“Perché studiare diventi un piacere”. L’editoria scolastica secondo Luisa Sofia Rinaldi

“Ciò che mi affascina dell’editoria, soprattutto scolastica, è la possibilità di una scrittura trasparente, invisibile, che ti permetta di rinunciare al tuo io, rinunciare a dire ‘io penso che’”. Così ci parla dell’editoria scolastica l’ex allieva del Master Luisa Sofia Rinaldi, appassionata redattrice responsabile di Garzanti Scuola e Cedam, dove si occupa del coordinamento di autori, illustratori e redattori nel processo di produzione di un corso per la scuola.

Qual è il bello di lavorare nell’editoria scolastica? Parlaci dell’aspetto che ti piace di più.
L’editoria scolastica mi piace perché è complessa. Ci provi gusto a capire come incastrare le cose e come facilitare la comprensione dei bambini. Pone molti più problemi rispetto a un testo di narrativa e mi consente di svolgere le attività che mi piacciono di più: pensare, scrivere, leggere e provare a rendere le cose un po’ più semplici e più belle per questi ragazzini che sono il nostro futuro e che sono sempre di gran lunga più intelligenti, più costruttivi e più avanti di quanto la società ci spinga a credere. Alla fine studiare è un dovere, se può diventare un piacere perché no?

Il focus, insomma, in questo caso è il lettore finale.
I libri li scelgono i professori, li comprano i genitori ma li usano i bambini. È una situazione un po’ paradossale. L’attenzione è quindi rivolta a tutti e tre i destinatari dei libri di scuola: i genitori che li acquistano, i docenti che li scelgono e che devono reputarli didatticamente efficaci per tutti gli alunni – compresi quelli con difficoltà d’apprendimento –, i ragazzi che li usano. Il mio obiettivo è fare libri che piacciano ai docenti e che coinvolgano i ragazzi, che li invoglino a continuare a leggere e a scoprire, fino a dimenticare che studiare è un dovere.

Il settore scolastico è forse fra gli ambiti che più si sono impegnati nell’affrontare la sfida del digitale. Ti sei mai occupata in prima persona della redazione di un libro digitale o oggetti digitali integrativi?
Sì, mi è capitato di realizzare risorse digitali per un corso di letteratura. Oggi si richiedono molte competenze ai ragazzi, tra cui quelle digitali, e dal momento che anche il loro modo di imparare sta cambiando (sono le scienze cognitive a dircelo) è necessario integrare la didattica tradizionale con metodologie nuove, che tengano conto delle tecnologie. Del resto siamo nell’era dei “nativi digitali”, e i ragazzi si interfacciano, in particolare, con immagini e video per scoprire il mondo: non possiamo fare finta che non sia così.

Credi che il futuro dell’editoria scolastica sarà solamente digitale oppure la formula attuale, fra tradizione e innovazione, ti sembra efficace?
Non posso fare previsioni, ma al momento carta e digitale non possono che coesistere: sono necessari entrambi. La progressiva implementazione delle risorse digitali nei libri di scuola ne è la riprova.

Negli ultimi anni hai scritto su un blog culturale, Tropismi. Hai uno stile molto personale e in qualche modo creativo. C’è spazio per la creatività nel lavoro che svolgi? In che misura?
La creatività serve senz’altro nella fase progettuale e nella fase comunicativa. Ma uno dei motivi per cui ho scelto la scolastica è proprio la possibilità di una “scrittura trasparente”. Sul blog mi piace esercitare una scrittura creativa, ma nel lavoro che faccio – quasi per compensazione – mi affascina l’idea di intervenire sullo stile di un’altra persona senza che nessuno se ne accorga. Sarà poi il bambino a dare l’interpretazione che vuole e a sviluppare le sue idee sul mondo.

Hai sempre pensato di lavorare nell’editoria scolastica o nel corso del Master hai cambiato idea?
Quando ho frequentato il Master mi sono orientata da subito sulla scolastica, principalmente per due motivi: volevo fare un lavoro che svolgesse anche una funzione sociale – credo sia importante che i bambini ricavino dai libri scolastici un’immagine positiva del mondo o che pensino di poter fare qualcosa per cambiarlo in meglio – e non volevo che la mia passione per la narrativa si confondesse con il lavoro. Volevo un lavoro che mi piacesse e che si combinasse con le mie passioni senza sostituirle. Dopo una giornata lavorativa torno a casa e leggo il libro che ho comprato e che risponde ai miei gusti.
 

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