Ritorno ai classici. Dieci saggi di AA.VV.

“I classici ci invitano: noi dobbiamo leggere un classico come fosse presente, ma dobbiamo anche saper vedere nel presente un possibile classico”

Con il termine “classico” si indica generalmente un’opera di ingegno che ha raggiunto fama e importanza. Di “classici”, tuttavia, ve ne sono a migliaia, di tutti i generi e per tutti i gusti. Difficile quindi stabilire a priori cosa sia davvero un “classico”. A ben vedere, però, quello che risulta più interessante è la parola stessa con la quale identifichiamo queste opere. Dietro il vocabolo “classico” si cela infatti un’ambiguità degna di considerazione: esso è sia aggettivo sia sostantivo. Questa equivocità, tutt’altro che irrilevante, consente di chiedersi qualcosa di ben più fondamentale: cosa rende classico un “classico”? Può un “classico”, prendiamo ad esempio l’Odissea, smettere un giorno di essere ritenuto classico e diventare un libro come tanti, marginale e persino trascurabile? Ebbene sì, la possibilità c’è e non è affatto remota.

Da questa costatazione e da questo rischio i dieci saggi raccolti nel volume prendono le mosse per aprire una seria riflessione sul futuro della letteratura, degli studi (non a caso chiamati) classici, dell’insegnamento delle lingue antiche e, perché no, del puro piacere della lettura. Quello di cui si discute non è certo un argomento nuovo e, soprattutto negli ultimi anni, è stato al centro di molte e complesse discussioni affrontate in varie sedi. Tuttavia, il merito dei dieci studiosi convocati nel volume – tutti provenienti da discipline e campi d’interesse diversi – è quello di strutturare un’analisi sul futuro dei “classici” lontana dalla sterilità degli slogan e delle formule spesso utilizzate. Il libro ha infatti la dote di scansare la vuota retorica della bellezza delle lingue classiche per aprire, invece, una fucina di prospettive sulla reale efficacia e sull’attualità delle lingue antiche. È così che si fa strada l’invito ad abbandonare la fissazione verso l’insegnamento della grammatica greca e latina – con esercizi di traduzione spesso fine a sé stessi e buoni solo per i compiti in classe – per dedicarsi, invece, alle grandi possibilità di riflessione che il pensiero contenuto nei testi classici può permettere oggi, nell’epoca degli smartphone e di internet.

In tal senso la lettura di Platone, Sofocle o Cicerone può non soltanto fornire informazioni sul passato utili a leggere il presente, ma anche stimolare il modo di progettare criticamente il futuro. È così che le parole, i concetti e le idee contenute nei testi del passato devono essere pensate come strumenti fondamentali all’ideazione della vita individuale e sociale. Entro queste coordinate, il greco e il latino, insieme a discipline come la critica letteraria, la filosofia, l’antropologia, la storia delle religioni ecc., diventano martello e incudine per forgiare non solo le conoscenze degli studenti, ma anche le loro coscienze, e dunque il loro modo di diventare parte attiva di una comunità.

Accanto a questa prospettiva di utilizzo dei “classici”, altri saggi discutono il pregiudizio che vede il sapere scientifico essere in opposizione al sapere umanistico. A uno sguardo più attento, però, non sembra che le cose siano da mettere su un piano di mero scontro, ma al contrario di accordo e sinergia. Si propone, infatti, un ben più fecondo sodalizio tra differenti modi di riflessione che, pur servendosi di forme espressive diverse, possono e devono trovare livelli di convergenza e di reciproca influenza in grado di garantire l’avanzare attento del pensiero (a proposito viene in mente un autore come Aristotele che forse più di tutti ha rappresentato questa possibile armonia di saperi).

Insomma, la vera forza del libro è rappresentata, più che dalle soluzioni proposte, dalla capacità di far riflettere il lettore a proposito delle forme di conoscenza che si devono preservare e innovare. E proprio questa sembra essere anche la vera forza dei “classici”. Una forza che non va cercata nelle belle parole e nelle pagine ornate da figure retoriche, ma nella capacità di garantire il dialogo, il dibattito, la critica, insomma lo scambio vivo e appassionato fra le genti. Classico è pertanto garantire tutto questo, è assicurarsi che il confronto fra gli uomini continui e ci porti sempre un po’ più in là di dove siamo stati.

 

AA.VV. – Ritorno ai classici. Dieci saggi

108 pagg., 10 euro – Vita e Pensiero 2017 (Punti)

ISBN 978-88-343-3345-7

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