Roncaglia: Il digitale scolastico, verso la quinta rivoluzione


Gino Roncaglia

Le abitudini di lettura degli studenti, tra fan fiction, young adults, graphic novel o fantasy, il  rapporto tra storytelling e apprendimento, lo sviluppo del digitale scolastico, la frammentazione a torto considerata come caratteristica intrinseca dei contenuti digitali: questi e molti altri i temi affrontati in questa intervista da Gino Roncaglia.
L’autore della “Quarta rivoluzione”, esperto di editoria digitale e scolastica multimediale, professore all’Università della Tuscia di Viterbo, ha risposto alle nostre domande l’8 marzo 2016 in occasione dell’incontro di Editoria in Progress “Il sapere al tempo di Wikipedia”.

Secondo lo studio sulla trasmissione della cultura nell’era digitale condotto dal Censis in collaborazione con l’Istituto Treccani, nel periodo 2005-2015 i tassi di scolarizzazione e quindi le quote di laureati sono crescenti mentre la propensione alla lettura e il numero di lettori tendono a diminuire: l’esatto contrario di quanto sarebbe lecito attendersi. Come mai secondo lei?

C’è un dato generale su cui dobbiamo riflettere: per un lungo periodo – che comprende anche buona parte del secondo dopoguerra – in Italia la percentuale dei lettori è cresciuta. Questo andamento è proseguito più o meno fino al 2010-2011. Negli ultimi 5 anni si è invece riscontrata una tendenza chiara alla diminuzione nel numero dei lettori. Quindi io credo che il problema non sia tanto chiedersi come mai anche i laureati siano coinvolti da questa diminuzione alla propensione alla lettura quanto riflettere sulle cause generali del fenomeno.
Noi parliamo in genere di aumento o diminuzione dei lettori in maniera forse un po’ approssimativa, dovremmo sempre dire: lettori di libri. Abbiamo fatto un’indagine tra i nostri studenti all’Università della Tuscia di Viterbo sulle abitudini di lettura e sono emersi due dati che sono apparentemente molto contrastanti fra loro ma anche molto significativi. Quando si chiede ai ragazzi quanto tempo passano ogni giorno a leggere, rispondono che dedicano alla lettura una media di 2 ore, quindi un tempo considerevole. Quando poi gli si chiede quanti libri leggono in un anno rispondono in media due o tre libri, con una percentuale di non lettori (escludendo i libri di studio) del 13,5%, che per un’università non è poco. Questi dati rivelano, dunque, che c’è una forte distinzione tra la lettura e la lettura di libri: si passa molto tempo a leggere testi in larga parte digitali (dai blog ai social network), e poco tempo a leggere libri. Da qui si crea la situazione abbastanza paradossale per cui anche gli studenti sono ancora molto legati alla carta quando si tratta di leggere libri ma passano la maggior parte del tempo a non leggere su carta.
In conclusione dobbiamo tener presente che la lettura di libri è passata dall’essere il tipo principale o prevalente di lettura a essere un particolare caso di lettura che – soprattutto ma non unicamente nel caso delle giovani generazioni – non è quello che assorbe la maggior parte del tempo.

Quali cambiamenti riscontra nel settore dell’editoria scolastica digitale rispetto al quadro descritto nel suo libro La quarta rivoluzione, uscito nel 2010?

91LPrQ20P5LIo direi che c’è stata sicuramente una certa maturazione del settore, ma l’idea che i testi digitali in pochi anni avrebbero travolto e assorbito l’intero sistema dell’editoria scolastica era una previsione sbagliata; e ci sono parecchi motivi per cui è ragionevole che non sia stato così. Lo sviluppo del digitale a scuola, infatti, richiede tempi ancora medio-lunghi, investimenti infrastrutturali considerevoli (siamo ancora lontani dall’avere la banda larga in tutte le scuole) e un lavoro editoriale specifico, costoso e non banale. Gli editori devono investire in strumenti e piattaforme, nel lavoro di programmazione di contenuti interattivi, in quello di montaggio e di acquisizione dei diritti di contenuti multimediali (video e immagini), nella predisposizione di infografiche animate… e tutto questo è peraltro in contrasto con l’idea diffusa (e con la diffusa aspettativa) che i libri di testo digitali possano costare meno dei libri di testo cartacei.

Nell’ambito del lavoro didattico, quali strumenti metodologici dovrebbe fornire un libro di testo multimediale per consentire agli studenti di elaborare criticamente e di organizzare le risorse frammentarie della rete e di Wikipedia?

Questo è un tema molto delicato. È ancora diffusa l’idea che il digitale sia per sua natura frammentato e granulare mentre la frammentazione non è una caratteristica necessaria dei contenuti digitali, pur essendo indubbiamente molto presente oggi in rete. Il digitale, infatti, è molto giovane e si organizza in una trama che ha una grossa complessità orizzontale, tanti microcontenuti collegati tra di loro, ma scarsa complessità verticale: mancano o sono ancora rari oggetti informativi complessi. Il digitale insomma non è ancora arrivato all’età delle cattedrali. Ma a livello di scolastica e quindi anche di libri di testo, la complessità anche verticale è fondamentale. Per connettere le informazioni frammentate e fornire delle strutture di senso verticali, occorre narrazione, storytelling, strumento principe per motivare e catturare il lettore (è il tema anche dei convegni Engaging the reader).
L’idea che sia possibile realizzare dei buoni testi scolastici semplicemente aggregando contenuti granulari, senza costruzioni narrative e argomentative complesse, secondo me è sbagliata, ed è anzi pericolosa.

