Proust e il calamaro di Maryanne Wolf

“Che cosa perderemmo se sostituissimo le capacità cerebrali perfezionate dalla lettura con quelle ora in formazione nella nuova generazione di ‘nativi digitali’ che siedono o leggono inchiodati al monitor?”

In un momento storico in cui ci si lamenta periodicamente del crollo del numero di lettori di libri e viene lanciata una nuova campagna di promozione della lettura un mese sì e l’altro pure, Maryanne Wolf, neuroscienziata cognitivista della Tufts University, non si fa scrupoli ad affermare che l’essere umano non è geneticamente programmato per leggere. Quella che apparentemente potrebbe sembrare una pungente provocazione è, in realtà, il punto di partenza della lucida riflessione sviluppata dall’autrice nel saggio Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge, pubblicato per la prima volta nel 2009 dalla casa editrice Vita e Pensiero.

Servendosi di uno stile immediato, supportato dal ricorso a una serie di illustrazioni esplicative, la Wolf spiega che se alcuni processi celebrali più basilari – per esempio la vista e la parola – possono contare su una base ereditaria, purtroppo specifici ‘geni della lettura’ non esistono in natura. È quindi soltanto grazie alla sua straordinaria plasticità se il nostro cervello è in grado di riorganizzarsi per acquisire nuove capacità destinate a cambiarlo per sempre, tanto sul piano fisiologico quanto su quello intellettuale: siamo quello che leggiamo, sostiene la studiosa (e come darle torto!).

La prosa del saggio resta sempre chiara e coerente (un talento che pochi scrittori di formazione accademica possono vantare di possedere) e anche quando l’autrice è costretta a utilizzare un linguaggio più tecnico si preoccupa di spiegarne concretamente il significato, così da risultare accessibile anche al lettore non esperto. Per chi invece desiderasse approfondire l’argomento, si consiglia l’ampia sezione di note e riferimenti posta in appendice al volume.

Particolarmente interessante – soprattutto per chi si occupa o semplicemente ama i libri – è la parte relativa alla componente creativa che sta al cuore della lettura.

Sarà successo a ognuno di noi di leggere le parole di un autore e improvvisamente collegarle a pensieri e intuizioni personali. Questa è la dimensione della lettura profonda di cui la Wolf parla nel suo libro, la capacità del lettore di “oltrepassare l’informazione data per produrre pensieri innumerevoli, bellissimi e meravigliosi”.

Ma nell’era di Google proprio questo aspetto unico del leggere rischia purtroppo di scomparire e il pericolo maggiore è che quella digitale rimanga un tipo di lettura superficiale. Infatti – si domanda la scienziata – nel momento in cui dosi massicce di informazioni compaiono davanti a noi in un istante, chi le ottiene ha ancora tempo e motivazioni sufficienti per elaborarle in modo inferenziale, analitico e critico?

L’autrice non ha soluzioni già pronte da darci ma l’obiettivo a cui puntare nell’imminente futuro resta ben chiaro: preservare la dimensione costruttiva della lettura, indipendentemente dal mezzo utilizzato. Non si tratta quindi di rifiutare in blocco le nuove tecnologie ma, piuttosto, di “stare attenti a non smarrire la straordinaria fecondità del cervello che legge nel momento in cui arricchiamo il nostro repertorio intellettuale di nuove possibilità”.

Proust e il calamaro rimane una riflessione attuale, nonostante sia stato pubblicato qualche anno fa. Consigliato a chiunque voglia tentare di capire quali sono gli effetti concreti che la tecnologia digitale sta provocando sul nostro cervello.

 

Maryanne Wolf – Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge

300 pagg., 20 euro – Vita e Pensiero 2009

ISBN 978-88-343-2361-8

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