Postverità. Fra reality tv, social media e storytelling di Anna Maria Lorusso

Questa, a mio avviso, è la preoccupazione e la specificità dell’oggi. La frattalizzazione della verità, lo svuotamento del ruolo di portavoce delle verità, l’appiattimento sull’immediatezza dell’arena pubblica, hanno condotto a un regime fortemente confusivo e sui generis”

Sentiamo continuamente parlare da radio, tv e giornali della “postverità”, ma il significato del termine sembra sempre più vago e in balia di equivoci. Anna Maria Lorusso, docente di filosofia e teoria dei linguaggi all’Università di Bologna, interviene in questo caos semantico provando a mettere ordine e chiarezza.

In un saggio di natura divulgativa, dal linguaggio chiaro e semplice e secondo una prospettiva semiotica, che fa da fil rouge all’intero testo, l’autrice parte dalle molteplici definizioni del termine postverità, mettendo in luce come essa sia legata a un’evoluzione del pensiero fortemente condizionata dal mutamento che a partire dagli anni ’80 ha avuto la televisione. La forbice tra intrattenimento e informazione è andata sempre più restringendosi a favore di un’informazione che fosse anche intrattenimento – il cosiddetto infotainment – e via via verso una tv sempre più interessata a rappresentare la realtà, ma una realtà per forza di cose manipolata e costruita: si pensi ai reality show e poi alla real tv. La vita quotidiana viene esasperata e l’intimità diventa parametro di veridicità. In un orizzonte di questo tipo, se anteponiamo l’esperienza privata e le emozioni al giudizio, dove andremo a finire? Come potremo stabilire la veridicità di una notizia se mancano i capisaldi del giudizio comune?

Partendo da questi interrogativi, Lorusso articola il suo discorso andando a toccare alcuni nodi fondamentali del nostro tempo, sui quali veniamo invitati a riflettere. Il fatto, per esempio, che la verità come criterio di giudizio assoluto si sia indebolita sempre di più a favore di una pluralità di verità che trova nella rete infinite moltiplicazioni. A tal proposito, Lorusso analizza le echo chambers, fenomeno in cui fatti, idee e credenze si rafforzano e si moltiplicano attraverso la comunicazione in un sistema predefinito – diffusione e al tempo stesso isolamento delle informazioni, dunque – per poi passare alla messa in luce dei limiti dei siti di fact checking: in un quadro in cui le notizie si moltiplicano continuamente, e sempre più velocemente, e in cui tutti sono autorizzati a informare, com’è possibile controllare la corrispondenza delle informazioni ai fatti?

Un altro caso di forte interesse e attualità che Postverità ha il merito di analizzare sono le ricerche su Google: se facciamo una ricerca otterremo risultati diversi l’uno dall’altro, risultati in qualche modo “addomesticati” per essere in linea con il nostro sistema di idee e convinzioni, deputato da un algoritmo che lavora sulle nostre preferenze. Lo stesso avviene con i social network.

L’autrice descrive dunque un panorama preoccupante, pur non volendo allarmare ma ponendo di fronte al lettore alcune questioni sulle quali non si può far finta di niente e arrivando a dire che verità e realtà non sono la stessa cosa: la verità dipende dal contesto, dal sistema di riferimento, i fatti non esistono senza una loro interpretazione.

Anna Maria Lorusso − Postverità. Fra reality tv, social media e storytelling

150 pp., € 8,99 – Laterza 2018 (Universale Laterza)

ISBN  9788858133163

Commenti chiusi