Lo storytelling transmediale come possibile punto di contatto tra due universi comunicativi, quello degli insegnanti e quello degli studenti. Qual è la sfida per restare al passo con i tempi e trasmettere il sapere alle nuove generazioni?

Lo studio di casi interessanti di storytelling transmediale aiuta a capire come funzionano le forme di narrazione che oggi assorbono di più l’attenzione degli studenti, per esempio le serie televisive, che nel panorama moderno hanno ormai un enorme successo.
Questo è un aspetto che sicuramente meriterebbe considerazione. Gli insegnanti spesso conoscono piuttosto poco molti universi narrativi che sono invece familiari per i ragazzi. Non è tanto il caso delle serie tv, note anche agli insegnanti, ma di altri fenomeni come quello della fan fiction, molto interessante anche dal punto di vista didattico. Per lavorare sulla promozione della lettura c’è bisogno di avere un minimo di conoscenza di quelli che sono i generi e gli standard diffusi oggi fra i ragazzi, come per esempio la letteratura young adults, le graphic novel o la narrativa fantasy.

Lei insegna da molti anni e ha una grande esperienza nell’informatica applicata alle discipline umanistiche. In che modo i nuovi sviluppi del digitale stanno influenzando i modelli conoscitivi e le modalità di apprendimento degli studenti?

Dei buoni esempi di editoria digitale scolastica possono sicuramente influenzare positivamente le capacità di apprendimento. C’è stata molta discussione intorno ai risultati di uno studio dell’Ocse sull’uso delle tecnologie nelle scuole che dimostrava una cosa in realtà prevedibile, cioè che l’introduzione di nuove tecnologie non migliora necessariamente i risultati dell’apprendimento, anzi in certi casi può anche peggiorarli.
Il miglioramento c’è dove quest’uso è sensato. Il punto non è costruire dei contenuti che trovino nel fatto di essere digitali la loro giustificazione, ma produrre materiali che funzionino, sfruttando gli strumenti di apprendimento che il digitale stesso fornisce.
La riflessione principale deve essere focalizzata sulla funzionalità dei contenuti e sulla loro capacità di catturare l’attenzione, che è fondamentale soprattutto nel mondo della scuola.

Abbiamo visto che lei ha segnalato su Facebook l’articolo relativo a uno studio della Jellybooks, dal quale si evince una correlazione tra età dei lettori e indice di completamento degli ebook. Come può essere sfruttato questo dato per migliorare i livelli di apprendimento e di completamento dei libri per i giovani per quanto riguarda l’editoria scolastica?

Il dato in effetti è interessante. Quella che noi definiamo normalmente letteratura young adults in realtà non interessa solo i giovani. Questo rafforza ulteriormente la considerazione che facevamo prima su quanto è importante che gli insegnanti la conoscano. Per esempio questa riflessione era stata fatta ampiamente a proposito di Harry Potter.
C’è ad esempio un aspetto su cui si dovrebbe e potrebbe riflettere circa la relazione tra la letteratura young adults e la letteratura fantasy: quello del world building. Nel romanzo tradizionale il mondo della narrazione differisce da quello reale solo per i personaggi e per la trama, ma il lettore può presupporre di conoscere bene quel mondo perché è lo stesso in cui vive. Nel mondo fantasy, invece, questo non vale assolutamente, l’autore ha come primo compito quello di far entrare il lettore nella finzione narrativa che ha delle regole di funzionamento completamente diverse rispetto al mondo normale.
Rispetto al tema delle forme di costruzione del mondo c’è il discrimine tra la letteratura fantasy facile, in cui le regole che governano il funzionamento del mondo narrativo sono relativamente ‘facili’ ed esposte in maniera didascalica e la letteratura fantasy più evoluta e interessante, in cui in molti casi il lettore fa un’enorme fatica a capire come funziona il mondo in cui è ambientata la narrazione, perché questo mondo non solo è diverso dal suo, ma è anche effettivamente strutturato e complesso.
Purtroppo spesso ad avere più successo è la prima categoria, la costruzione seriale e ripetitiva di mondi possibili “facili”, standardizzati (i mille romanzi sui vampiri romantici, che funzionano tutti più o meno nello stesso modo…).
L’originalità è una cosa che talvolta scoraggia anche i giovani. Naturalmente questo può spiegare perché di fronte a situazioni un po’ più sofisticate viene premiato il lettore competente, che ha già le armi per capire come entrare in quel mondo. Molto spesso l’abbandono è legato alla difficoltà nell’entrare nel mondo della narrazione.

Su cosa sta concentrando i suoi studi in questo periodo? Ha dei progetti o nuove pubblicazioni in cantiere?
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Sto lavorando a un libro che riguarda proprio il digitale scolastico. In questo periodo mi sto poi dedicando parecchio al Forum del libro, che ha organizzato proprio in questi giorni un corso di promozione rivolto agli insegnanti sulle tecniche per promuovere la lettura a scuola. Si tratta di un tema importante, che ha a che fare con molti degli argomenti che abbiamo trattato. Non a caso anche in questo corso si parla di generi letterari, di letteratura per ragazzi, di motivazione, di storytelling.

Intervista a cura di Lorenzo Sagripanti e Simona Nigro

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