file che si snodano tra padiglioni e stand, con braccia e mani già cariche di libri e cataloghi alle undici del mattino, sono il segno di un apprezzamento manifestatosi già dall’affollata apertura di giovedì. L’aria che si respira è sicuramente diversa da quella milanese di fine aprile, di quel Tempo di libri che alla sua prima, controversa, edizione ancora rodava il suo potenziale.

Il senso di un luogo come il Lingotto, la sua storia, la tradizione fieristica del Salone, è un appeal differente, intriso di una consuetudine calorosa che affonda le radici nel carattere peculiare del suo rapporto con Torino e col luogo che lo ospita. Una consuetudine che però non sa di trita cerimonia, bensì – e in questo il lavoro di Lagioia e del suo team è ciò che ha fatto la differenza, in questa edizione del trentennale – di una rinnovata energia, che trova la sua nuova fondazione (è proprio il caso di dirlo, dopo la vicenda Aie-Milano) su una vitalità data proprio dal suo status di ritrovata identità, di accresciuto vigore, di ostinata resistenza, nonostante il forfait dei grandi gruppi. Il tema conduttore dell’edizione 2017, non per altro, è stato «Oltre il confine»: per lo sguardo e l’abbraccio culturale che ha stretto in un unico grande afflato paesi come il Cile e L’Argentina, fino alla Corea del Sud e il Vietnam – tra gli altri –, ma anche e soprattutto per la volontà di gettare un ponte, di continuare un dialogo, non solo col mondo ma con l’Italia stessa, non solo con Torino ma anche contro lo scissionismo di Milano e dell’Associazione editori. Un abbraccio che è stato anche il richiamo forte di autori (e professionisti del mondo del libro) da tutto il mondo, come ogni anno. Da Daniel Pennac a Richard Ford, da Roberto Saviano a Jonathan Lethem, da Alessandro Baricco a Bruce Sterling, da Michael Cunningham a Marc Augè. E poi ancora Luis Sepulveda, Annie Ernaux, Luciano Canfora, fino a Evgeny Morozov, Giorgio Agamben e Alan Friedman – e solo per citarne alcuni.

Il fitto calSalone-del-Libro-Torino-2016endario di eventi e incontri ha animato costantemente il Salone, dalla prima ora fino all’ultima, e anche fuori, con gli appuntamenti del SaloneOFF in giro per la città. «Non è vero che se alzi il livello il pubblico si restringe», ha chiosato il direttore lunedì sera, a conclusione. Nelle ultime parole affidate a un comunicato stampa pieno di soddisfazione, e quasi commosso, Lagioia spinge ancora verso un’ottica di inclusione e di «comunione», sottolineando il traguardo raggiunto di una proposta di alto livello, negli autori e negli incontri presentati, che il pubblico ha saputo apprezzare affollando le sale e i luoghi sparsi per l’intera area metropolitana.

Sono stati, infatti, più di 165mila i visitatori accorsi non solo al Lingotto, ma anche alle iniziative organizzate nell’area dell’Ex Incet e nei comuni limitrofi. Un Salone che si è lasciato apprezzare, molto presente e attivo, anche sui social media: dirette Facebook, live tweeting, racconti fotografici su Instagram. Liberare le energie, la creatività – nelle parole degli organizzatori; è stata questa la stella polare che ha guidato tutti, da chi ha progettato il Salone fino ai suoi ospiti e al pubblico.

Ciò che resta a noi fruitori, in finale, a noi lettori, a noi affezionati di questo che per molti è l’evento dell’anno, la settimana di maggio più invocata e desiderata, è la voglia – e la speranza – di rivivere l’emozione di un Salone come questo anche il prossimo anno, sicuri che il lavoro di Nicola Lagioia e del presidente della Fondazione per il Libro Massimo Bray ripeteranno il miracolo, e forse anche di più.

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