Refusi. Diario di un editore incorreggibile di Marco Cassini

diario di un editore incorreggibile“Avevo dimenticato che l’editore non è solo un appassionato di libri, un animatore culturale, ma è fondamentalmente un imprenditore, con tanto di partita IVA, obblighi fiscali e bilanci depositati.”

Cofondatore della casa editrice romana Minimum Fax, Cassini racconta ai lettori la propria storia professionale nel campo dell’editoria con onestà e verve (auto)ironica. Ripercorrendo gli alti e i bassi della sua vita lavorativa a partire dal 1993, l’autore fornisce un quadro realistico e attuale del mestiere di editore. Lontano dal sogno romantico di lavoro esclusivamente intellettuale, la professione richiede oggi un approccio affaristico che guarda al profitto, troppo spesso a scapito della qualità.

Nelle parole disilluse del direttore editoriale di Minimum Fax ritroviamo le difficoltà più comuni di chi si cimenta a entrare nel mondo editoriale, insieme al tono rassicurante di un professionista che ha superato moltissimi ostacoli, a volte anche inaspettati. In questo vero e proprio diario leggiamo i pensieri e le confessioni di Cassini, a partire dalle ipotesi sulla causa delle misteriose bolle epidermiche (in realtà una semplice reazione allo stress) con cui l’autore inaugura i dodici capitoli del suo viaggio.

Si potrebbe parlare di lieto fine, visto il successo ottenuto da Minimux Fax, marchio di rilievo nell’editoria indipendente italiana, casa editrice di qualità che unisce un’instancabile – e incorreggibile – passione per il libro e per la lettura, indispensabili per un editore, a capacità gestionali e imprenditoriali. Sono anche queste che rendono il mestiere dell’editore una professione faticosa che, per quanto ricca di grandi soddisfazioni, vuole grandi responsabilità e forte impegno. Marco Cassini racconta del suo esordio nel mondo della carta stampata, della routine e degli imprevisti del proprio mestiere, della sua doppia vita negli Stati Uniti, della grande svolta con la pubblicazione dell’opera di Carver (“Come ci si sente ad essere gli editori italiani di Ray?”, gli scrisse Tess, vedova del grande scrittore americano, proprio usando un fax). Soprattutto, ci avverte: l’editore non è un mestiere da sottovalutare.

 

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